Trincia semovente John Deere 8600i

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A un anno dalla presentazione ufficiale, vediamo finalmente lavorare la nuova trincia 8000 di John Deere. Siamo andati alla scoperta del modello più grande della categoria per il 2015: la 8600i, da 625 cv di potenza massima. L’abbiamo vista impegnata con grano da foraggio abbondante e, in qualche caso, allettato

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John Deere era l’ultimo costruttore del mercato a dover ancora fare un salto di qualità sulle trinciacaricatrici, per adeguarsi ai nuovi standard della concorrenza. Pur essendo, infatti, molto avanzata tecnologicamente per l’analisi qualitativa del trinciato, la serie 7700 risultava piuttosto arretrata sotto alcuni aspetti meccanici e idraulici. Il divario è stato senza dubbio colmato con la nuova gamma 8000, progetto su cui John Deere ha investito moltissimo: arrivando a dedicarvi un padiglione riservato presso lo stabilimento tedesco di Mannheim.

Non è un caso, dunque, che alla presentazione ufficiale, avvenuta nella primavera del 2014, la 8000 abbia subito fatto parlare di sé. Sono piaciute, infatti, alcune soluzioni adottate per rimediare ai punti deboli della serie precedente: pensiamo, per esempio, al sistema di estrazione del rompigranella, adesso basato su un paranco elettrico che rende possibile l’operazione da parte di un solo uomo; oppure alla nuova trasmissione idraulica, o ancora alla cabina, resa più ampia e luminosa, anche perché è la medesima delle mietitrebbie della serie S. È rimasto invece sostanzialmente invariato tutto il settore dell’analisi qualitativa del prodotto, un aspetto per cui John Deere è, come abbiamo scritto all’inizio, all’avanguardia.

A un anno dalla presentazione ufficiale, le prime macchine della serie 8000 sono al lavoro nei campi e abbiamo quindi avuto l’occasione di metterne sotto verifica una. Abbiamo scelto la più potente della gamma, la 8600i, dove la “i” sta, notoriamente, per intelligente, ovvero dotata del laboratorio mobile di analisi del trinciato.

Impazienti di provare la nuova trincia, non abbiamo aspettato il mais e siamo andati in campo durante la raccolta dei cereali vernini. Abbiamo quindi visto lavorare la macchina su un grano discretamente abbondante (produzione media di circa 500 quintali per ettaro). Il test è stato effettuato in due appezzamenti, il primo in buone condizioni e il secondo, invece, caratterizzato da numerose parti allettate. È stato così possibile valutare anche le prestazioni della barra, una Zürn a dischetti di ultima generazione.

Il nuovo Power Tech Plus

La serie 8600 è ben lungi dall’essere un semplice adeguamento ai nuovi standard normativi della precedente gamma. Al contrario è, in pratica, una macchina del tutto nuova. Tuttavia non c’è dubbio che uno degli interventi più importanti e caratterizzanti sia stato quello sul motore, naturalmente portato al livello Tier 4F di emissioni.

È risaputo che il costruttore americano sia stato uno dei pochi a mantenere, per lo stadio precedente, il sistema Egr, abbinato a un turbo a geometria variabile e a un controllo esasperato dell’iniezione. Per rientrare nelle prescrizioni del Tier 4F, tuttavia, anche sui mezzi John Deere è arrivata l’urea. Ciò nonostante, il sistema Egr resta prioritario: secondo quanto spiegato dall’ufficio marketing di John Deere Italia, il motore lavora ancora con il ricircolo dei gas di scarico e prestando grande attenzione al controllo dell’alimentazione, reso possibile da due turbocompressori (uno fisso e uno a geometria variabile). Tuttavia, quando il sensore sistemato sull’Egr rileva una temperatura eccessiva, entra in funzione il circuito Scr, che spruzza urea nel catalizzatore abbattendo gli ossidi di azoto. Con questa impostazione, dunque, il sistema Scr diventa, in pratica, una soluzione di emergenza, al punto che il consumo di urea non va mai oltre il 2% del carburante impiegato. Tutto questo avviene in un motore Power Tech Plus di ultima generazione, un 6 cilindri in linea da 13,5 litri di volume per 582 cv (428 kW) di potenza nominale e 625 cv (460 kW) di potenza massima.

