Un erbicida contro l’orobanche

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Novità in arrivo per il controllo dell’orobanche (Orobanche ramosa) su pomodoro che da qualche anno si sta diffondendo nei principali comprensori del pomodoro da industria meridionali, in particolare nel Foggiano, con perdite anche rilevanti di produzione e la contaminazione di nuovi terreni. Con decreto ministeriale del 30/4/2015, è stata autorizzata l’estensione di impiego di un prodotto a base dell’erbicida rimsulfuron per il controllo specifico di Orobanche spp. su pomodoro. Il prodotto, che era già registrato come erbicida su questa coltura e su patata, usato secondo le indicazioni di etichetta, ha la capacità di inibire lo sviluppo dell’orobanche senza causare effetti fitotossici di rilievo alle piante di pomodoro in coltura. L’estensione di etichetta contro l’orobanche prevede la possibilità di somministrare il prodotto in 2-3 interventi tramite distribuzione in manichetta a dosi variabili tra i 30 e i 50 g/ha. L’uso crescente della subirrigazione per il pomodoro da industria, in alternativa alle classiche manichette poggiate al sul terreno, potrebbe ulteriormente migliorare l’effetto del rimsulfuron sui semi della pianta parassita in fase di germinazione. Per la gestione delle infestazioni da orobanche restano comunque valide tutte le misure di carattere preventivo. La prima scelta da fare è se impiantare il pomodoro in un terreno che è stato infestato negli anni scorsi o che è nelle vicinanze di campi infestati, eventualmente informandosi presso i servizi fitosanitari o di assistenza tecnica locali. In caso di elevato rischio di contaminazione, potrebbe essere saggio evitare la coltura del pomodoro, optando per altre ortive piuttosto che ritrovarsi ad affrontare un’infestazione di orobanche nei campi in piena vegetazione. Tra le altre misure preventive sono da citare le corrette pratiche agronomiche. Per la prevenzione della contaminazione del terreno è importante la sanità del materiale di vivaio, dei contenitori e del terriccio che andrebbe sterilizzato con vapore. Utile ma non risolutivo è l’avvicendamento con colture non suscettibili (es. erba medica, mais, pisello, soia, fagiolo) che richiede tempi spesso troppo lunghi per essere proposti alle aziende specializzate nella coltivazione del pomodoro. Le arature profonde (di almeno 50-80 cm) dei terreni contaminati possono portare i semi a profondità da cui non riescono a germinare ma sono costose e possono essere attuate solo in presenza di franchi di coltivazione profondi. In definitiva, se c’è il rischio concreto di infestazioni di orobanche, probabilmente sarà meglio evitare di trapiantare il pomodoro, in attesa della disponibilità di varietà resistenti o di nuovi mezzi attivi di controllo, a cui alcune società produttrici di fitofarmaci stanno lavorando e che potrebbero essere disponibili sul mercato già nel prossimo anno.