Xylella, lo stop francese è giusto

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Parlano i vivaisti pugliesi: disatteso l’obbligo Ue di eradicazione

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Deve ricredersi chi immagina i vivaisti pugliesi infuriati con la Francia per il blocco dell’import dalla Puglia di 102 specie ritenute ospiti della Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo Codiro, tra cui olivo, vite, fico, albicocco, mandorlo, pesco, ciliegio, agrumi, gelso, oleandro e altre piante ornamentali.
Per Luigi Tunno, della Tunno Green Design di Taviano (Le), 8 ha a piante ornamentali mediterranee da esterno, e Gerardo Spinelli dei Vivai Spinelli di Sammichele di Bari, attivi nella produzione di alberi da frutto e olivo innestati, «la Francia ha fatto la cosa giusta, si è tutelata. L’Ue ha disposto da tempo di procedere immediatamente, nella zona interessata, all’abbattimento degli olivi infetti. Obbligo rimasto finora disatteso dallo Stato italiano. Perciò la Francia non ha affatto approfittato della situazione per avviare una guerra commerciale, ha solo legittimamente cercato di difendersi dalle inadempienze dell’Italia».

Dal 2013 – Già da ottobre 2013, quando la presenza della Xylella nel Leccese, fra Taviano, Alezio e Gallipoli, venne accertata scientificamente, «noi vivaisti leccesi sostenemmo che per bloccarne la diffusione bastava limitare i trattamenti ai soli olivi malati, abbattendoli – dichiara Tunno, vicepresidente del Distretto florovivaistico pugliese –. Chiedemmo anzi il risarcimento danni a seguito della delibera n. 2023 del 29/10/2013 della Regione Puglia che, per evitare l’ampliamento dell’area contagiata dal batterio, limitò commercio e movimentazione delle specie vegetali oggetto della nostra attività. Il sistema della quarantena è inconcludente».

Applicare i protocolli internazionali – Ora che la Xylella ha infettato tutta la provincia di Lecce e sviluppato un primo focolaio in quella di Brindisi, a Oria, diventa ancora più impellente applicare i protocolli internazionali previsti per pandemie vegetali causate da virus o batteri: la distruzione in situ delle piante infette».

«Il nemico non è la Francia – sostiene Spinelli – è l’Italia non tempestiva. Addirittura il piano di eradicazione è stato bloccato dal ricorso al Tar di Lecce dei proprietari dell’oliveto interessato dal focolaio a Oria. Il Tar si è dichiarato incompetente e ha passato la palla al Tar del Lazio.

Che fare – Così si è perso tempo e proprio ora stanno schiudendo le uova della sputacchina (Philaenus spumarius), insetto polifago che trasmette il batterio nonché unica specie diffusa nelle aree infette del Salento. Occorre quanto prima distruggere le piante infette, arare i terreni, diserbare ed eliminare con insetticidi le larve in aree spartitraffico e terreni incolti. Altrimenti gli insetti acquisiranno il batterio infiggendo lo stiletto nei vasi xilematici degli olivi infetti. Se non saranno subito eradicati, lo trasmetteranno agli olivi sani e alle altre specie che li ospitano!».

Danni notevoli – Se già alla fine del 2013 i danni per i vivaisti leccesi erano notevoli, «il peso economico che sopportiamo ora è un macigno – sottolinea Tunno –. Dovremo distruggere, sotto il controllo di Ispettorato agrario e Corpo forestale, tutte le piantine, circa 300mila, ospiti della Xylella, anche se sane: chiederemo di essere risarciti al 100%: non siamo responsabili della presenza e diffusione del batterio. Ma d’ora in poi non potremo più produrre e vendere le specie vegetali ospiti della Xylella. Inoltre sconteremo un danno di immagine che ci chiuderà molte porte commerciali. 150 aziende vivaistiche leccesi sono distrutte per l’enorme ritardo nell’applicazione dei protocolli di eradicazione. Comincio a pensare al dopo Xylella, quando i boschi di olivi, i boschetti di querce e la macchia mediterranea, cioè mirto, rosmarino, alaterno, ecc. saranno scomparsi, o eradicati o distrutti dal batterio. Penso a un tavolo tecnico con vivaisti, agronomi, paesaggisti per ripensare l’assetto botanico del Leccese ed evitarne la desertificazione».