Una coltura in continua evoluzione e crescita: l’esperienza padana

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Siamo ormai di fronte ad un’albicocchicoltura completamente rivoluzionata rispetto al decennio scorso: innovazione di prodotto, adattabilità colturale, lungo calendario produttivo e commerciale, qualità diversificata.
Emergono tuttavia perplessità laddove si nota mancanza di programmazione produttiva e dove alcune problematiche fitosanitarie, frutto soprattutto di una prevenzione carente o disattesa, mettono a rischio i nuovi investimenti dei frutticoltori.

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Nell’ultimo decennio l’albicocco ha vissuto una radicale rivoluzione che ha coinvolto l’innovazione varietale, l’aggiornamento delle tecniche colturali nonché gli aspetti commerciali. Considerata in passato una drupacea minore perché coltivata in aree ristrette e climaticamente vocate, è ora diventata una coltura protagonista all’interno di molte aziende agricole di pianura, collina e persino montane perché economicamente redditizia. L’introduzione di nuove cultivar auto-fertili e più adattabili ha portato ad una espansione delle zone di coltivazione arrivando a diffonderle in areali prima considerati poco vocati o addirittura proibitivi per una specie così sensibile alle variazioni climatiche ed ambientali. Si è assistito ad un progressivo allungamento del calendario di maturazione che un tempo si limitava al massimo a 4 o 5 settimane ed ora arriva, invece, a coprire tutto il periodo estivo al pari di pesco e susino. Da un lato si è raggiunto un notevole miglioramento estetico dei frutti in quanto la tipica colorazione giallastra delle vecchie varietà è stata gradualmente sostituita da un colore di fondo arancione intenso ed una sovraccolorazione rossa su buona parte dell’epidermide. Poi la polpa, oggi quasi sempre spicca e resistente alle manipolazioni, che consente al frutto di sopportare periodi prolungati di stoccaggio, trasporto e “shelf-life”. L’albicocca riesce, dunque, ad incontrare moderne esigenze del mercato perché va oltre la filiera “corta” locale, ma può essere destinata ad esportazioni a lungo raggio e quindi a conquistare nuovi mercati e nuove fasce di consumo. Tuttavia, occorre esprimere anche qualche riserva perché alle accattivanti presentazioni del prodotto confezionato non sempre corrisponde una soddisfacente qualità gustativa, che resta un punto fondamentale di soddisfazione e fidelizzazione da parte di chi acquista. Il grande interesse per questa specie continua ad alimentare un forte dinamismo varietale grazie all’elevato numero dei soggetti (breeder, editori e soprattutto vivaisti) impegnati in ricerca e sviluppo. Appare quindi evidente quanto sia elevata ed indispensabile l’opera di valutazione di tutto il materiale genetico, soprattutto di provenienza estera, e quanto sia complesso per il mondo della produzione districarsi correttamente in mezzo alle nuove proposte al fine di individuare le varietà più idonee alle singole realtà di coltivazione. Nei prossimi anni sarà anche necessario riflettere sulla programmazione degli impianti, almeno a livello di Organizzazioni di Produttori, visto il notevole incremento delle superfici con varietà a maturazione precoce e tardiva, onde evitare la saturazione del mercato in periodi che inevitabilmente saranno destinati ad un progressivo aumento dei quantitativi offerti.   Le varietà

  1. Epoca Maggio

