Xylella, duro colpo ai complottisti

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Intanto il ciclo del vettore è in anticipo. E l’infezione può uscire dai confini regionali

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Arrivano due duri colpi per le tesi complottiste della Procura di Lecce.

A fine marzo l’Efsa ha infatti pubblicato il nuovo parere scientifico sulla diffusione dell’epidemia di Xylella fastidiosa subspecie pauca su olivo in Salento. Le inoculazioni dirette o effettuate utilizzando l’insetto vettore (prova scientifica inconfutabile secondo i postulati di Koch) hanno dimostrato il ruolo del batterio come agente causale della malattia del disseccamento rapido dell’olivo (Codiro). Tralasciando le risposte ad altri quesiti più fantasiosi sottoposti all’authority di Parma (i presunti effetti secondari dei prodotti fitosantari, ovviamente smentiti) il Panel ha anche confermato che la rimozione di piante infette (inibite dai sequestri effettuati dalla Procura di Lecce) sarebbe stata un’opzione efficace a ridurre l’incidenza delle infezioni nella zona più esterna del focolaio ed a prevenire l’ulteriore diffusione del patogeno.

Un’altra mazzata contro i pilastri dell’edificio accusatorio (messo in piedi contro tutti coloro, tecnici o autorità fitosanitarie, che si sono applicati per scongiurare l’epidemia) arriva da uno studio (“Intercepted isolates of Xylella fastidiosa in Europe reveal novel genetic diversity”) effettuato da ricercatori del Cnr, dell’Università di Bari e dell’Università californiana di Berkeley e pubblicato su un’importante rivista scientifica internazionale che ha verificato che l’epidemia salentina è causata da una sola popolazione di Xylella (la Procura di Lecce ne ipotizzava almeno 9) ed ha avuto un’origine puntiforme (significa che un’applicazione tempestiva del piano di eradicazione avrebbe consentito di bloccare per tempo l’epidemia).

Soddisfazioni postume che non consentono però di dichiarare vittoria. La minaccia per l’olivo è infatti quanto mai viva e attiva. Il clima particolarmente mite dell’ultimo inverno ha infatti determinato un precoce avvio del ciclo biologico della sputacchina (Philaenus spumarius), l’unico vettore finora confermato per il temibile batterio fitopatogeno.  Il risveglio rispetto al 2015 sarebbe infatti avvenuto con due settimane di anticipo, quanto basta per mettere in allarme tutte le zone olivicole a nord della zona cuscinetto. Di fatto nel 2016 si potrebbero verificare le prime infezioni al di fuori dei confini regionali, anche perchè il piano di lotta obbligatoria continua ad essere disatteso.

Alcuni gruppi di produttori si stanno attivando con consulenze legali: ma di chi sono le responsabilità di questa situazione? Possono essere indirizzati alla Procura di Lecce o alla Regione Puglia eventuali ricorsi?

Leggi l’articolo su Terra e Vita 14/2016 L’Edicola di Terra e Vita