Trinciato di mais, annata d’oro

OSSERVATORIO IN CAMPO
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Primavera favorevole alle semine, bel tempo al momento giusto e poi, da giugno ad agosto, pioggia almeno una volta alla settimana, tanto da lasciare i rotoloni di irrigazione a prendere polvere sotto i capannoni. Risultato: produzioni di mais da trinciato fuori dalla norma, tali da far considerare il 2014 come un anno eccezionale.

Dappertutto nel Nord Italia i riscontri di campo parlano di incrementi del 20-30% rispetto alle rese dell’anno scorso. In cifre, 500-700 q/ha per il trinciato e 250-300 per il pastone.

In Piemonte

I mitici 700 q/ha, quest’anno in Piemonte, non sono un tabù. Ce lo conferma tra gli altri Mirko Bagna, contoterzista astigiano: «Il prodotto è senza dubbio molto abbondante e ha, se vogliamo, un solo difetto: è pronto tutto assieme, a causa anche del clima favorevole. In più, registriamo un deciso incremento delle superfici: agricoltori che non si erano mai sognati di fare trinciato stanno scegliendo questa soluzione all’ultimo momento, preoccupati per le basse quotazioni di cui si sente parlare a proposito della granella. Così vendono il mais in campo: risparmiano il costo della trebbiatura e portano a casa, comunque, attorno ai 4 €/q, che con le rese attuali non è male». Bagna parla di una media superiore ai 600 q/ha: «Si arriva spesso a 700 e soprattutto si superano quasi sempre i 550 anche in collina non irrigua, dove solitamente ci si fermava a 300».

Concorda Walter Sardo, agromeccanico alessandrino: «Siamo a un buon 30% più dello scorso anno. Soprattutto non c’è gran differenza tra appezzamenti irrigati e non. Dove si è lavorato bene si superano i 750 q/ha: rese remunerative anche se il prezzo del trinciato non è eccezionale».

Nel Veneto

In Veneto problemi di diabrotica. «Chi non ha fatto i trattamenti ha subito danni molto forti» conferma Mario Pettenuzzo, contoterzista con un’area di lavoro dall’Alto Adige al Ferrarese. «In certi casi ci sono danni fino all’80%; anche quando il mais sembra intatto nella pannocchia manca granella. Il problema è diffuso un po’ in tutto il Veneto, mentre è meno evidente in Emilia».

Anche la piralide si è fatta sentire: «Spesso si pensa che il mais ingiallisca perché è arrivato alla fine del suo ciclo, ma se confrontiamo un campo trattato e uno no, notiamo che il primo resta verde per altre due settimane: l’essiccamento è in realtà dovuto agli effetti della piralide». Chi ha trattato ha invece un gran prodotto: «Quasi ovunque oltre i 500 q/ha, anche con cicli brevi che negli anni scorsi faticavano ad arrivare a 350. Invece il mais seminato precocemente, a metà marzo, ha sofferto un po’ il freddo, con rese leggermente più basse della norma».

Nel Padovano lavora Fabrizio Prando, che conferma: rese da 500 a 700 q/ha (+30%) e buona qualità, con spiga ben compiuta se non è stata pregiudicata dalla diabrotica.

In Lombardia

Il problema diabrotica affligge in misura minore la Lombardia. Spiega Maurizio Sabadini, agronomo della cooperativa Comab di Montichiari (Bs), un migliaio di soci tra Brescia e Mantova: «Il clima anomalo (mite in primavera e abbondanza di piogge estive) non ha permesso agli insetti di avere cicli vitali ben definiti. Ha invece favorito la produzione, con rese eccezionali. Le basse temperature estive dovrebbero inoltre evitare il problema micotossine». 

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