Tenendo conto delle esigenze in ore di freddo e delle aree geografiche in cui si produce, il periodo precoce si apre oggi con due varietà a basso e/o ridotto fabbisogno. Si tratta di Mogador* e Colorado*, caratterizzate da fioriture precoci e quindi certamente più vocate ai climi del Sud. Per la prima si riscontra una sensibilità alla spaccatura all’apice del frutto anche con stagioni primaverili non particolarmente piovose, per la seconda la produttività appare incostante. Entrambe hanno colorazioni pregevoli, ma nei climi del Centro-Nord il sapore lascia spesso a desiderare a causa dell’elevata componente acida. Sempre nel periodo precoce la vecchia Aurora è stata definitivamente sostituita da Wondercot* (matura al 20-25 maggio al Centro-Nord), dimostratasi produttiva se adeguatamente impollinata. I frutti hanno aspetto attraente, con colorazione arancione e sovraccolore rosso, ma in alcuni casi si può riscontrare la spaccatura del nocciolo. È una varietà da scegliere con attenzione vista la scalarità di maturazione e la tipica caratteristica dei frutti a forma umbonata e quindi delicati durante le manipolazioni. La pianta è vigorosa ed ha un portamento espanso. Nei giorni successivi matura Tsunami®, cultivar auto-sterile con frutti molto colorati, produttiva se ben impollinata e con buon sapore ed aroma. Vista la precocità e la pezzatura media, il diradamento deve essere accurato. Negli ultimi due anni su questa varietà si è osservata in raccolta una percentuale di frutti che presentavano una sorta di “cicatrice” lungo la linea di sutura delle due valve che, benché priva di ferite o lesioni, rendeva una parte del prodotto non commerciabile. Questo fenomeno sembra essere legato ad un clima molto piovoso durante la prima fase di sviluppo dei frutti. Nello stesso periodo matura Pricia* che nel corso delle ultime due annate si è dimostrata la novità più interessante. La caratteristica da sottolineare con maggior rilievo è l’auto-fertilità, che la pone come unica cultivar precoce con tale pregio, ma anche l’aspetto molto attraente dei frutti (con un sovraccolore rosso molto esteso ed acceso su sfondo arancione) non è da meno. Vista la precocità di maturazione e l’elevata intensità di allegagione il diradamento si è dimostrato fondamentale per garantirne pezzature adeguate. Su questa cultivar restano da chiarire alcuni aspetti che riguardano in primo luogo il sapore, che in raccolte troppo anticipate presenta un tenore di acidità elevato, ed anche la tenuta dei frutti in pianta.  Epoca Giugno            Lunafull* è oggi la varietà di riferimento nel periodo precoce maturando nei primi giorni di giugno. Garantisce ottime pezzature, buona tenuta e notevole tolleranza alle manipolazioni. L’aspetto esteriore dei frutti risulta ormai superato rispetto ai nuovi standard a causa della mancanza del sovraccolore rosso che la rende così meno apprezzata dal mercato. Essendo auto-sterile è fondamentale la scelta degli impollinatori idonei ed una potatura estiva che garantisca un’abbondante emissione di legno a fiore durante l’estate. Nella prima decade di giugno matura Pinkot®Copty*, varietà oramai consolidata ed a suo tempo capostipite nel presentare le nuove caratteristiche estetiche a cominciare dalla forte colorazione arancione-rossa. Sebbene i frutti presentino pezzature e colorazioni di grande pregio, questa cultivar continua ad incontrare difficoltà nella costanza di produzione. La causa deriva dalla combinazione di due fattori: auto-sterilità ed elevata vigoria. È quindi fondamentale da un lato curare l’impollinazione e, dall’altro, gestire la pianta con adeguate potature estive che ne attenuino la vigoria e ne favoriscano la differenziazione a fiore. Nello stesso periodo matura Flopria* che si pone come possibile alternativa a Pinkcot®. I frutti hanno colorazione aranciata con sovraccolore rosso esteso, la pezzatura è buona, così come la tenuta sulla pianta. Oltre ad essere auto-fertile e quindi più idonea ad ambienti meno vocati alla specie, è una pianta semplice da gestire perché poco vigorosa ed assurgente. L’epoca intermedia (terza decade di giugno), dove in passato Goldrich era la varietà di riferimento, è ad oggi il periodo in cui si è innovato di meno. A rappresentare tale epoca c’è Orange Rubis®Columine*, varietà auto-fertile e produttiva i cui frutti