Uva da tavola, si arresta la perdita di superficie

L’analisi di un’annata condizionata nelle rese, ma premiata da una domanda tornata a crescere L’articolo Uva da tavola, si arresta…

uva-bianca-600x400.jpg

L’analisi di un’annata condizionata nelle rese, ma premiata da una domanda tornata a crescere

L’articolo Uva da tavola, si arresta la perdita di superficie è un contenuto originale di Terra e Vita.

L’uva da tavola ha basi storiche e culturali molto radicate in Italia, ma questo purtroppo non ne impedisce la progressiva diminuzione delle superfici investite. Per diversi anni le varietà tradizionali non hanno consentito agli agricoltori di coprire i costi di produzione e l’innovazione varietale che ha coinvolto molti impianti a vantaggio di cultivar “senza semi” non sono state sufficienti alla salvaguardia del patrimonio viticolo per il consumo fresco. La notizia positiva è che, secondo i dati Istat più aggiornati (2015), le superfici nazionali risultano costanti rispetto all’anno precedente, confermando circa 44.500 ettari. Ma se estendiamo il raffronto a 5 anni fa la perdita di superficie è di oltre 21.000 ettari (-32% sul 2011) e di oltre 25.000 ettari in 10 anni (-36% sul 2006). Si tratta di un calo molto più sensibile di quello registrato nello stesso periodo dall’uva da vino (-7%).

 

Un bacino concentrato

La coltivazione è concentrata al Sud per ragioni pedoclimatiche e due regioni detengono oltre il 90% della superficie, concentrando così il bacino fruttifero.

Primeggia la Puglia con oltre 25.000 ettari nonostante una netta diminuzione rispetto a 5 anni fa, quando si superavano i 30.000 ettari (45.000 dieci anni fa). La Sicilia si conferma al secondo posto, con poco meno di 16.000 ettari con un calo di ettaraggio nettamente più lieve rispetto alla Puglia. La perdita di superfici infatti si ferma in quest’area a circa 800 ettari rispetto a 5 anni fa e poco più di 2.000 rispetto a 10 anni fa. Le altre regioni mostrano un trend in discesa e un peso contenuto. Si segnalano Lazio, Abruzzo Basilicata e Sardegna. L’andamento della produzione raccolta segue naturalmente la dinamica delle superfici. Il totale nazionale flette da 1,4 milioni di tonnellate di dieci anni fa al più attuale 1 milione del 2015 (- 27%).

 

Coordinamento Lorenzo Tosi

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 3/2017 L’Edicola di Terra e Vita