Ciò che non cambia, sulla 8000, è la disposizione del motore: sempre longitudinale, una scelta che secondo il costruttore americano ha numerosi punti a favore rispetto a quella trasversale (scelta da Krone e Claas, ad esempio). Per cominciare, dice John Deere, in questo modo si mantiene il posteriore stretto, salvando la visibilità. Inoltre, la collocazione longitudinale migliora la stabilità, soprattutto durante i trasferimenti su strada. Terzo e fondamentale aspetto il raffreddamento: grazie alla sua collocazione, il motore è investito dal vortice di aria fredda che proviene dalla ventola e riduce così le necessità di raffreddamento dei liquidi, cosa che comporta minori consumi di carburante. Da notare, per inciso, che sulla 8000 è stato abbandonato il sistema di raffreddamento a velocità variabile Vari Cool a favore di una tradizionale ventola a velocità costante. Il principale difetto del motore longitudinale – assenza di trasmissione diretta dall’albero motore agli organi trincianti – è aggirato, secondo John Deere, dalla nuova tecnologia a ingranaggio angolare della trasmissione, soluzione che riduce le perdite di potenza allo 0,5% circa.

Organi trincianti allargati

Tra gli interventi di ammodernamento più incisivi, abbiamo sicuramente la revisione di tutto l’apparato trinciante, a cominciare dal canale e dai rulli di introduzione. Che non cambiano nel numero – sono sempre quattro – ma nella larghezza, ampliata su tutto il percorso del prodotto, dall’ingresso nella macchina al tubo di lancio. Abbiamo così rulli di alimentazione dentati (per agganciare meglio il prodotto proveniente dalla barra) da 83 cm (66 cm sui modelli inferiori), con un nuovo sistema di molle che assicura il 35% in più di pressione. Le molle, fa notare John Deere, sono sempre quattro, una per rullo, con contromolle regolabili che aumentano la distanza massima tra i rulli, in modo da far fronte anche a produzioni abbondanti. Inoltre, per la prima volta è disponibile, accanto al rilevatore di metalli standard, un rilevatore di pietre sul primo rullo. In caso di problemi, l’alimentazione idraulica – sempre secondo John Deere – rende possibile arrestare l’introduzione senza i contraccolpi che si verificano con una trasmissione meccanica: sistema brevettato, vista la sua originalità.

Novità importanti anche per il rotore di taglio, che per la 8600 è largo 85 cm (68 cm sugli altri modelli) e ha un diametro di 67 cm. Tamburo più grande, dunque, ma non soltanto: su questa gamma è infatti disponibile, accanto a quelli da 40, 48 o 56 lame, anche il rotore a 64 coltelli, che abbassa la lunghezza minima di taglio da 4 a 3 mm. I coltelli, inoltre, hanno un rivestimento in carburo di tungsteno aumentato rispetto alla serie precedente (+43% per il mais) e pari a 20 mm, in modo da avere maggior durata e assicurare prestazioni elevate anche con coltelli usurati. L’affilatura, secondo i progettisti, avviene in tempi rapidissimi e il nuovo sistema di riposizionamento è in grado di ottimizzare la collocazione dei controlama in 45”. Merito, anche, dell’alloggiamento dei controcoltelli, completamente rivisto rispetto alla precedente versione. Restano inalterati, invece, il sistema di regolazione in continuo della lunghezza di taglio e l’automatismo che varia la lunghezza in funzione dell’umidità del prodotto: ne parleremo più avanti, descrivendo l’avanzatissima dotazione tecnologica di questa macchina.

Un altro dispositivo ampiamente rinnovato è il rompigranella, un oggettivo handicap sulla vecchia serie. Non tanto per problemi funzionali, quanto di gestione: per esempio per l’estrazione o l’esclusione nel momento in cui si doveva raccogliere foraggio. Ovviamente gli ingegneri John Deere hanno lavorato molto sul pezzo, mettendo a punto un metodo di esclusione a scorrimento che riesce, in meno di due minuti e grazie a una manovella, a togliere i rulli dal percorso del prodotto, alloggiandoli nell’ampio vano creato tra il motore e il canale di lancio. E questa è un’altra importante novità della serie 8000, visto che prima, per eseguire la stessa operazione, si doveva lavorare sotto la macchina, non essendovi sufficiente spazio tra motore e canale di lancio. Anche più agevole, secondo John Deere, l’asportazione completa del rompigranella: sfruttando un paranco elettrico, un operatore, senza alcun aiuto, può rimuovere il dispositivo e appoggiarlo a terra in 5 minuti scarsi.