hanno il pregio di avere un sapore sub-acido e quindi molto gradevole. La pezzatura è buona e la maturazione, essendo molto scalare, obbliga a frequenti passaggi durante la raccolta. Mediabel* rappresenta una buona alternativa, anche se non del tutto convincente. Si è dimostrata molto produttiva grazie all’auto-fertilità; i frutti presentano uno sfondo arancione con sovraccolore rosso, la polpa è consistente e di buon sapore. Tuttavia, in prossimità della raccolta l’epidermide dei frutti manifesta una sensibilità alle piogge tale per cui, anche in caso di modeste precipitazioni, l’aspetto esteriore può essere compromesso. La pianta è rustica e vigorosa. Nello stesso periodo matura anche Sunny Cot*, varietà molto colorata e caratterizzata da pezzatura e sapore buoni, non elevata la tenuta in pianta. Non è auto-fertile. A fine giugno matura Kioto*, varietà classica di riferimento sia come produttività sia come aspetto dei frutti. Molto adattabile ai diversi ambienti, presenta una notevole costanza di produzione. Vista l’elevata intensità di allegagione e la pezzatura di medio calibro risulta molto utile il diradamento fiorale per avvantaggiare il calibro dei frutti. Inoltre, la pianta, avendo una vigoria molto ridotta, si avvantaggia sia nel calibro che nella qualità del prodotto di portinnesti più vigorosi del classico Mirabolano 29C come, ad esempio, il GF667 con un intermedio di pesco. Il Mirabolano 29C resta invece valido nei terreni più fertili.  Epoca Luglio Ladycot* matura 5-7 giorni dopo Kioto ed è sicuramente tra le nuove varietà la più interessante, soprattutto per il periodo. Matura in contemporanea a Portici, è auto-fertile con produttività elevata e costante, i frutti sono di pezzatura buona con sfondo arancio e sovraccolore rosso. Buono anche il sapore, con buccia poco acida. A metà luglio matura Faralia*, una delle cultivar tardive che negli ultimi anni ha incontrato il miglior favore da parte dei produttori di albicocche. Nel gruppo delle varietà a maturazione tardiva è sicuramente quella che presenta i frutti più attraenti grazie all’ottima colorazione ed all’elevata pezzatura. Il sapore è buono, così come la tenuta in pianta. È auto-fertile, ma in maniera non elevata, per cui non necessita di diradamenti intensi e garantisce ottimi calibri. Farbaly* matura a fine luglio e può essere considerata la varietà apripista del nuovo periodo tardivo. Sono diversi i pregi che ne hanno decretato il notevole sviluppo, a partire dalla rusticità e dall’auto-fertilità. Tuttavia, questa cultivar presenta frutti con una colorazione poco attraente, gialla e schiarita, soprattutto in concomitanza delle elevate produzioni a cui questa varietà ci ha abituati. Anche la forma del frutto è spesso irregolare. Epoca Agosto Dopo Farbaly*, a distanza di 12-15 giorni, matura Farlis* che ha palesato caratteristiche organolettiche molto interessanti. La colorazione dei frutti è attraente, il sapore è buono, la pezzatura medio-bassa. E’ una varietà auto-fertile e molto produttiva per cui è fondamentale un diradamento precoce ed incisivo sia dei fiori che dei frutti. A chiudere un calendario lungo addirittura più di tre mesi, nell’ultima decade di agosto matura Farclo*, auto-fertile e molto produttiva, con frutti di calibro medio-piccolo ed una colorazione giallo intenso. Il sapore è buono, la pianta è rustica e di facile gestione. Alcune novità Alla serie Carmingo® (di International Plant Selection), di cui fanno parte diverse varietà precedentemente descritte (Pricia, Mediabel, Faralia, Farbaly, ecc…) oggi si aggiungono nuove cultivar in osservazione. L’interesse maggiore è per il periodo intermedio dove certamente più che in altre epoche serve un nuovo impulso all’innovazione ed al miglioramento dello standard varietale. A tal proposito sono arrivate Mediva*, Medoly* e Medflo*. In epoca precoce viene proposta Primidi* e per il periodo