Trattori New Holland T4.105 e T4.95

Prova doppia per il T4 New Holland: un 105 con Supersteer e seminatrice di precisione e un 95 in versione…

La tecnologia, soprattutto se sofisticata, di solito è appannaggio dei grandi trattori, diciamo dai 200 cavalli in su. C’è tuttavia uno specifico settore in cui questa regola non vale, ed è quello della guida satellitare, automatica o meno.

Anche i sistemi Gps – e soprattutto la predisposizione per l’autoguida – si trovano solitamente sui trattori di fascia più alta, è vero, ma questa consuetudine, dovuta più che altro al valore della macchina, è in realtà miope. Se è vero, infatti, che quando un agricoltore spende 200mila euro per un trattore vorrà trovarlo equipaggiato anche con la predisposizione satellitare, è altrettanto vero che – se guardiamo alle applicazioni – quest’ultima tornerebbe più utile su macchine fino a 130 cavalli, almeno nella realtà italiana. Per cosa si usa, infatti, la guida satellitare nella nostra agricoltura? Per i trattamenti, in primo luogo, e poi per la concimazione, le lavorazioni sulla fila e la semina: tutte attività per le quali difficilmente si usano macchine grandi. Certo, con l’autoguida si può fare anche l’aratura, tracciando solchi perfettamente rettilinei, oppure la preparazione del terreno con un coltivatore combinato ed evitare, grazie al satellite, sovrapposizioni superiori ai 20 cm. Ma l’utilità agronomica di queste applicazioni è in realtà scarsa; inferiore, senz’altro, a quella di una buona semina o concimazione fatte con la stessa tecnologia. E queste attività in Italia si fanno con le macchine piccole.

È probabilmente dopo un ragionamento di questo genere che New Holland ha deciso di installare e promuovere la guida satellitare automatica su trattori da 75 a 115 cavalli; una decisione azzeccata, soprattutto perché adotta un monitor e un software del tutto identici a quelli che troviamo su macchine di ben altra dimensione e valore. Dunque, anche scegliendo un piccolo trattore oggi si può avere il meglio in fatto di guida parallela o automatica. Il test che proponiamo nelle prossime pagine riguarda proprio un caso di questo genere: l’abbinamento tra un’applicazione ad altissima tecnologia satellitare e un trattore “entry level”. Nello specifico, un T4 nuova serie, che descriveremo tra breve.

Trattore in doppia versione

Quanti T4 ci sono, oggi, nel listino di New Holland? Perlomeno tre versioni. C’è, innanzitutto, il T4 Powerstar, nato ormai quattro anni fa e con potenza da 55 a 75 cv. Da questo valore in su, però, la macchina cambia faccia: più grande, meglio equipaggiata e con prestazioni decisamente superiori. In altre parole, un trattore quasi del tutto diverso. Anche questa distinzione tuttavia non è sufficiente, perché la famiglia dei T4 si differenzia ancora in base alla struttura e principalmente al telaio. Abbiamo così un allestimento più pesante, con il carro formato da una fusione in ghisa e un assale posteriore più robusto, in grado di sopportare attrezzi e sollecitazioni importanti. C’è poi quello che potremmo chiamare il T4 versione light, che ha un carro più sottile, in ferro presso-saldato, monta ruote di diametro inferiore e perde qualcosa anche sul ponte posteriore. La differenza si concretizza in cinque quintali, che il T4 light recupera sul fratello più pesante. Possono sembrare poca cosa, ma quando si fanno semine o trattamenti su terreno bagnato, 500 kg in meno si sentono. Dunque – spiega New Holland – il cliente può scegliere il trattore che preferisci in base alle proprie necessità: se ha bisogno di una macchina veloce e leggera, opterà per il T4 light, mentre se pensa di usare molto caricatore frontale, lama da neve o attrezzi pesanti sul sollevatore, si orienterà sul T4 rinforzato. Citiamo infine – per dovere di cronaca – il T4 Lp, ovvero ribassato: deriva dalla versione da frutteto ed è pensato per la montagna o l’agricoltura specializzata.

Torniamo alle versioni convenzionali: differenze strutturali a parte, le due macchine sono identiche, tanto è vero che la scelta del tipo di telaio si fa a fine pratica, al momento di ordinare il modello. Entrambe montano così lo stesso motore: F5C da 3,4 litri, con tecnologia Egr e filtro antiparticolato. Si tratta di un propulsore common rail con un intervallo di potenza massima da 1.900 a 2.300 giri e con potenza massima, per i due modelli, di 99 e 107 cavalli (73 e 79 kW), mentre la coppia massima, a 1.500 giri, è di 407 e 444 Nm, con una riserva di coppia del 34 e 35%. Unico anche il cambio, che può essere totalmente meccanico o con mezza marcia idraulica. Lo stesso vale per l’inversore: idraulico o elettroidraulico, a scelta del cliente. Avremo così un 12×12 con inversore idraulico (cioè con azionamento manuale assistito da un cilindro idraulico) oppure il Powershuttle 12×12 con inversore elettroidraulico e frizione a pulsante per otto rapporti nelle tre gamme di lavoro principali. O, ancora, il Dual Command che ai 12 rapporti meccanici aggiunge la mezza marcia sotto carico.

