Vinitaly, in arrivo un’edizione da record

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vinitaly_2013

Chiamarlo appuntamento fieristico è riduttivo: il Vinitaly si candida a diventare il sistema per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

«Il nostro – ha spiegato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, alla presentazione della 48esima edizione – è un progetto organico di andata e ritorno dall’Italia al mondo, che poggia su due assi: la creazione di una cultura del vino all’estero e la realizzazione di un network di contatti internazionali per favorire la commercializzazione. Nel corso dell’anno abbiamo investito oltre un milione di euro per promuovere la fiera e rafforzare l’incoming dei buyers a Verona».

Non è un caso che le principali novità dell’edizione 2014, in programma dal 6 al 9 aprile, siano dedicate all’estero: la prima si chiama Vininternational, un padiglione che ospiterà oltre 70 espositori dai principali Paesi produttori; la seconda, International buyers lounge, è un’area dedicata agli incontri b2b con gli importatori stranieri. Al segmento del biologico, che sembra non conoscere crisi neanche in casa nostra, si rivolge Vinitalybio, salone realizzato con la collaborazione di Federbio.

Tre nuovi spazi che hanno già reso da record la rassegna 2014: è stata infatti superata per la prima volta l’asticella dei 100 mila mq venduti e nonostante questo le richieste di partecipazione degli espositori – oltre 50 mila da 120 nazioni – sono state maggiori delle disponibilità. Del resto, ha ricordato Ettore Riello, «il comparto del vino è una nuova frontiera industriale dalle enormi opportunità. Come qualità l’Italia non ha niente da invidiare a nessuno. Servirebbe un po’ più di coraggio sul marketing». Su questo aspetto Mantovani ha rivolto un appello al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, per razionalizzare le iniziative promozionali: «Mi auguro che vengano introdotte direttive più restrittive sulla gestione degli investimenti, oggi nella mani di troppi soggetti». Una richiesta accolta dal nuovo titolare del dicastero agricolo, che ribadito la sua intenzione di realizzare operazioni di sistema: «con il collegato abbiamo 330 milioni di spesa per i prossimi cinque anni che non vanno spappolati in mille rivoli per accontentare tutti, ma usati per un progetto comune: le aziende devono unire le forze e capire che questo non significa annullare le peculiarità».

Martina ha inoltre insistito sulla necessità di semplificare la burocrazia. Il presidente della Comagri, Paolo De Castro, ha lanciato un sos: «la Commissione sta tradendo l’accordo politico vietando la commercializzazione dei diritti di impianto agli Stati che optano per il passaggio al sistema delle autorizzazioni non dal 2016 ma dal 2020». Da qui la richiesta di un intervento del Governo.


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