tardivo Farbela* che ha l’obbiettivo di migliorare lo standard qualitativo di Farbaly. I vivai Escande, in epoca molto precoce (fine maggio), propongono Banzai®EAR5-5012*, auto-fertile e di bella colorazione sebbene la pezzatura non sembra all’altezza, e Tornado®PEPS7016* ancora da valutare. Pochi giorni prima di Pinkcot® viene invece proposta Samouraï®EAR1 5034*, con una pianta più semplice da gestire perché di vigore più contenuto anche se la produttività ed il sapore restano da chiarire. Pochi giorni dopo matura una quarta varietà, Ninja®EA5040*, anch’essa tuttora poco conosciuta. Sempre di provenienza francese (da Agro Selection Fruits) c’è la serie Regalcot® con varietà a maturazione medio-tardiva caratterizzate da colorazione rossa molto estesa. Attualmente si sono osservate le prime produzioni di Apribang* con frutti in maturazione a metà giugno, dall’aspetto molto attraente e sapore dolce e aromatico. A questa si aggiungono ad inizio giugno Aprireve* ed Apriqueen*, poi a seguire, dalla seconda decade di giugno, Aprisweet* e Aprinew* di cui ancora non si hanno dati concreti. Anche Cot International (“madrina” delle diffuse Wondercot*, Ladycot, ecc.) propone quattro nuove cultivar per coprire ilperiodo da metà giugno e metà luglio: Flash Cot, Delice Cot, Swired e Swigold, tutte con colorazioni molto attraenti, ma ancora da valutare. Nel periodo tardivo, infine, in alternativa alle varietà della serie Carmingo®, un altro gruppo spagnolo, PSB Producion Vegetal, presenta Milord* (contemporanea a Faralia) e Sherpa* che matura una settimana dopo. Entrambe sono auto-fertili e i frutti hanno una colorazione di fondo arancione con abbondante sovraccolore rosso ed una buona tenuta in pianta. Il miglioramento genetico in Italia In un contesto varietale così dinamico anche in Italia sono stati ottenuti risultati interessanti. Il programma di miglioramento genetico denominato MAS.PES (alleanza fra Istituzioni scientifiche e Fondazioni bancarie della Romagna), gestito dalle Università di Milano e Bologna insieme ai centri di ricerca Crpv (Cesena) e Astra (Faenza-Imola) e co-finanziato da alcune delle principali Organizzazioni di Produttori della Regione Emilia-Romagna (ApofruitApoConerpoOrogel FrescoPempacorer-Terremerse), sta portando all’ottenimento di un nuovo calendario varietale mirato alla Pianura Padana orientale. Recentemente è stata introdotta Emma®, nuova cultivar auto-fertile che matura 10 giorni prima di Kioto. I frutti sono di pezzatura media, con colore di fondo giallo-aranciato ed un leggero sovraccolore rosso, il sapore è buono ed aromatico, la pianta è rustica e vigorosa. Quasi in contemporanea a Kioto matura invece Gemma®, anch’essa auto-fertile e con frutti di pregevoli qualità organolettiche. La buccia è di colore giallo-aranciato con sovraccolore rosso. La pianta ha vigoria medio-elevata. Il periodo tardivo è rappresentato da Petra® (contemporanea a Ladycot), auto-fertile e produttiva, con elevata tenuta in pianta e buon sapore; il frutto è aranciato, senza sovraccolore rosso, e talora manifesta difettosità della buccia che lo rendono poco attraente. Nuove selezioni sono tuttora in osservazione con l’obbiettivo di ottenere cultivar di elevato profilo sensoriale e, essendo autoctone, anche di eccellente adattabilità ambientale non solo collinare, ma anche per la pianura romagnola, con una buona affidabilità produttiva.  