Trattori Fendt 311 e 313 Vario

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L’adeguamento agli standard Euro 4 tocca anche la gamma 300 e, con esso, Fendt cambia un altro pezzo della sua storia recente: spariscono i motori Deutz, entrano in gioco gli Agco Power da 4 litri e mezzo. Li abbiamo salutati con un test doppio

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Una nuova versione, pienamente in linea con i parametri Fendt, ma soprattutto motori Agco Power al posto dei Deutz: l’aggiornamento alla normativa Euro IV della gamma Fendt è arrivato a un passaggio cruciale, e non soltanto perché si tratta della serie 300 Vario, vale a dire i trattori tra 100 e 130 cavalli, che sono, per il nostro paese, un segmento caldissimo. È qui, come pure nello scaglione tra 50 e 100 cv, che si fanno i numeri di vendita, infatti. Al di là di questo fatto, sicuramente d’interesse, è la scelta di montare motori ex-Sisu a essere, in qualche modo, storica: finora, infatti, soltanto i piccoli 200 Vario erano spinti da un propulsore costruito dal gruppo (il lodatissimo 3 cilindri da 3,3 litri). Il resto del listino, dal 300 Vario fino ai 900 da 390 cavalli, monta motori Deutz. Anzi montava, visto che appunto il nuovo 300 ha rotto il monopolio. Sintomo, è facile immaginare, di un percorso destinato a espandersi.

La voglia di vedere come si comporta il 300 Vario con il nuovo motore e il nuovo allestimento Profi è dunque molta e Macchine & Motori Agricoli è in grado di soddisfarla: abbiamo messo alla prova due esemplari della nuova serie, un 311 in versione Power e un 313 Profi: quest’ultima è peraltro la macchina più grande della gamma nell’allestimento più accessoriato e, appunto, innovativo. Un test in assoluta anteprima, dal momento che abbiamo preso al volo le prime macchine arrivate dalla Germania per un tour espositivo. Come leggerete, è una prova doppia, eseguita in condizioni davvero difficili: con un erpice rotante da 5 metri su terreno argilloso, sebbene già lavorato.

Motore e trasmissione

Il motore è dunque gran protagonista nel rinnovamento del 300 Vario. Vediamolo subito allora, per quanto possibile, nei dettagli. Non si tratta chiaramente di una novità assoluta: troviamo infatti, sotto il cofano, un Agco Power 44 AWF Hd, un quadricilindrico da 4,4 litri, turbo con waste-gate, valvola termostatica sul prefiltro del carburante (per facilitare l’avviamento a freddo) e tecnologia Egr più Scr per il rispetto delle normative Tier 4F o Euro IV che dir si voglia. Un motore dunque ad altissima tecnologia e che troviamo, per esempio, sui Valtra serie N e sui Massey Ferguson delle gamme 5400 e 5600. Da notare, oltre alla ventola viscostatica (ormai consueta) e al nuovo iniettore a sei fori per ridurre il consumo di additivo all’urea, la coppia massima a 1.550 giri e la generosa riserva di coppia: 47% per il 311 e 42% per il 313 Vario. La coppia massima, invece, per i due modelli è di 524 e 596 Nm, mentre la potenza nominale (Ece R 24) è di 78 e 92 kW (107 e 126 cv). La potenza massima – da cui peraltro deriva il nome delle macchine – è infine di 88 e 102 kilowatt, corrispondenti a 119 e 138 cavalli.

Interessante anche la trasmissione: Vario Fendt, naturalmente, ma – come sempre sulle macchine più piccole – con una sola gamma in luogo di due; pertanto l’operatore non deve più selezionare la modalità campo piuttosto che strada, ma soltanto il tipo di guida a lui più congeniale. Quali sono? I soliti: a pedale, per gestire il trattore come un mezzo con cambio continuo; con joystick per aumentare e ridurre la velocità attraverso la leva multifunzioni e infine la Pto, per lavorare a regime di presa di potenza costante. La quale, per inciso, ha le classiche velocità di 540 e mille giri, con funzione Eco e, a richiesta, rotazione sincronizzata all’avanzamento. Innesto e selezione della velocità sono elettroidrauliche.

Il cambio si controlla come sempre attraverso la leva multifunzioni. Troviamo però, qui, una novità importante introdotta con i 300 Vario S4: al posto del mini-joystick della serie precedente, in grado di controllare soltanto avanzamento e velocità, abbiamo una leva a quattro movimenti assai più sofisticata. Sui 300 Power gestisce avanzamento, velocità, Tempomat e inversore, mentre i 300 Profi hanno una leva multifunzioni del tutto simile a quella delle serie superiori e dunque in grado di controllare anche distributori, sollevatore posteriore e memorie di fine campo Variotronic. Altra novità di rilievo: sui nuovi 300 l’inversore è controllato anche dai joystick, mentre la vecchia serie aveva soltanto il comando al volante.