Anche l’impianto idraulico è unico: da 48 o 64 l/min (quest’ultima pompa è di serie sul T4 115) e con due o quattro distributori, più sollevatore da 38 q di portata alle rotule (26 su tutta la corsa, alle rotule). La presa di forza ha tutte le gamme di velocità: 540 e mille giri, più funzione Eco per la prima e, infine, rotazione proporzionale all’avanzamento come optional.

La guida automatica

Passiamo alla vera protagonista del nostro test, ovvero la guida satellitare automatica. Per il T4 è disponibile in due versioni: con il classico motorino integrato sul volante, che può essere Ez Steer o Ez Pilot, a seconda del sistema di rotazione adottato, oppure con Autopilot. Soluzione, quest’ultima, che va ad agire direttamente sull’idroguida della macchina attraverso un distributore dedicato, posto sotto alla cabina. In tal modo, cabina e volante risultano più liberi e al tempo stesso la macchina è dotata di una reattività maggiore, dal momento che il software agisce direttamente sulle ruote e non sul piantone dello sterzo. E proprio la possibilità di montare, di fabbrica, una guida di questo tipo su un trattore da 85 cv rappresenta la particolarità dell’offerta New Holland in materia di Plm (Precision land management, ovvero gestione di precisione del suolo).

Lasciando da parte l’attuatore, ovvero il sistema che fisicamente gestisce lo sterzo, il sistema operativo e anche il terminale dal quale impostare la guida automatica sono gli stessi, con l’unica eccezione di Ez Guide 250, adatto soltanto a precisione di 20 cm e al sistema Ez Steer. Altrimenti si possono montare sia il monitor Fm750 da 8 pollici sia il più performante Fm 1000 da 12 pollici che presenta anche alcune funzioni aggiuntive, come True Guide e True Tracker (ne parliamo più avanti). In ogni caso, l’accuratezza teorica della guida satellitare è la stessa e va dalla semplice indicazione della linea da seguire, lasciando al conducente il compito di mantenerla, alla guida automatica vera e propria, fino a precisione Rtk. Ovvero 2,5 centimetri di scarto massimo per lato: un sistema utile per le semine e la lavorazione sulle file (sarchiature di mais e orticole, per esempio).

Nuove opzioni

Con il 2014, New Holland ha poi ulteriormente implementato le sue opzioni per i sistemi di guida satellitare, aggiungendo alcune interessanti funzionalità. Vediamole brevemente.

True Guide. Basato sull’Autopilot (ovvero la guida automatica integrata nel trattore), serve a correggere la posizione dell’attrezzo su pendenze trasversali, in modo da fargli mantenere una perfetta traiettoria allineata al segnale satellitare.

True Tracker. In questo caso, sull’attrezzo è installato un secondo sistema satellitare che dialoga con l’Autopilot del trattore e interviene direttamente sull’attrezzo per mantenere la traiettoria su terreni sconnessi e in forte pendenza. Come il True Guide, anche il True Tracker richiede il terminale Fm 1000.

Intellirate. Sistema elettronico per il controllo della portata delle barre e degli spandiconcimi. Lavora con il terminale del trattore (dunque non dell’autoguida) aprendo e chiudendo le sezioni o riducendo la portata del prodotto a seconda delle necessità.

Field-Iq. Software di controllo delle sezioni della barra per evitare sovrapposizioni. Si integra nei display Fm 750 o Fm 1000 disattivando automaticamente le file della seminatrice o le sezioni della barra già coperte da una precedente passata. Intellirate e Field Iq tornano utili, naturalmente, se si vogliono fare applicazioni a dosaggio variabile di sementi e mezzi tecnici.

Plm Connect. Ultimo nato, attivo dal giugno scorso, è il sistema di telemetria che consente ai titolari dell’impresa di avere sempre sotto controllo la flotta aziendale. Funziona ovviamente come antifurto, avvertendo il proprietario se la macchina esce dai confini prestabiliti o si attiva fuori orario di lavoro, ma sarebbe sbagliato considerarlo soltanto un sistema di recupero dei trattori rubati. Nella versione Professional, infatti, permette di visualizzare da remoto fino a quattro schermate di lavoro del computer di bordo. Possibile anche inviare messaggi al trattorista, suggerendo modifiche alle impostazioni, e ricevere in diretta gli avvisi di funzionamento anomalo.

