Vigneti verdi, scaffali meno

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Sostenibilità a due velocità tra i filari

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Produrre per il mercato o per il Psr? Enovitis in campo ospita a Marsala, sotto i tendoni della storica azienda Baglio Biesina, gli stati generali del vino bio. Parole in piena sintonia con le prove dimostrative . Tra i filari dove è nato il mito del Marsala spopolano infatti le prove in particolare delle attrezzature interceppo, macchine per controllare meccanicamente le erbe infestanti. La curiosità dei quasi 3mila visitatori è giustificata anche dalle recenti disavventure classificatorie che stanno coinvolgendo erbicidi leader. La meccanica riscuote il suo vantaggio parziale sulla chimica e i costi di produzione tra viticoltura convenzionale e bio tendono così ad allinearsi. La speranza degli espositori è che l’atteso sblocco dei fondi dei Psr regionali consenta alle aziende viticole di investire in queste tecnologie. Ma produrre vino bio conviene davvero? Antonio Parrinello, capo di gabinetto dell’assessorato siciliano all’agricoltura, intervenendo alla prima edizione “dispari” della manifestazione dinamica organizzata da Unione italiana vini, celebra i record della regione leader. La Sicilia con oltre 25 mila ettari costituisce da sola quasi un quarto del vigneto bio italiano (+61,5% in due anni). «Poco di questo vino – stigmatizza Roberto Pinton di Federbio – raggiunge però gli scaffali dei canali di vendita». È il paradosso del vino bio in Italia. se ne produce di più, ma le vendite non tengono il passo. Nonostante la forte crescita del bio nei canali retail (+12% nel 2014 e addirittura +16% nel primo trimestre 2015 -dati Nielsen), il vino non è nemmeno tra le prime 30 referenze. «Se il peso sulla sau totale – si chiede Pinton- è del 10.5% e la produzione di vino bio è il 7% del totale, perché il peso nelle vendite in gdo è sotto lo 0.33%?».

Per i produttori italiani l’export continua così ad essere il principale business (soprattutto verso la Germania), «Surclassati però – stigmatizza Salvador Manjón, direttore della Semana Vitivinicola – dall’exploit della Spagna, il Paese che è cresciuto di più (+410% in 10 anni) sia nelle produzioni che nell’export».

«La conversione delle aziende viticole al bio – commenta Enzo Mescalchin della Fondazione E.Mach – è spesso dettato da motivazioni personali, dall’aspirazione di migliorare l’ambiente di lavoro (il vigneto) dove si passano centinaia di ore l’anno. Indipendentemente dal fatto che il vino venga poi commercializzato come bio». «Qualcosa va comunque fatta per rafforzare il legame tra produzione e mercato, con azioni di sistema».