Un marchio a garanzia di qualità per valorizzare l’asparago

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Continua l’espansione del Consorzio Piacentino

L’asparago è una coltura sulla quale vale la pena investire. Ne è una prova l’esperienza produttiva e commerciale degli orticoltori rappresentati dal Consorzio di tutela e valorizzazione dell’Asparago Piacentino. «Dal 2009 il nostro consorzio è cresciuto e ora abbiamo un marchio che ci distingue», ha spiegato Emanuela Cabrini, presidente del consorzio aprendo i lavori del convegno tecnico “Asparago: prospettive per la coltivazione sul nostro territorio” organizzato assieme a Confagricoltura Piacenza. «Nella nostra realtà sono rappresentate aziende molto piccole insieme ad altre più dimensionate. E con l’associazionismo, facendo massa critica, possiamo investire sull’innovazione della coltura: ci siamo dotati di macchinari che consentono la meccanizzazione di alcune fasi lavorative, riducono i costi e permettono così di ampliare la superficie dedicata a questa coltura».

Prima dell’esperienza consortile la coltivazione dell’asparago nel territorio piacentino era percepita come marginale, una fonte d’integrazione dell reddito famigliare. Tranne che in poche eccezioni, le aziende dedicavano all’asparago poche migliaia di metri e lo sbocco commerciale era la vendita diretta o il mercato ortofrutticolo locale. Ora invece, continua Cabrini, «il nostro prodotto è riconosciuto e ricercato. In questi anni abbiamo sostenuto grossi investimenti, proporzionalmente alle nostre capacità economiche e professionali ed abbiamo ottenuto buoni successi: siamo riusciti ad entrare in alcune catene di distribuzione, anche se lavoriamo con le realtà locali perché non abbiamo ancora i quantitativi per interagire con la piattaforma centrale, sebbene ci sia stato richiesto».

C’è grande interesse anche da parte dell’industria dei surgelati, che fino a poco tempo fa si approvvigionava esclusivamente di asparago non italiano, mentre ora un impianto in Puglia che lavora prodotto nazionale pare abbia l’intenzione di avviare un impianto anche in Emilia-Romagna: «è un segnale importante». Il consorzio poi ha iniziato una collaborazione con un’azienda di trasformazione locale per confezionare le punte d’asparago: un prodotto di quarta gamma, perché il consumatore considera l’asparago una verdura complicata da gestire.

«Sempre sul territorio, poi, abbiamo coinvolto agriturismi e ristoranti che credono in questo progetto e vogliono investire insieme a noi: valorizzando il nostro prodotto come ingrediente dei loro piatti e aiutandoci nella fase di promozione».

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