Vitigni al contrattacco. Il territorio la fa da padrone

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Pignoletto come nome geografico. Lambruschi uniti nel “cluster”

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I vitigni non sono più “identitari”. La revisione delle norme sull’etichettatura (Reg. 607/2009) ha preso atto delle difficoltà a difendere le menzioni legate ai territori tradizionali (ma ormai impiantate in tutto il mondo). Alcuni Consorzi di produttori hanno saputo attivarsi in tempo. È il caso del Pignoletto, che da un anno non è più il nome del vitigno (si trattava in realtà di Grechetto Gentile) ma il riferimento all’omonima località del comune di Monteveglio (Bo). «L’operazione – spiega il direttore Giacomo Savorini – che ha portato alla nascita del Consorzio Pignoletto Doc e della contestuale trasformazione in Docg del Consorzio dei Colli bolognesi sta portando molto bene». Le stime presentate al Vinitaly parlano infatti per il 2016 di un +14% per la Doc; +8% per la Docg. Le bottiglie vendute arrivano così a 12 milioni, il doppio di 10 anni fa. Un’operazione che sembra replicare l’”operazione Prosecco”. «Il significato per il territorio – replica Savorini – è ancora maggiore: si tratta della prima produzione tutelata condivisa tra Emilia e Romagna e che coinvolge assieme grossi produttori come Giv e Cevico e i “piccoli” dei Colli Bolognesi». Un’operazione che ha portato bene anche a questi ultimi: 1,7 milioni di bottiglie vendute per la Docg, contro le 800mila di tre anni fa e ampie possibilità di crescita all’estero, con il recente ingresso nella Tesco britannica.

 

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