Piemonte Latte

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Allevatore, consigliere di Confcooperative Cuneo, Roberto Morello conduce un’azienda a indirizzo zootecnico con 90 capi in mungitura a Savigliano (Cn). Da maggio 2013 è presidente della cooperativa Piemonte Latte di Savigliano.


Morello è un agricoltore “di ritorno”. Nato in una famiglia di agricoltori, ha operato per 17 anni nella Coldiretti di Cuneo; è stato segretario di zona a Fossano per otto anni e poi, per altri quattro anni, a Cuneo. E nel 2002, alla soglia dei quarant’anni, decide di tornare a occuparsi direttamente, con la moglie Paola, dell’azienda di famiglia, portando in pochi anni la produzione da 800 a 8mila quintali di latte all’anno.


Poi l’ingresso attivo nel mondo della cooperazione e, tre anni fa, l’elezione nel consiglio d’amministrazione di Piemonte Latte.


Che cos’è Piemonte Latte oggi?


«Una cooperativa che accoglie il latte alla stalla e lo commercializza, senza alcuna trasformazione. È una linea che abbiamo scelto fin dall’inizio e che abbiamo deciso di mantenere: una politica che ci ha portati a rappresentare 230 produttori, che quotidianamente mettono insieme circa il 10% della produzione piemontese. I nostri soci conferitori sono presenti in cinque province piemontesi: prevalentemente a Cuneo, ma anche in provincia di Torino, Vercelli, Asti e Alessandria. Siamo nati per dare opportunità di reddito ai produttori, anche soprattutto quelli che avevano difficoltà a controllare il latte a causa delle limitate dimensioni esemplari e dalla loro collocazione in aree marginali. Ci siamo integrati nella filiera e siamo diventati un prezioso servizio per i caseifici artigianali, specializzati nella produzione di formaggi a denominazione d’origine protetta e tipici che necessitano di latte locale di alta qualità».


Parliamo dei vostri numeri…


«Commercializziamo circa 850-900mila ettolitri di latte all’anno. Siamo soci conferenti di TreValli Cooperlat e Granlatte. Abbiamo tra i nostri clienti l’Inalpi (l’impianto di Moretta, in provincia di Cuneo, che polverizza il latte per la Ferrero di Alba) e oltre 25 caseifici di dimensioni medio piccole, prevalentemente piemontesi. Fatturiamo circa 32 milioni di euro all’anno».


Come siete organizzati?


«Per la raccolta ci affidiamo a ditte esterne e negli uffici lavoriamo con due impiegate amministrative e due tecnici, che riteniamo fondamentali per il consolidamento dell’attività della cooperativa. Sotto la guida di Roberto Arru, direttore che condividiamo con l’Associazione Produttori Latte Piemonte e Assopiemonte Dop & Igp (associazione costituita nel 1989 a cui aderiscono i sei Consorzi di tutela dei formaggi a denominazione di origine protetta esclusivamente prodotti in Piemonte, ndr), i nostri tecnici svolgono un servizio di consulenza alle imprese associate per il miglioramento della qualità del prodotto e di raccordo con la cooperativa. Recentemente, insieme all’Associazione Produttori Latte Piemonte, alla cooperativa Lait Service e alla società Agrilab abbiamo sviluppato un progetto per il miglioramento della qualità del latte, finanziato sulla misura 124 del Programma di Sviluppo Rurale del Piemonte, che partendo dall’ottimizzazione dell’ordinamento culturale aziendale consente il miglioramento della qualità del latte e la riduzione dei costi di produzione. Il progetto prevede che le cooperative noleggino agli allevatori le attrezzature e i macchinari occorrenti per riorganizzare gli ordinamenti colturali, dal carro foraggero al desilatore, dal ranghinatore alle rotofalciatrici frontali, alle fasciatrici. Il laboratorio specializzato coinvolto nel progetto analizza gli alimenti prodotti in azienda (mais, erba medica, fieno di prato stabile e loietto), imposte i razionamenti e verifica i costi di produzione, effettua le analisi sul latte per controllare i parametri sanitari e qualitativi».