Le varietà a buccia rossa Se, come detto in precedenza, da un lato si lavora sulle varietà bicolori, dall’altro si sta assistendo presso i vari costitutori privati europei alla creazione di una nuova linea genetica: le varietà con frutti a buccia completamente rossa. A seconda delle selezioni sino ad ora osservate la colorazione rossa può essere più o meno intensa e brillante e quindi anche l’aspetto esteriore dei frutti può essere talmente inusuale da confondere l’albicocca con una pesca (s’intende, ai non esperti del settore). Se le epoche di maturazione delle selezioni sono già tali da coprire quasi tutto il periodo di commercializzazione, appare evidente che il materiale sino ad ora osservato non ha del tutto ancora convinto. Esistono infatti riserve sulla piena affidabilità della maggior parte di queste novità non ancora sufficientemente valutate in campo. In alcuni casi manca la tenuta dei frutti, sia in pianta sia in conservazione, in altri il sapore è scarso a causa di un elevato tenore di acidità oppure la pezzatura non è soddisfacente. La prima varietà rossa ad essere stata commercializzata a livello vivaistico è Rubista*; matura intorno al 15 giugno, è molto produttiva, ma pezzatura e tenuta dei frutti non sono elevate. Altra cultivar da poco entrata nel commercio vivaistico è Montier*,con frutti di buona pezzatura e tenuta. Non è auto-fertile e la produttività resta ancora da chiarire. Certamente, nonostante le incertezze, è importante continuare a seguire questa tipologia varietale per capire se nei prossimi anni ci sarà, oltre ad un ulteriore miglioramento varietale, anche un crescente interesse da parte dei mercati.  La resistenza alla Sharka: nuove opportunità Negli areali ove è particolarmente diffuso, il virus della Sharka (PPV) continua ad essere una problematica talmente grave da costringere molti produttori a non piantare più drupacee sensibili a questa patologia. Anche l’albicocco non è esente ed, in particolare, è il ceppo D a colpire questa specie. Attualmente diversi costitutori stanno lavorando o hanno già licenziato alcune varietà che promettono di essere resistenti al virus e quindi di non poter essere infettate. Sono già disponibili in commercio le varietà della serie Aramis®, licenziate dalla francese Cep Innovation, con un calendario di maturazione che inizia con Bergeval*, nella seconda decade di giugno, e prosegue con Shamade*, Bergarouge*, Anegat* (epoca Bergeron) e si conclude con Congat* (+ 20 giorni da Bergeron). Anche Escande propone alcune cultivar resistenti inserendole in un calendario incentrato su tutto il mese di luglio; si tratta di Adriana®, Betinka®, Candela® e Sophia®. È prematuro definire le caratteristiche di tutte queste varietà perché gli impianti attualmente esistenti nel nostro Paese sono ancora troppo giovani per fornire dati attendibili. Di certo l’albicocco, con queste varietà resistenti, se verranno considerate valide per tutti gli aspetti agronomici e qualitativi, avrebbe un ulteriore punto di forza che gli consentirebbe di proporsi a quei produttori che si trovano in zone di coltivazione particolarmente esposte alla Sharka, fornendo loro una possibile alternativa di investimento. Un quadro fitopatologico complesso Oltre alla problematica Sharka, l’albicocco soffre di alcune avversità sanitarie che attualmente ne mettono seriamente a rischio la coltivazione in diverse aree geografiche del nostro Paese. Un serio ostacolo sia alla diffusione di nuovi impianti, sia alla durata di quelli esistenti sono sicuramente le batteriosi. Si tratta di un quadro patologico molto ampio che prende il nome di “deperimento batterico dell’albicocco” ed è causato principalmente dai batteri appartenenti alla popolazione del genere Pseudomonas. I sintomi più evidenti sono quelli primaverili con l’appassimento parziale o totale della pianta e la conseguente morte, l’emissione di gomma e la formazione di cancri rameali sul legno più vecchio. Il problema è variabile a seconda delle annate e legato sia alle temperature invernali molto rigide, sia all’elevata piovosità durante la primavera. La difesa si basa su frequenti trattamenti a base di rame, soprattutto durante il periodo autunno-invernale. Negli ultimi anni si è assistito in Emilia-Romagna ad un progressivo aumento di un’altra infezione cha ha colpito vari impianti: attacchi di fitoplasmi con un abbassamento dell’età