Vino, il peso della variabile costi

Filiera a confronto durante la presentazione del primo rapporto del Gruppo 24 Ore
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Il vino, un’esperienza di gruppo. Nel consumo, nella produzione e nella vendita. La contrazione dei consumi, i morsi della crisi e la stretta di vite del codice della strada nei confronti dell’alcol non scalfiscono l’immagine della nostra bevanda più tipica. Chi consuma vino cerca soprattutto convivialità ed esperienze da condividere. Una percezione che si arricchisce di nuove sfumature. Lo scorso 18 giugno è stato presentato a Milano, presso la sede de Il Sole 24 Ore, il primo rapporto di filiera “Vino, futuri possibili”. Un documento frutto di una ricerca condotta dal Gruppo 24 Ore, grazie alle sinergie tra le redazioni delle riviste BarGiornale, GdoWeek, Mark Up, Ristoranti-Imprese del Gusto e VigneVini, in collaborazione con l’esperta in tendenze alimentari e sociali Marilena Colussi, l’istituto di ricerche Duepuntozero Research, Gruppo Doxa e l’apporto di Vinitaly. Un evento che ha messo a confronto la filiera, facendo emergere significative differenze nell’analisi dei punti di forza e delle criticità.

«Il consumatore – commenta Colussi – tende a mettere al primo posto la qualità, mentre chi lavora nel mondo del vino mette in cima il rapporto qualità-prezzo, perché l’aspetto economico è un fattore che va saputo gestire, anche meglio di quanto fatto oggi». Una preoccupazione che cresce linearmente lungo la filiera.«La cantina – ha detto Antonio Santini, del pluripremiato ristorante “dal Pescatore” di Canneto sull’Oglio (Mn) – rischia di diventare la zavorra che affonda molti piccoli e medi ristoratori». Una criticità che stimola le sinergie di filiera, alla ricerca di nuove soluzioni logistiche a questo problema (molte quelle analizzate dal rapporto, dal bottle bag al bottle sharing, dal corkage free – ovvero la bottiglia portata da casa –, ai rifornimenti a chilometro zero di vino sfuso, un’ancora di salvezza per molti locali). Un più stretto rapporto tra mondo della produzione e della vendita che può dare una risposta all’inedita attenzione del consumatore anche sui metodi di produzione. Lo studio ha infatti identificato la netta crescita dei consumatori “green”, alla ricerca di una sostenibilità ancora difficile da definire. «Un’attenzione alla tutela dell’ambiente – afferma Emilio Renato de Filippi, direttore dell’azienda Castello di Cigognola e coordinatore delle aziende storiche di Magis – che stimola innovative esperienze per la riduzione del numero dei trattamenti nel vigneto e che può essere la chiave per uscire dalla logica perversa di prezzi bassi ed espianti». «Ancora più interessante – aggiunge Riccardo Cotarella, enologo e docente universitario – l’interesse al tema della sostenibilità sociale: il vino è un valore aggiunto da condividere e che deve premiare il territorio e la comunità che lo produce».
Per i prossimi rapporti e per fornire risposte alle esigenze emerse (forte quella di nuove formule di comunicazione) il Gruppo 24 Ore ha costituito un tavolo tecnico aperto a tutti gli attori della filiera.


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