Unificazione agromeccanici, traguardo (ormai) raggiunto

logo-nuovo-Cai-600x277.jpg

Unima e Confai suggellano il patto di fusione iniziato nel 2013. Il percorso si concluderà ufficialmente il prossimo 27 maggio a Milano Marittima (Ra) con la prima assemblea ufficiale del Cai

L’articolo Unificazione agromeccanici, traguardo (ormai) raggiunto è un contenuto originale di Terra e Vita.

A distanza di tredici anni dalla loro scissione, Unima e Confai tornano a formare un’unica associazione di rappresentanza degli agromeccanici.

Un percorso di riunificazione che è iniziato nel 2013 sotto il protocollo del Coordinamento Agromeccanici Italiani (Cai) e che dovrebbe concludersi ufficialmente il prossimo 27 maggio a Milano Marittima (Ra) con la prima assemblea ufficiale del Cai.

Usiamo, in effetti, il condizionale, poichè l’assemblea deve ancora svolgersi, ma è davvero tutto pronto per decretare la nuova e prima associazione italiana di imprese agromeccaniche. La strada intrapresa da Unima e Confai non è stata delle più semplici, ma la determinazione dei due presidenti Silvano Ramadori (Unima) e Leonardo Bolis (Confai) ha contribuito in modo significativo a realizzare questo progetto. Che non sarebbe stato possibile senza il lavoro dei consigli direttivi delle due associazioni. Ce lo confermano due rappresentanti (di Unima e Confai) sentiti alla vigilia dell’assemblea di Milano Marittima.

«Quest’unificazione è importante, perché rende meno conflittuale e meno strumentalizzabile il rapporto con il mondo politico e con le istituzioni – spiega Gianni Dalla Bernardina, vicepresidente Unima –. Trovo strano, invece, che il mondo agricolo in Italia sia ancora diviso in categorie diverse. Come agromeccanici possiamo senz’altro dire che rappresentiamo un mondo importante, se è vero che il 65-70% delle lavorazioni in agricoltura è affidato a noi. Adesso si tratta di lavorare su tre parole chiave principali: rispetto, condivisione degli obiettivi e collaborazione. Al primo posto metto il rispetto da parte della sfera politica, spesso mancato in passato, nel senso che la politica non può basarsi sul mero numero di voti, ma deve sapere analizzare i mercati con attenzione, se non vuole finire con il penalizzare l’intero settore. Se il gioco delle categorie è per certi versi comprensibile, è altrettanto vero che la politica seria deve dedicarci il rispetto che meritiamo. Anche perché è dal rispetto che nasce la collaborazione, senza dietrologie e falsi scopi».

«Da tempo siamo impegnati in progetti di rafforzamento delle nostre strutture organizzative allo scopo di rendere più incisiva l’azione a beneficio del mondo agromeccanico e agricolo – aggiunge Sandro Cappellini, coordinatore nazionale Confai – e oggi possiamo affermare con soddisfazione che si stia ormai giungendo alle fasi conclusive dell’iter di unificazione di Confai e Unima, sostenuto da tutte le organizzazioni territoriali. Se tutto procederà secondo le previsioni, con le assemblee di Unima e Confai di fine maggio si chiude un percorso iniziato presso il Mipaaf il 5 dicembre 2013, con la firma del protocollo d’intesa fra le organizzazioni di rappresentanza delle imprese agromeccaniche.

Oggi le parole magiche sembrano essere “sostenibilità” ed “efficienza”. Ebbene, Unima e Confai, in questi anni sono state capaci di ricucire e riallacciare i rapporti reciproci nell’interesse della categoria e l’unificazione della rappresentanza sarà quindi un evento di grande rilievo, non solo per il contoterzismo agricolo, ma per tutto il panorama agricolo   sindacale nazionale, mostrando che – se lo si vuole veramente – l’unità sindacale è davvero a portata di mano per il vero interesse delle aziende rappresentate. Nasce così un organo di rappresentanza unico, in grado di tutelare con maggior determinazione e con la forza dei numeri le ragioni del mondo agromeccanico e di quella parte del mondo agricolo più orientata ai mercati e all’innovazione, in grado di generare economie di scala anche sotto il profilo sindacale con lo scopo di far sentire il peso dell’unica compagine imprenditoriale veramente in grado di far compiere un balzo in avanti all’agricoltura del nostro Paese».