media di comparsa dei sintomi a 2-4 anni. Nelle piante colpite si nota così una ripresa vegetativa con fioritura anticipata anche di una settimana, con conseguente abbondante emissione di foglie e pochi fiori. Durante l’estate le foglie diventano poi clorotiche, poco sviluppate e tendono ad accartocciarsi dando alla pianta colpita il tipico aspetto sofferente. Le colonie, colpiscono i tessuti floematici occludendo il flusso linfatico e portando la pianta ad un disseccamento in tempi più o meno lunghi. Non essendoci cure è fondamentale in primo luogo utilizzare materiale vivaistico sano e certificato e, all’interno dei frutteti colpiti, eradicare tempestivamente le piante malate in modo da ridurre il più possibile le fonti di inoculo. Sono allo studio anche i comportamenti di alcuni insetti considerati vettori di questa malattia per attuare una possibile difesa. Il capnodio (Capnodis tenebrionis L.) è un coleottero fitofago delle drupacee diffusamente presente in tutto il bacino del Mediterraneo e nel nostro Paese è particolarmente dannoso nell’area metapontina della Basilicata, ma anche in Emilia-Romagna, nella fascia appenninica orientale. Le larve di questo pericoloso insetto attaccano l’apparato radicale della pianta, nutrendosene e portando ad un veloce deperimento dell’albero e conseguentemente alla sua morte. Le infestazioni, solitamente, sono cicliche e si aggravano dopo estati particolarmente calde e siccitose, favorevoli allo sviluppo dell’insetto. Attualmente la ricerca sta lavorando per colmare la mancanza di mezzi tecnici adeguati ad una valida strategia di difesa. L’interesse è indirizzato sia verso l’individuazione di molecole efficaci contro gli adulti (per la lotta chimica), sia verso l’utilizzo in campo di barriere fisiche (es. pacciamature) per impedire alla femmina adulta di deporre le uova in prossimità del colletto della pianta. Negli areali piemontese ed emiliano-romagnolo è negli ultimi anni salita l’attenzione anche nei confronti delle forficule (Forficula auricularia) a causa dei forti danni in raccolta. Una volta sull’albero, si annidano nel frutto. In passato questo insetto risultava particolarmente pericoloso solo nella varietà sensibili al “cracking”, ma attualmente gli attacchi sono consistenti anche in altre varietà. I danni consistono in erosioni sub-circolari che interessano dapprima l’epidermide per poi estendersi anche alla polpa, rendendo il frutto non idoneo al consumo e, comunque, altamente suscettibile all’attacco di patologie fungine responsabili dei marciumi. La difesa si basa su insetticidi usati per altri fitofagi, ma che presentano un’attività contenitiva anche per questo insetto; utili, ad esempio, i trattamenti notturni con Spinosad, ma in caso di forti infestazioni è indispensabile integrare la difesa chimica con altre operazioni come l’applicazione intorno alla base del tronco di colle entomologiche per impedire la risalita di questi insetti sulla chioma. Auto-fertilità, auto-sterilità e impollinazione: dubbi da sciogliere Notoriamente l’albicocco ha avuto nell’alternanza di produzione, con le varietà del passato, uno dei suoi maggiori problemi. È chiaro che il successo ottenuto negli ultimi anni dalle nuove varietà tardive è legato soprattutto all’auto-fertilità e quindi alla costanza di produzione anche in annate con climi difficili. Alla luce di questo dato è però necessario sottolineare che se da una parte l’auto-compatibilità garantisce ogni anno il raccolto, dall’altra può essere uno dei più pericolosi avversari contro l’ottenimento di un prodotto di qualità perché solo con un diradamento accurato e tempestivo (anche fiorale) si possono ottenere quelle caratteristiche di colore e pezzatura che il mercato andrà a premiare. Se invece guardiamo alle varietà precoci, vediamo che l’auto-incompatibilità è ancora il denominatore comune della quasi totalità delle nuove