Urea, i magazzini sono vuoti

Urea, Nitrogen chemical plant fertilizer bag

Perché il prodotto è introvabile. Attenzione alle alternative di scarsa qualità

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Chi ha aspettato fino all’ultimo momento ad acquistare l’urea, rischia di dover attendere ancora. In un regime di prezzi calanti, infatti, gli importatori avevano aspettato ad effettuare i nuovi acquisti, e il prodotto in magazzino sta finendo o è già finito.I nuovi ordini adesso sono stati effettuati, ma perché il materiale arrivi e possa esser consegnato passeranno ancora almeno 10-12 giorni. Il blocco della produzione di urea granulare, patito per alcuni giorni dal più importante sito nazionale, ha complicato ulteriormente la situazione. Se si tiene conto infatti che ogni giorno partono da lì decine di camion di urea, mancano all’appello migliaia di tonnellate, più o meno l’equivalente di una grande nave di prodotto d’importazione. In piena campagna mais, come si sa, l’urea è assolutamente indispensabile anche perché se poi il mais “scappa”, come si dice in gergo, le operazioni di concimazione diventano più complesse in quanto non si riesce più ad entrare in campo con i tradizionali girelli. In questa stagione si impiegano tra le 200 e le 250mila tonnellate di urea e solo una piccola quota può essere sostituita con altri prodotti a base di azoto (nitrato ammonico a basso ed elevato titolo, sali azotati, concimi liquidi, organici ed organo-minerali) che però svolgono un’azione un po’ diversa e che, comunque, hanno un costo dell’unità fertilizzante più elevato. Un prezzo che qualcuno è disposto a pagare, sempre però, che anche questi prodotti risultino prontamente disponibili. Un fenomeno, sempre presente, ma che si accentua nei momenti di scarsa disponibilità di prodotto, è quello della messa in circolazione di urea di qualità inferiore, caratterizzata da un’alta difformità dei granelli e da un quantitativo di polvere molto oltre la norma. In condizioni normali, infatti, si tende ad acquistare più volentieri il prodotto nazionale, sempre di ottima qualità, spendendo anche qualche euro in più oppure merce estera proveniente da siti di sicura affidabilità. Quando invece non ci sono alternative entrano massivamente in circolazione anche prodotti di altre origini, qualitativamente più scadenti. Prima di arrivare al piccolo dettagliante che riesce a comprare quasi sul venduto e comunque senza dovere fare grosse scorte, c’è la categoria dei grossisti, a metà tra importatori e rivenditori al consumo, che in genere ha un proprio magazzino e si espone quando stima i volumi di vendita e programma gli acquisti. Gli stessi Cap non sono sempre in grado di gestire con adeguato anticipo l’immagazzinamento in quanto sono diverse le gestioni delle Agenzie ed è determinante il fatto che a un acquisto anticipato corrisponde anche la necessità di anticipare consistenti capitali. Alla fine della catena ci sono poi gli agricoltori, che, tranne in rari casi, vorrebbero poter ritirare il concime a ridosso dell’epoca d’impiego. È questo infatti il modo più semplice ed economico per comprare solo il prodotto che serve, nella giusta quantità e posticipando il pagamento quanto più possibile. Chiaramente far collimare tutte queste esigenza risulta, se non impossibile, chiaramente molto difficoltoso. E il problema si ripropone quasi ogni anno…