Vendemmia, decrescita felice

Segni più sul versante adriatico, meno sul Tirreno. Flettono Sicilia e Campania L’articolo Vendemmia, decrescita felice è un contenuto originale…

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Segni più sul versante adriatico, meno sul Tirreno. Flettono Sicilia e Campania

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Occhio alle previsioni: sono una cosa seria. Il vigneto Italia è in veloce trasformazione: più sostenibile, più bio, con più inerbimento e meno diserbo; più “gasato” con il boom dei nuovi impianti di prosecco e delle basi spumante. Tutto per soddisfare una domanda mondiale che premia le nostre etichette, ma i cui gusti mutano in fretta. Servirebbero dati certi e invece la rincorsa a chi dà i numeri per primo ha spinto anche in questa estate a forzare la mano con la pubblicazione di tendenze improvvisate che parlavano di un ulteriore aumento (+ 5% supposti, dopo il +10% della scorsa annata). Il richiamo all’ordine è arrivato da Riccardo Cotarella. «Non so come si faccia – ha riferito il presidente di Assoenologi – ad anticipare l’andamento della vendemmia in un’annata che ritarda rispetto alla precedente. Sarebbe ora di finirla, spiegare per esempio che più quantità non vuol dire qualità e che non è in questo modo che l’Italia supera la Francia». Anche perchè parlare di aumenti di produzione in un mercato che va verso la saturazione a livello internazionale (ed è condizionato dallo sfuso spagnolo a basso prezzo) non favorisce il reddito di chi coltiva. La fretta è cattiva consigliera e la conferma viene proprio dalle prime proiezioni di Assoenologi pubblicate il 5 settembre. «Con la cautela– commenta Cotarella – dovuta al fatto di essere solo al 10% delle raccolte, stimiamo un quantitativo inferiore ai 49 milioni di ettolitri, con un volume complessivo compreso tra -5% e uguale rispetto allo scorso anno».

 

Italia sempre prima

Numeri confermati anche dalle previsioni Uiv-Ismea presentate il 6 settembre a Roma, secondo cui la produzione 2016 dovrebbe raggiungere i 48,4 milioni di hl (ma nell’ipotesi più sfavorevole potrebbe scendere a 46,7 milioni). Quanto basta per rimanere ai vertici della produzione mondiale, visto che in Francia si stimano 42,9 milioni (-10% sul 2015), mentre in Spagna si parla 42-43 milioni. Tutto ciò potrebbe comunque variare anche sensibilmente a seconda dell’andamento climatico di settembre e ottobre. Per ora il calo italiano raggiunge punte del 20% nelle regioni più avanti nelle raccolte come la Sicilia, mentre in regioni vicine si registrano incrementi a due cifre. Una schizofrenia che è il segnale più marcato degli effetti del global warming: anche se le piogge primaverili e le temperature miti di inizio estate hanno riportato il calendario delle raccolte verso quella che era l’epoca normale fino al secolo scorso (+10 giorni rispetto al 2015), eventi climatici estremi hanno causato forti differenze in aree distanti anche pochi chilometri. «Il lieve calo – conferma Cotarella – rispetto all’anno scorso significa comunque una produzione superiore del 10% se riferita alla media quinquennale (2011/2015), i mercati per ora sono fermi ma le note positive per il millesimo 2016 arrivano da una qualità ottima con alcune punte di eccellente, in particolar modo per i vini ottenuti da uve a bacca rossa che saranno vendemmiate a fine settembre».

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