Una soluzione bio per difendere la fragola dai tripidi

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Dal momento che i principi attivi utilizzati sul fitofago sono stati revocati dall’utilizzo in coltura protetta

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La presenza endemica, da decenni, del tripide Frankliniella occidentalis sulle fragole, in Campania, lo rende sicuramente tra i principali, se non il più dannoso, fitofago. I danni sono causati sia ai frutti, che ai fiori per arrivare, in alcuni, a danneggiare anche le foglie e i germogli. Con l’adeguamento delle etichette e del disciplinare di produzione regionale, la situazione della difesa della fragola in coltura protetta, in Campania, basata esclusivamente sugli agrofarmaci, è diventata molto più difficile. I principi attivi utilizzati, con più o meno successo sul fitofago in serra, fino alla scorsa campagna sono stati il clorpirifos metile, il lufenuron e lo spinosad ma tra la primavera e l’autunno dello scorso anno, sono stati cancellati. Infatti, attraverso lo strumento del Decreto Dirigenziale del Ministero, il 12/4/16 il clorpirifos metile e il 27/6/16 lo spinosad sono stati revocati dall’utilizzo in coltura protetta. L’ultimo rimasto, il lufenuron, è stato revocato sia per l’utilizzo sulla coltura sia in pieno campo che in serra, con il 27/9/16. A quanto pare per lo spinosad, sembra, si stia aprendo uno spiraglio per la modifica dell’etichetta con la reintroduzione della possibilità di utilizzarlo in serra.

Uso eccezionale

Lo scorso anno, dalla richiesta di un’azienda salernitana in gravi difficoltà a causa del tripide, in via del tutto eccezionale, è stata concessa una deroga al divieto dell’uso del lufenuron nel disciplinare della produzione integrata regionale, concessione che quest’anno non può essere data anche perché il principio attivo non è più registrato su questa coltura.

In un’ottica di difesa esclusivamente basata su agrofarmaci, se per gli acari c’è ancora una buona disponibilità di formulati, per la Frankliniella occidentalis si è in una situazione molto particolare. La modifica dell’etichettatura dello spinosad da parte del Ministero, che ne esclude la possibilità di utilizzo su fragola in serra, ha tolto il fondamentale principio attivo per la difesa dal tripide, anche se, ad onor del vero, già da molto tempo, alcuni clienti del nord Europa, pur essendo legalmente registrato, vietavano il suo utilizzo sulle fragole che acquistavano. Per le aziende, che applicano il disciplinare di produzione regionale, rimane solo il piretro e Beauveria bassiana. Questi ultimi due, formulati, autorizzati anche in agricoltura biologica, seppur aiutando a contenere i tripidi nelle prime fasi, non sono sufficienti, da soli, a fermare lo sviluppo delle popolazioni.

Soluzione bio

Adesso anche le aziende più restie alle evoluzioni ed innovazioni cosiddette “biologiche”, per non rischiare di avere danni sui frutti da parte del tripide, devono allargare la loro visione ed avvicinarsi all’uso di strumenti diversi e guardare alla tecnica della distribuzione degli ausiliari per il controllo biologico: insetti ed acari utili. Tra questi, ne è disponibile uno da circa venti anni che, rispetto all’uso esclusivo degli agrofarmaci, ha una serie di indubbi vantaggi: stabilite le condizioni agronomiche e colturali corrette, funziona sempre; continua a funzionare da anni perché non subisce “l’effetto resistenza” come per gli agrofarmaci; ha sempre avuto la stessa etichetta che gli permette di essere usato senza limiti di dose e di registrazione sulle colture sia in pieno campo sia in serra; si può utilizzare senza limiti d’intervento; sino ad oggi è stato sempre disponibile; non ha tempi di carenza dopo il suo utilizzo quindi va bene anche in piena raccolta; dal punto di vista ambientale, dalla produzione al suo utilizzo finale, ha un impatto quasi nullo.

In estrema sintesi, oggi lo si può definire lo strumento più efficace, eradicante ed economico disponibile per la difesa dal tripide delle fragole in coltura protetta. Il suo nome è Orius laevigatus. Naturalmente, come per ogni strumento, per il suo utilizzo si deve porre attenzione a diversi aspetti ad iniziare dalla modalità e la tempistica della distribuzione, che in Campania può iniziare anche dal mese di novembre. Si deve porre attenzione alla scelta dei fungicidi ed in particolare degli antioidici, con una corretta gestione del microclima in serra in modo da diminuire le condizioni di sviluppo dei patogeni fungini.

Altro aspetto importante è la conoscenza dello sviluppo vegetativo delle diverse varietà di fragola.

Strategia completa

All’orius per il controllo del tripide, per evitare l’uso esclusivo degli acaricidi, si accompagna sempre la distribuzione in contemporanea del fitoseide per il controllo dell’altro temibile fitofago della fragola: il ragnetto rosso delle serre Tetranychus urticae.

A completare la difesa cosiddetta “biologica” della fragola, sono disponibili diversi ausiliari utili, come il predatore Chrysoperla carnea ed il parassitoide Aphidius colemani per il controllo degli afidi; l’acaro predatore Amblyseius swirskii ed il parassita Eretmocerus eremicus per le neanidi e uova di aleurodidi ed il parassitoide di pupe Trichopria drosophilae per il controllo della temibilissima Drosophila suzukii.

In sintesi, la storia di questi ultimi 15 anni, ha indicato che un bel pacchetto di ausiliari per la difesa della fragola sono già pronti per esser utilizzati che, accompagnati da una buona guida tecnica, ha reso la difesa integrata della fragola in serra in Campania, una pratica efficace, efficiente, eradicante ed economica.