varietà. Questo fatto può portare negli anni ad un’alternanza di produzione che si ripercuote sia sull’economia della singola azienda agricola, sia a livello globale sulla possibilità di attuare concreti programmi commerciali. Al momento della scelta varietale l’auto-incompatibilità deve essere considerata con attenzione in quanto si rende necessaria un’idonea consociazione varietale con uno o più impollinatori che siano compatibili e riescano a produrre una quantità di polline sufficiente a garantire un’adeguata allegagione dei fiori. In alcune varietà (es. Pinkcot® o Lunafull*) l’esperienza ha dimostrato che l’utilizzo di impollinatori a perdere, come è usuale ad esempio nel susino, non sempre garantisce una produttività costante se non introdotti in percentuali non inferiori al 20% sul totale delle piante, con intervalli regolari non inferiori ai 10 metri lineari sul filare. Inoltre, è consigliabile, ove possibile, mettere a dimora la varietà prescelta a file alterne insieme alla varietà impollinatrice in un rapporto di almeno 2:1 a favore della cultivar principale, a condizione ovviamente che anche la varietà impollinatrice abbia idonei requisiti commerciali (es. Lunafull* e Orange Rubis®). Infine, è bene ricordare l’utilità degli insetti pronubi come le api o i bombi per favorire la “circolazione” del polline. Se adeguatamente impollinata una varietà non auto-fertile potrà garantire il giusto compromesso tra una buona produzione ed un diradamento meno impegnativo ed oneroso. Tecnica colturale da adattare alle diverse varietà Oggi, osservando le nuove varietà appare chiaro come ognuna di esse abbia caratteristiche vegeto-produttive diverse ed uniche e che quando si parla di tecnica colturale sia impossibile generalizzare. Con le varietà attuali appare evidente come sia facile arrivare ad uno squilibrio vegetativo che può compromettere l’ottimale differenziazione a fiore, soprattutto se, ad operazioni sbagliate, si aggiungono concimazioni ed irrigazioni non corrispondenti al contesto produttivo. Certamente la potatura resta il nodo centrale da cui partire tenendo ben presente quanto siano diverse le attitudini a fruttificare dei diversi rami a frutto (dardi, brindilli, rami misti) a seconda della varietà con cui ci si confronta. Se si guarda al passato tale pratica era svolta principalmente nel periodo invernale e gli interventi rivolti alla gestione della chioma “al verde” erano spesso trascurati o si limitavano ad uno sfoltimento dei germogli interni più sviluppati (es. succhioni con germogli anticipati). Più la varietà è precoce e vigorosa (es. Wondercot*) maggiore è l’importanza di anticipare la potatura subito dopo la raccolta in modo da attenuare la risposta a legno e generare, dai tagli sui rami di maggior calibro, una buona percentuale di germogli produttivi. Su varietà che fruttificano principalmente sul legno nuovo, cioè il brindillo (es. Lunafull*), è fondamentale una cimatura dei germogli vigorosi entro la fase fenologica di indurimento del nocciolo in modo da ottenere, dai successivi ricacci, dei germogli di calibro medio-piccolo rivestiti di fiori e non rami molto sviluppati e poco produttivi. Sulle cultivar che presentano pezzature dei frutti medio-basse (es. Farlis*) è utile invece “invecchiare” il legno in modo da ottenere dei dardi fioriferi che per loro caratteristica danno frutti con calibri maggiori. Kioto, varietà poco vigorosa, si avvale al contrario di una potatura invernale molto accurata, mentre in estate ci si limita a piccoli interventi. Sono solo alcuni esempi che servono a spiegare come la tecnica colturale dell’albicocco sia strettamente legata al singolo caso e quanto la scelta di una determinata varietà debba essere assai ragionata al fine di poter far fronte con tempestività alle pratiche agronomiche menzionate ed evitare fallimenti a cui questa specie, purtroppo, ci ha troppo spesso abituati.