Un drone per la lotta biologica alla piralide del mais

INNOVAZIONE
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Niente chimica e niente ogm, ma la tecnologia militare presa a prestito per la lotta alla piralide. I droni scendono in campo, grazie al nuovo servizio varato dall’Associazione mantovana allevatori e da Comal, il braccio commerciale dell’Apa. È il primo caso in Europa che i droni vengono impiegati nella lotta biologica al parassita del mais, insetto che può ridurre notevolmente la produttività della pianta e predisporre lo sviluppo di micotossine,

«L’Associazione mantovana allevatori – spiega il direttore, Gabriele Caleffi – sempre di più sta assumendo un ruolo di maggiore incisività nella vita degli allevamenti, con il ruolo di consulente esperto non soltanto per la zootecnia, ma più in generale per la gestione generale dell’azienda agricola».

Cinque anni di test

Il lavoro è stato svolto dal 2008 in quattro aziende che hanno voluto seguire questa metodologia di lotta biologica, utilizzando l’imenottero parassitoide Trichogramma brassicae, un insetto oofago, che neutralizza le uova delle piralide. «Si tratta di insetti già presenti in natura – specifica Caleffi – ma non in misura sufficiente a contrastare la piralide del mais».

La sperimentazione è stata fatta, inizialmente, distribuendo gli insetti manualmente. Fino all’avvento del drone, il quale sfrutta tutte le coordinate geo-satellitari dei terreni.

Gli allevatori interessati a questa prima fase al momento sono 20, su oltre 200 ettari. Il costo del servizio si aggira intorno ai 120 euro all’ettaro.

«Abbiamo definitivamente superato i problemi iniziali – afferma Emanuele Zanforlin, responsabile commerciale di Koppert Italia, filiale nazionale della più importante azienda mondiale per la lotta biologica, che ha sede a Rotterdam – che erano, principalmente, i costi superiori rispetto al trattamento chimico e la distribuzione manuale, che era improponibile su vasta scala».

Come funziona

Le uova di Trichogramma brassicae vengono confezionate dentro sfere di cellulosa biodegradabili, facilmente distribuibili attraverso distributore automatizzato e montato sul drone. Con un volo un metro sopra l’apice della pianta, viene rilasciata la capsula. Nel giro di 15-20 giorni si sviluppano l’insetto parassitoide per la lotta biologica. E avendo nascite scalari controlla meglio lo sviluppo della piralide. «La piralide si sviluppa fino a tre generazioni – dice Zanforlin – e con la lotta biologica si riesce a coprire il periodo che va da inizio luglio a fine agosto».

I risultati, poi, sono equiparabili ai trattamenti chimici, ma a impatto zero sul versante ambientale, come puntualizza Francesco Alessandrini, che è l’ideatore del progetto insieme a Caleffi.

«Il servizio – specifica Davide Errera, da poche settimane eletto presidente di Comal – è possibile grazie alla collaborazione fra Associazione mantovana allevatori, Comal e il Sata, il Servizio tecnico di assistenza agli allevatori, finanziato dalla Regione Lombardia».

Chi volesse beneficiare del servizio può contattare Valentina Nodari di Comal (Cooperativa tra allevatori mantovani, società agricola cooperativa) al numero telefonico 0376/247231.

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