Zucchero, subito un sostegno

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A medio-lungo termine occorre l’integrazione di filiera

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Carburante indispensabile per la funzionalità del nostro organismo, è anche un ingrediente basilare per la produzione di alimenti e bevande che coprono l’80% della nostra filiera agroalimentare. Senza zucchero manca l’energia. Questo vale tanto per il corpo umano, quanto per l’industria alimentare. É in questa duplice veste che le organizzazioni di rappresentanza del comparto – Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta), Assobibe (Associazione industriali bevande analcoliche), Unionzucchero (Unione industriali dello zucchero), aderenti a Confindustria – hanno voluto presentare il “problema zucchero”, lanciando a Expo 2015 un grido d’allarme sulla sopravvivenza dell’intero comparto.

«Stiamo vivendo – ha spiegato Giovanni Tamburini, presidente Unionzucchero – una stagione nuova, estremamente negativa, in cui è in gioco il futuro della filiera. Oggi si deve decidere se lo zucchero va considerato prodotto strategico o no. Abbiamo bisogno di risposte certe e immediate. Le imprese hanno investito, sono competitive e pronte per stare sul mercato. Ma hanno bisogno di certezze per operare».

Con la riforma del mercato del 2006, ha ricordato Valerio De Molli, managing director The European House Ambrosetti, si è assistito a una razionalizzazione estrema del settore, che ha portato alla formazione di un oligopolio franco-tedesco. «Oggi l’80% del mercato europeo è in mano a 2 nazioni e a 5 grandi player, che si stanno preparando alla fine delle quote (2017), accumulando scorte. Questa egemonia mette in chiara posizione di debolezza la nostra filiera, sia sul fronte prezzi che approvvigionamenti». Basti pensare che in meno di 10 anni l’Italia ha perso 2/3 dei bieticoltori, 16 zuccherifici su 20, con la produzione crollata in media del 18% l’anno.

Andando avanti così si rischia l’estinzione. Una situazione aggravata dall’estrema volatilità dei prezzi: in appena 4 anni le quotazioni dello zucchero sono passate dal prezzo più alto a quello più basso mai registrato nella storia. Un’oscillazione che non ha pari in altri comparti e che impedisce, per i pochi rimasti, ogni forma di programmazione.

Che fare? Si può gestire il mercato o è meglio rassegnarsi e perdere per strada un altro pezzo della nostra agricoltura? «É vero – ha convenuto Luca Bianchi, capo dipartimento politiche competitive del Ministero delle Politiche agricole – che si tratta di una crisi molto pesante. Non è un problema esclusivamente italiano, tutta l’Europa Meridionale rischia di essere estromessa dal mercato. Abbiamo posto la questione in sede europea e stiamo attendendo la formalizzazione di una proposta, che sarà composta essenzialmente da un intervento finanziario. A breve termine è indispensabile un sostegno economico, ma a medio-lungo termine bisognerà puntare su una strategia di integrazione di filiera. La strada da seguire – ha concluso – è quella avviata con la Cabina di Regia sulla Pasta, un’iniziativa per cercare di superare gli steccati tra agricoltura e industria e creare un sistema agroalimentare unito. Il problema prezzi non può essere superato andando a prendere la materia prima dove costa meno. Il made in Italy è produzione italiana, non uno slogan».

 

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