La vostra è una dimensione sufficiente?


«Per restare sul mercato è necessario crescere, o quantomeno fare rete, cercando di sviluppare tutte le possibili sinergie. Piemonte latte è consapevole della necessità di fare squadra, sia dentro, sia fuori dal Piemonte. Fare squadra per Piemonte Latte significa collaborare, integrarsi, fare massa critica. Già oggi esistono contatti e collaborazioni costruttive con altri grandi realtà cooperative del Nord Italia, quali Sant’Angiolina, Piacentina, Cis di Brescia, la cooperativa Martinoni e con molte altre realtà locali piemontesi».


Conviene produrre latte in Piemonte?


«Effettivamente quello che ci preoccupa maggiormente è l’andamento del costo di produzione del litro di latte, che erode tangibilmente il margine del produttore. Ogni stalla ha la propria efficienza, ogni produttore la propria professionalità. Ma ci sono fattori non condizionabili che incidono negativamente, quali l’elevatissimo costo della terra, sia per l’acquisto che per l’affitto, e i mercati delle materie prime che si riflettono su quelli dei mangimi, dove si registrano, a livello mondiale, fortissime speculazioni. Al di là dei costi energetici quello che destabilizza sono i costi di alimentazione. Lavoriamo, anche con il progetto che abbiamo impostato, per la gestione agronomica, zootecnica e sanitarie delle stalle, con l’obiettivo dichiarato di migliorare efficienze competitività. I nostri soci producono bene ma, come tutti sappiamo, bisogna puntare sempre di più sulla qualità. Al di là dei titoli di proteine e grasso, che nelle medie sono buoni e in crescita, Piemonte Latte raccomanda ai suoi soci una particolare attenzione ai parametri sanitari. Lavorare per la qualità costa, ma è anche un investimento che a medio-lungo termine ripaga con gli interessi. Siamo stati una delle prime aziende in Piemonte a remunerare il latte secondo qualità, proprio con l’obiettivo di offrire opportuni stimoli economici ai soci. La qualità è una conquista quotidiana nella quale i soci sono supportati dei tecnici della cooperativa».


Quali sono i ricavi di un allevatore socio di Piemonte Latte? Proviamo a fare un confronto con chi non è socio.


«Piemonte Latte non fa a gara con nessuno, ma quello che possiamo dire, riferito alla realtà piemontese, e che su media annua i nostri soci, a parità di dimensioni, mediamente realizzano da mezzo centesimo a un centesimo in più al litro rispetto ai loro colleghi. Teniamo conto, in questa valutazione, anche di una tabella qualità migliorativa rispetto all’industria e di un pagamento medio che avviene entro i 30 giorni (nel 2012 a circa 26 giorni) e a un livello dell’acconto in linea con il mercato piemontese».


Tra dieci anni dove sarà Piemonte Latte?


«Ringrazio Mario Abrate che, dopo 32 anni di presidenza, ha deciso di passare la mano, pur assicurando il suo pieno sostegno in veste di componente del consiglio di amministrazione. La cooperativa è in ottimo stato di salute e spero, con gli amici che mi affiancheranno, di saper meritare la fiducia che mi è stata accordata. Dobbiamo incrementare il lavoro che stiamo facendo, valorizzando l’attività di servizio. Non arriveremo a una trasformazione del latte, perché vogliamo rimanere il primo anello di congiunzione con i produttori. Continueremo a lavorare per una crescita professionale dei nostri soci. Fortunatamente c’è un discreto numero di giovani che garantisce un futuro alle nostre aziende. Anche in questo momento di crisi l’agricoltura e l’allevamento hanno saputo mantenere, nella nostra realtà, le posizioni. Siamo pronti per far crescere ancora la nostra cooperativa».

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