Zucchino, soluzioni efficaci con la difesa integrata

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Si basa su tecniche che negli anni hanno permesso di risolvere i problemi emersi. Strategie che considerano la coltura nella sua totalità senza improvvisare.

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Lo zucchino rappresenta una delle più importanti produzioni orticole; questa cucurbitaceae si presenta con diverse caratteristiche merceologiche legate al colore del frutto.

Negli areali di produzione del Nord Italia Il ciclo colturale si può svolgere in coltura protetta (tunnel freddo) ed in pieno campo.

In coltura protetta i trapianti iniziano in febbraio/marzo contando su una maggior precocità per i tunnel a più alta tecnologia che proteggono meglio la coltura dai ritorni di freddo.

Una seconda epoca di trapianto prende il via dopo la metà di agosto per arrivare a raccogliere il prodotto in autunno.

I problemi

Lo zucchino può essere attaccato da diversi fitofagi: afidi, ragnetto rosso, tripidi e aleurodidi. La gestione biologico integrata della difesa si basa su tecniche affidabili che nel corso degli anni hanno permesso ai produttori di risolvere con razionalità i problemi emersi. È chiaro che la premessa per ottenere risultati all’altezza delle aspettative è rappresentata da strategie complessive che prendono in considerazione la coltura nella sua totalità, senza vivere alla giornata e dover poi improvvisare senza giungere ai risultati sperati. L’applicazione di queste tecniche parte da lontano, avendo presente che ogni azione compiuta sulla coltura così che la combinazione tra trattamenti chimici e uso delle tecniche biologiche risulti una vera integrazione, dove si possa sfruttare al meglio la sinergia delle tecniche messe in campo.

Afidi

Il principale fitofago per lo zucchino è l’afide. Questa categoria di insetti possono dare luogo ad imponenti infestazioni che procurano gravi problemi ai produttori in vari modi: indebolimento delle piante, emissione di melata che imbratta i frutti e trasmissioni di virosi con specifico riferimento ai cicli estivo/autunnali in coltura protetta. In particolare quest’ultimo aspetto ha assunto un importante rilievo negli ultimi anni quando dall’estate in poi sono stati segnalati numerosi casi di coltivazioni andate in crisi proprio a causa di estese presenze di virosi; la trasmissione della virosi è particolarmente dannosa se avviene su piantine giovani di recente trapianto.

Fatte queste considerazioni è evidente che la difesa deve partire alla prima presenza di afidi alati che portano il fitofago sulla coltura; la preferenza è da accordare agli aficidi specifici sistemici in grado perciò di proteggere completamente una pianta che per la sua morfologia offre molto riparo a fitofagi che formano dense colonie nella pagina inferiore delle foglie. Infatti i maggiori problemi per la difesa nascono dalla difficoltà di raggiungere un avversario ben protetto dalla vegetazione e dalla notevole capacità che esso mostra di selezionare popolazioni tolleranti alle sostanze attive via via impiegate.

Ragnetto rosso

Tetranychus urticae è il tipico ragnetto rosso delle colture ortive che si avvantaggia in particolare di condizioni ambientali caldo siccitose.

Ormai da diversi anni la base della difesa delle ortive da questo fitofago è rappresentata dalle introduzioni in campo (lanci) dell’acaro predatore Phytoseiulus persimilis, che una volta insediatosi, è in grado di limitare efficacemente lo sviluppo del ragnetto.

In coltura protetta i lanci devono iniziare al primo ritrovamento di ragnetto e portano ad introdurre 10-15 esemplari per metro quadrato; negli ultimi anni la tecnica dei lanci si è ampliata al pieno campo con esperienze di lanci precoci per un totale di 4-6 fitoseidi per metro quadrato. Il fitoseide è un predatore dalla grande capacità di ricerca che però deve essere messo nella condizione di potersi muovere agilmente sulla coltura (non vola perché è un ragno), per cui è bene iniziare i lanci quando le piante si toccano oppure che sia almeno presente la pacciamatura su cui i fitoseidi possono spostarsi da una pianta all’altra in cerca delle prede.

In caso prendano il via focolai di infestazione ad alta presenza di ragnetto e si sia già avviato il programma di lanci del fitoseide è bene intervenire con un acaricida con trattamenti localizzati.

Tripidi

La pianta di zucchino sopporta bene la presenza del tripide Frankliniella occidentalis che in genere non danneggia il frutto.

In genere la presenza dei tripidi su zucchino in coltura protetta viene gestita efficacemente utilizzando i lanci dell’acaro fitoseide predatore Amblyseius cucumeris secondo diverse modalità:

1 – i fitoseidi introdotti (in due lanci) a partire da materiale disperdente contenuto in bottigliette di plastica offrono un’azione più veloce e meglio si adattano alle condizioni colturali estive;

2 – l’impiego di sacchetti (bags) a rilascio progressivo si lasciano preferire in primavera per introduzioni preventive.

In ogni caso occorre raggiungere i 100-150 individui per metro quadrato.

Aleurodidi

Sul finire dell’estate in coltura protetta è possibile che compaiano sullo zucchino gli aleurodidi (Trialeurodes vaporariorum per gli areali del Nord Italia). In genere non rappresentano un problema perché comunque vengono limitati dai trattamenti effettuati sulla coltura con gli aficidi.

Nel caso fosse necessario fronteggiare popolazioni consistenti è possibile ricorrere a trattamenti specifici oppure attuare piani di difesa integrata basati sull’impiego dell’acaro fitoseide predatore Amblyseius swirskii alla dose di 50-80 individui/m² introdotti in 1-2 lanci. Questa tecnica assume particolare importanza quando la coltura si sviluppa in cicli medio-lunghi (marzo-settembre), tanto che in certi casi il predatore si è rivelato come un’indispensabile risorsa per fronteggiare il fitofago.

Lo zucchino presenta numerosi fitofagi che possono essere razionalmente gestiti a patto di agire con accortezza facendo attenzione a che le loro infestazioni non assumano dimensioni ragguardevoli. Occorre perciò un monitoraggio costante della coltura per avviare immediatamente, al primo ritrovamento, la strategia di controllo.

La combinazione di trattamenti con agrofarmaci e l’impiego di tecniche biologiche, in stategie di difesa integrata possono dare luogo a sinergie razionali ed efficaci.