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VERTENZE UE. Latte, prima volta senza multe
Eurostat-Agea: dopo 25 anni le consegne 2009-10 sono inferiori alla quota
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Niente multe, siamo italiani. Per i produttori di latte, e per la storia ormai venticinquennale delle quote di produzione imposte da Bruxelles, la notizia è sorprendente. Da poche settimane si è chiusa infatti la campagna di commercializzazione lattiero-casearia 2009-2010 e, per la prima volta dopo tanti anni, l’Italia ha registrato un volume di produzione per le consegne alle latterie (10,5 milioni di tonnellate), inferiore alla quota disponibile, pari a oltre 11 milioni di tonnellate.
Se i produttori hanno fatto bene i conti e hanno acquisito la necessaria dimestichezza con le nuove regole sulla chiusura dei conteggi di fine periodo, per la prima volta non ci sarà alcuna sanzione da pagare all’Unione europea. Viceversa, ci potrebbe essere la beffa di dover essere chiamati ugualmente a pagare il prelievo supplementare, anche se il paese nel complesso ha rispettato la quota nazionale.
Insomma, il rischio di una multa non è completamente scongiurato. Ma si tratta di un’eventualità che deriverebbe dalle nuove disposizioni introdotte con la legge 33/2009 e, in particolare, dalla controversa questione della restituzione di fine periodo del prelievo riscosso in eccesso che limita il beneficio a poche categorie di allevatori: la montagna, le aree svantaggiate, gli allevamenti sottoposti a restrizioni sanitarie, i produttori che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008 e quelli con eccedenze inferiori al 6% della quota disponibile.
Coloro che non rientrano in alcuna delle categorie elencate e hanno prodotto di più rispetto alla quota individuale saranno chiamati a pagare il prelievo supplementare, nonostante l’Italia abbia prodotto meno del tetto consentito.
La verità definitiva si saprà all’inizio del prossimo mese di agosto, quando Agea avrà terminato di eseguire i conteggi per ciascun produttore. Per adesso ci si deve accontentare di alcune indicazioni di natura generale che però sono assai interessanti e derivano da un regolamento pubblicato il 22 maggio scorso sulla Gazzetta Ufficiale Ue e dai dati sulle consegne complessive pubblicati sul portale Sian.
Il regolamento 445/2010 ripartisce la quota nazionale complessiva di 11,3 milioni di tonnellate tra consegne e vendite dirette, sulla base delle richieste di conversione presentate dai produttori italiani e delle decisioni di ripartizione delle 750mila tonnellate di quote supplementari assunte dal nostro paese con la legge n. 33. Per le consegne sono disponibili 10,98 milioni di tonnellate; mentre per le vendite dirette rimangono a disposizione poco più di 306mila tonnellate.
I dati Sian sulle consegne corrette per il fattore grasso indicano che la produzione italiana ammonta a 10,49 milioni di tonnellate, con un margine di poco inferiore a 500mila tonnellate rispetto alla quota: cosa mai accaduta da quando, a metà degli anni Ottanta, l’Unione europea ha introdotto il regime delle quote di produzione nel settore del latte. Peraltro, rispetto alla campagna precedente 2008-2009, c’è stata una riduzione produttiva dello 0,7%, nonostante il forte aumento della quota nazionale. Il calo dell’offerta è imputabile alla crisi che ha attraversato il settore e alla conseguente scarsa propensione produttiva da parte degli allevatori.
Dalla consultazione dei dati Sian si scopre che la somma degli esuberi individuali registrati nel corso del 2009-2010 è stato di 261mila tonnellate, contro quasi 850mila della campagna precedente. La notevole differenza è dovuta all’effetto della ripartizione delle quote supplementari che c’è stata alla fine della primavera del 2009. Da notare, tuttavia, la persistenza delle eccedenze produttive a livello individuale, il che significa che tutt’oggi ci sono centinaia di allevatori italiani che producono oltre la quota loro assegnata, nonostante la consistente assegnazione supplementare disposta nel 2009.
Ora tutto sta a vedere quanta parte degli esuberi individuali registrati saranno sanati dai conteggi della restituzione e quanta parte rimarrà scoperta dal beneficio della perequazione di fine periodo.
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