Per quanto riguarda l’effettivo lavoro, i rulli del corn cracker sono stati ampliati, come tutti gli altri organi trincianti, e sono ora larghi 72 cm, per 24 di diametro e con un differenziale di velocità del 24%. Rinnovato, anche, il sistema di guarnizioni per i cuscinetti e le molle di pressione. La distanza tra i rulli va da 0,5 a 5 millimetri. Riprogettata, anche, la versione Kernel Star, composta da 17 dischi da 24 cm di diametro, montata sulle stesse molle dei rulli tradizionali e ha, ora, il 50% di superficie utile in più rispetto al vecchio Kernel Star, a tutto vantaggio della produttività abbinata a una qualità del lavoro comunque elevata. Dimensioni maggiorate, infine, per il lanciatore a dodici palette, da 56 cm di diametro per 62 di larghezza, fondo in Hardox e opzione DuraLine Hd per una maggior resistenza all’usura. Il tubo di lancio è stato migliorato con un sistema di posizionamento automatico – optional – e una gittata che supera i 6 metri e mezzo con l’opzione maggiorata, un altro accessorio. È più che sufficiente per scavalcare il trattore, come vedremo.

Trasmissione ed elettronica

La trasmissione, sulla 8000, resta ProDrive, idrostatica con modalità campo/strada e 40 km orari di velocità massima. Grazie al controllo Esm (engine speed management), motore e trasmissione sono in dialogo costante e questo permette, per esempio, di abbassare i giri del motore (funzione Eco) ogni volta che si arriva in capezzagna, oltre che durante i trasferimenti. Il risparmio di carburante, secondo i dati di John Deere, può arrivare al 18%.

È stata invece del tutto rinnovata la trasmissione agli organi trincianti, ora idraulica e non più, come in precedenza, meccanica. Con essa, secondo John Deere, è ulteriormente migliorato il controllo della lunghezza di taglio in base all’umidità. Una funzione resa possibile dall’eccellente elettronica della macchina: un sensore sul primo rullo misura il prodotto in entrata e trasmette il dato al computer, che lo incrocia con quelli provenienti dall’Harvest Lab (sensore Nir) posto sul tubo di lancio. Assieme – e geolocalizzate dal satellite – le informazioni permettono di determinare produzione, umidità, ceneri, proteine, sostanza neutro detersa e acido-detersa del mais. Con la serie 8000, inoltre, il Nir è in grado di rilevare anche l’umidità di erba e cereali vernini. Le informazioni possono essere usate per creare mappe di produzione complete di parametri qualitativi, ottenendo così una preziosa informazione per stabilire quale zona del campo ha la resa migliore e peggiore, ma anche che caratteristiche qualitative ha ogni carro di trinciato che arriva in azienda.

In prova

L’analisi qualitativa della produzione è solo una delle funzioni del computer di bordo, che è naturalmente anche in grado di visualizzare tutti i comuni parametri di lavoro (velocità, ettari trinciati e residui, autonomia, consumi medi e per ettaro), oltre a permettere di variare le impostazioni del rotore e del rompigranella, del tubo di lancio e dei controcoltelli, solo per fare qualche esempio. Tutto si gestisce dal terminale touch screen, che funziona anche come monitor della guida automatica: sia quella laser Autotrac Row Sense, che funziona con il mais, sia la satellitare vera e propria. In cabina, sul bracciolo Command Arm, è inoltre presente un secondo terminale, più piccolo, che fornisce le informazioni di base sulla macchina. Velocità, giri motore e autonomia sono infine indicati in un piccolo monitor a cristalli sul montante anteriore destro.

