Trinciato di mais, allarme rese

OSSERVATORIO IN CAMPO
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Dopo una stagione di semina più che ritardata – c’è chi ha concluso le operazioni a fine giugno – si cominciano a intravvedere problemi per il trinciato di mais.

«Il ciclo colturale è in forte ritardo, le piante sono piccole, spesso nane, ed è fin d’ora evidente che le produzioni saranno sensibilmente inferiori alle medie storiche». Si fa poche illusioni Giuseppe Elias, imprenditore agricolo e allevatore lodigiano, 50 ettari dedicati a mais da trinciare, su 600 totali gestiti in azienda.

E di quanto sarà il calo? «Mediamente, a seconda delle varietà e della risposta al clima, produciamo fra i 550 e i 700 q/ha. Quest’anno difficilmente andremo poco oltre i 400-450 q/ha, il che significa che si può stimare un calo del 30%».

Previsione nefasta, che potrebbe innescare una corsa al trinciato, caratterizzata dalla concorrenza agguerrita fra allevatori di vacche da latte e produttori di biogas.

«L’alimentazione bovina della nostra area – continua Elias – è basata sul trinciato, che deve essere reperito in loco o poco lontano. Non si può pensare di fare centinaia di chilometri per acquistare, se si trova, trinciato. Sarebbe totalmente antieconomico. Forse i produttori di biogas hanno qualche margine di manovra e possono spostarsi un po’ di più, ma anche per loro andare oltre un raggio di 50 km rischia di essere un salasso. Chi compra materia prima per produrre biogas si muove anche su soluzioni alternative, tipo sorgo o grano di qualità modesta, ma la situazione rimane complicata».

E i prezzi, prima ancora che si veda effettivamente come andrà a finire la campgna di raccolta, stanno progressivamente salendo.

«Abbiamo venduto trinciato in fossa già pronto per essere utilizzato – prosegue Elias – a 7 €/q. C’è chi sta facendo contratti in campo per comprare trinciato a 4,5 €/q, ai quali si devono aggiungere non meno di 2-2,5 euro fra lavorazioni ed essiccazione per arrivare a un prodotto finito. Si pensi che 7-8 €/q per un trinciato di mais ‘corrispondono’ indicativamente a 25-28 €/q di granella».

I rischi di carenza appaiono concreti: potrebbe capitare di arrivare a fine agosto senza scorte e con molto prodotto ancora da tagliare. «Fra l’altro – rimarca l’imprenditore lodigiano – trinciare molto avanti, a ottobre, porta con sé rischi non indifferenti legati alle piogge e all’umidità, con conseguenti costi di essicazione più alti».

Soluzioni? «Poche. Chi ha la fortuna di avere superfici a disposizione può girare parte del mais da granella alla trinciatura, ma gli altri che hanno bisogno di approvvigionarsi comprano quello che c’è. E pagano caro».

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