Una vita all’ombra dei limoni sfusati

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Dalla certificazione bio all’Igp, dal Sistema QrCode Campania al limoncello, fino al “Lemon tour” per i turisti stranieri

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Gigino Aceto, 82 anni a giugno, vive con la moglie Rita in una casa abbarbicata in alto, come fosse una piccola torre di fronte alle antiche cartiere di Amalfi (Sa). Un contadino orgoglioso, con la faccia simpatica e mani nodose. Contadino volante, come ha scritto in un libro dedicato agli ormai anziani lavoratori dei terrazzamenti della Costiera, Flavia Amabile. Non poteva mancare il buon Gigino, assurto all’attenzione del New York Times e del’Herald Tribune come custode di un patrimonio incommensurabile.

«Sono nato, cresciuto e vivo sotto i limoni. Sotto un limone sono stato concepito, perché ero l’ottavo di tredici figli e i miei genitori avevano un’unica stanza per tutti». Ma avevano anche un giardino di sfusati, i particolari frutti che crescono solo da Vietri a Positano.  Nel 1941 le grandi potenze, Italia compresa, sono in pieno conflitto mondiale, Gigino ha sei anni, non va a scuola, e inizia ad imparare come si coltivano i limoni e a venderli ai mercati locali. Negli anni ‘50 gira mezza Italia per trovare acquirenti per i suoi sfusati. E alla fine degli anni ‘60 ha abbastanza soldi e credibilità per acquistare la sua prima proprietà.

 

Grande richiesta dall’estero

Negli anni ‘80, quando riesce a comperare un terreno nel centro di Amalfi, è ormai uno dei principali produttori di sfusati della Costiera Amalfitana. Ben presto i suoi limoni vengono venduti in Italia e all’estero. Sarebbe anche giusto riposarsi un po’, smetterla con il lavoro nei campi, aprire un piccolo albergo, un ristorante, qualcosa da lasciare ai nipoti che prima o poi arriveranno. Gigino ha anche un laboratorio ed è aiutato dai due figli Marco e Salvatore

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