Test Plm

Il Plm (Precision Land Management) è il vero protagonista del nostro test. Abbiamo provato – e valutato – due T4: un 95 cv in versione Light e un 105 cavalli dotato di assale sterzante Supersteer, un’altra proposta assai interessante di New Holland per le piccole potenze, dal momento che aumenta notevolmente la sterzata della macchina, ottenendo una manovrabilità con pochi eguali sul mercato.

Cominciamo dal comportamento generale. Il T4.95 era abbinato a una botte per trattamenti della Kuhn, con serbatoio da 1.800 litri e 21 metri di barra in tre sezioni a piegamento obliquo, mentre la versione più grande ha lavorato con una seminatrice di precisione da 6 file, sempre Kuhn. Si tratta di due attrezzi assolutamente alla portata del tre cilindri F5C, che infatti non ha manifestato problemi di nessun tipo, grazie alla buona coppia a bassi regimi e a una più che discreta riserva di potenza. Più che adeguata anche la trasmissione Dual Command: avevamo, in materia di cambio, il massimo che si può ottenere su questa gamma, con mezza marcia idraulica e inversore elettroidraulico al volante: un dispositivo che torna utile in attività aziendali e o zootecniche, più ancora che su un campo aperto come nel nostro caso, dove il semplice inversore idraulico è già un ottimo assistente. Interessante, invece, il Supersteer, grazie al quale il T4.105 riusciva a girare, in capezzagna, davvero in pochissimo spazio. Idraulica e cabina sono proporzionate al tipo di macchina: più che sufficiente per i 1.800 litri di botte la prima, abbastanza ben organizzata la seconda: chiaramente adeguata a un trattore sotto i 100 cavalli, ma comunque comoda, con comandi sufficientemente ben organizzati e anche qualche nota estetica interessante, come il montante laterale con aria condizionata e selettore delle luci. Il rumore è avvertibile, ma non fastidioso. Buona la visibilità, soprattutto anteriore, con le ruote perfettamente sotto l’occhio del conducente.

Parliamo ora di tecnologie di precisione. I due T4 montavano due sistemi di guida automatica diversi: sul 105 cv era installato un Ez Pilot, dunque un motore “a ciambella” che si fissa sul piantone dello sterzo, appena sotto al volante, e ruota il medesimo al posto del conducente. Sul T4 95, invece, era montato un sistema Autopilot, con azione diretta sull’idroguida del trattore attraverso un distributore idraulico azionato da una centralina che, a sua volta, riceve l’impulso dal software della guida satellitare (vedi foto 5 a pag. 12). La particolarità di questa soluzione sta, soprattutto, nell’essere applicata a un trattore sotto i 100 cv, mentre è abbastanza comune, ormai, sulle macchine più grandi. Ma come abbiamo premesso all’inizio, la guida a precisione massima, in Italia, serve quasi più sui piccoli che sui grandi mezzi e non c’è dubbio che l’intervento diretto sull’idroguida sia, ad oggi, il sistema più reattivo agli impulsi che vengono dal satellite. Dunque, un plauso a New Holland per offrire questa soluzione su una categoria di macchine solitamente un po’ trascurata, quanto ad allestimento. Passiamo alle applicazioni specifiche dei due mezzi. Per quanto riguarda la seminatrice, c’è poco da dire: effettuata la svolta, si preme il pulsante della guida automatica e il trattore, controllato da Ez Pilot, aggancia la traccia informatica più vicina alla sua posizione, seguendola senza problemi. La risposta del motore sul volante è un po’ più lenta rispetto all’Autopilot, ma sufficiente a fare un eccellente lavoro, se si procede a velocità normali. Identico il margine di errore: segnale Rtk, con 2,5 cm di scarto massimo per lato.

Discorso un po’ diverso per la botte da diserbo: in questo caso si è potuto apprezzare il dialogo diretto tra la macchina e il sistema di gestione dell’attrezzo, che può chiudere una o più sezioni per evitare sovrapposizioni e, con un apposito optional, può fare anche apertura e chiusura automatica della barra. In questo caso, quindi, non si tratta soltanto di mantenere una linea ma di attivare o disattivare parte della barra da 21 m. A quanto abbiamo constatato, il software lo fa benissimo, inviando le prescrizioni alla centralina che gestisce l’attrezzo.

Riassumendo, possiamo dire di aver visto due interessanti applicazioni di precision farming su macchine di piccola dimensione ma che, per il loro impiego, sono quantomai adatte a questo tipo di tecnologia. Non c’è dubbio che la guida assistita o automatica si svilupperà ulteriormente, nei prossimi anni, ed è probabile che una delle linee di questo sviluppo passerà proprio per l’automazione dei piccoli trattori, così da poter fare, senza grosse modifiche e perdite di tempo, semine, lavorazioni e trattamenti con sistemi geo-referenziati.

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