Parliamo, prima di dar conto degli esiti della prova, della cabina: per la serie 8000, John Deere ha scelto l’abitacolo delle mietitrebbie serie S, una soluzione che offre, finalmente, uno spazio di lavoro ampio, ben organizzato e soprattutto luminoso. L’eliminazione del montante posteriore aumenta fortemente la visibilità posteriore, favorita dal motore longitudinale e anche da una telecamera posta, di serie, sul retro della macchina, mentre un altro occhio elettronico è collocato in testa al tubo di lancio. Tutto l’abitacolo, inoltre, è eccezionalmente largo, luminoso e arioso. Il rumore, all’interno, è avvertibile, ma non fastidioso, sintomo di una discreta insonorizzazione. Il climatizzatore automatico, da noi provato in una giornata abbastanza fresca, dovrebbe comunque garantire un clima adeguato anche nei periodi di maggior caldo.

La disposizione dei comandi è quella di sempre: ben organizzata sul bracciolo, grazie soprattutto a una leva multifunzioni che controlla tutte le funzioni principali della trincia. Il posizionamento automatico del tubo di lancio, inoltre, semplifica il lavoro, portando la gestione dello stesso al livello della concorrenza. Fino alla serie 7700, infatti, per riposizionare il tubo era necessario premere il tasto di ricollocamento finché lo scarico non si era sistemato; ora con una pressione di tre secondi si dà già il comando di riposizionamento automatico.

Parliamo, a questo punto, di prestazioni. Siamo stati per una mattina sulla 8600 della Marchetto Snc, una ditta di contoterzismo di Padova impegnata, però, in provincia di Ferrara, in un’azienda da oltre 500 ettari. Abbiamo raccolto grano di produzione medio-abbondante (attorno a 500 q/ha) in due appezzamenti diversi: il primo in buone condizioni, il secondo con numerose aree allettate, sempre con taglio a 5 mm. Agganciata alla trincia avevamo una testata a dischetti della Zürn da 6,2 m, anch’essa rinnovata. In particolare, ci fanno notare gli operatori della ditta, la coclea è stata aumentata di diametro ed è stato aggiunto un rullo che facilita l’ingresso del prodotto nel canale di alimentazione e questo fatto ha drasticamente cambiato le prestazioni della barra, migliorandole e rendendola efficiente anche su prodotto allettato.

In effetti, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi che la testata raccoglie il grano allettato senza troppi problemi, mantenendo comunque una velocità di avanzamento di circa 4 km orari. Su prodotto in piedi, invece, si lavora tra gli 8 e i 10 km/h. Con una produttività, dunque, di oltre 4 ha/h, tenendo conto delle svolte e del fermo macchina. Unico limite è la capacità dei carri di servire adeguatamente la macchina, che per il resto non sembra avere problemi di sorta: né di motore né tantomeno di trinciatura, grazie al percorso di taglio totalmente rifatto su scala più grande. Anche la qualità del taglio, dicono i dipendenti, è molto migliorata rispetto alle serie precedenti e lo stesso vale per le condizioni di lavoro, a cominciare dalla visibilità. Per la quale, tuttavia, bisognerà attendere un test con mais alto, prima di dare un giudizio davvero accurato. Fa ben sperare, però, l’attenzione posta dai designer ad alcuni particolari della cabina, per esempio l’ansa creata nel tettuccio in corrispondenza del punto dove si trova il tubo di lancio durante il lavoro: in questo modo, un operatore di altezza media ha una visuale perfetta sullo scarico, cosa che non avverrebbe con un profilo del tetto lineare. Altro aspetto segnalato dal conducente è la velocità del riposizionamento dei controcoltelli, che consente di effettuare l’operazione durante le manovre a fine campo, mantenendo l’apparato trinciante sempre in condizioni ottimali di lavoro.

Un termine di valutazione sempre importante, quando si parla di trinciacaricatrici, è infine quello dei consumi, nota spesso dolente di queste macchine. Stavolta, però, il fabbisogno di gasolio non è di quelli che fanno rizzare i capelli: col grano si viaggia sugli 80 litri l’ora, più o meno. Numeri destinati – immaginiamo – ad aumentare con il mais, ma per ora abbastanza soddisfacenti.

A conti fatti non c’è quindi dubbio che, rispetto alla gamma 7500 e 7700, la John Deere 8000 rappresenti un salto di qualità importante, avendo risolto alcuni problemi per i quali i modelli precedenti soffrivano la concorrenza dei principali marchi del mercato. Al tempo stesso, con la 8000 il costruttore americano rafforza la sua leadership nella tecnologia di precisione, aspetto per il quale continua a rappresentare un sicuro punto di riferimento.

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