Il nuovo 300 Vario cambia anche nell’assale anteriore: costruito da Dana su indicazioni di Fendt, consente di scaricare – sostiene il costruttore – fino al 7% in più di potenza a terra e aumenta anche l’angolo di svolta, che adesso assicura un raggio minimo di sterzata di 4,34 metri. L’assale è anche – di serie – ammortizzato, con braccio longitudinale dotato di cilindro di sospensione e capacità di sollevamento di 52 quintali.

Da notare la presenza, sui 300 Vario, del sistema Fendt Reaction, la sterzata facilitata che modifica il comportamento dello sterzo su strada e in campo e riporta – tra le altre cose – rapidamente le ruote in posizione rettilinea dopo una svolta. Doppia trazione e bloccaggio dei differenziali sono elettroidraulici e automatici. I differenziali dispongono inoltre di bloccaggio al 100% con sistema a dischetti.

Idraulica

Per parlare di idraulica – e ancor più di cabina – dobbiamo introdurre il discorso degli allestimenti. Come abbiamo anticipato, una delle novità maggiori per il nuovo 300 Vario, assieme ai motori, al joystick e al fatto che dalla gamma è scomparso il modello 309, è l’offerta di due versioni: la Power, allestita bene o male come la serie precedente, e la Profi, che è invece tutt’altra cosa e porta lo standard del 300 Vario a livello delle successive gamme 500 e addirittura 700.

Qualche esempio aiuterà a capire le differenze. La versione Power ha ancora i distributori a comando meccanico, con due leve poste sul pianale, a destra del sedile, e una leva a croce per il controllo del caricatore frontale. Inoltre, abbiamo il joystick Vario evoluto (avanzamento, inversore, automatismo per il sollevatore e memoria di regime motore). Inoltre questo allestimento non prevede presenza di terminale ed è dotato di sospensioni meccaniche per la cabina. Il 300 Vario Profi, invece, monta la leva multifunzioni avanzata – come abbiamo già scritto – e ha distributori elettroidraulici e cabina a sospensioni pneumatiche. Offre in più il Variotronic Isobus per la gestione degli attrezzi e delle manovre in capezzagna e può inoltre essere equipaggiato con il terminale Vario 7-A (in versione non touch-screen, però).

Ciò detto, passiamo all’idraulica, dove troviamo un’altra differenza significativa tra le due versioni: pompa tandem da 84 litri al minuto (46+38) per i 300 Power, load sensing da 115 l/min per i modelli Profi che, come già scritto, hanno anche i distributori elettroidraulici, mentre per i Power sono soltanto meccanici. In numero – su entrambi – di due posteriori come standard, espandibili fino a quattro e a cui se ne aggiungono due ventrali per il caricatore frontale. Non sono previsti, invece, distributori anteriori. Il sollevatore è sempre elettronico, con le solite regolazioni di posizione e sforzo, opzione flottante e una portata che sfiora i 69 quintali per l’attacco posteriore, mentre l’anteriore varia a seconda dell’allestimento: è agganciato al primo e terzo distributore per i Power, mentre sfrutta distributori aggiuntivi sui Profi, che dispongono anche di comandi esterni per la regolazione. In ogni caso, la portata è sempre di 31 quintali circa.

Test doppio

Come scritto molte righe fa, la prova di questo numero è speciale: approfittando della presenza, presso la concessionaria Casella di Carpaneto Piacentino (Pc), di due Fendt 300 Vario utilizzati per una presentazione agli agricoltori, abbiamo infatti realizzato un test doppio, mettendo a confronto, se così possiamo dire, un 311 Power e un 313 Profi. Dal momento che il primo era predisposto per il caricatore frontale, lo abbiamo testato con il medesimo per poi effettuare un test di traino sfruttando un irrigatore della stessa Casella, attrezzo a due assi del peso di circa 8 tonnellate. Con il medesimo abbiamo eseguito qualche slalom tra le macchine esposte nel piazzale, per valutare la capacità di manovra e i comandi della macchina. Ben più impegnativo il compito del 313, abbinato a un erpice rotante Gabbiano della Maschio da 5 metri tondi: un attrezzo che è abitualmente abbinato a un trattore di almeno 200 cavalli. Si è trattato, ovviamente, di un test estremo, per valutare la risposta alla presa di forza del nuovo Agco Power e anche le prestazioni del sollevatore, visto che 25 quintali da alzare e trasportare non sono proprio uno scherzo, per un 130 cavalli. La lavorazione è stata eseguita su terreno già sgrossato, ma di impasto argilloso, fortunatamente in tempera.

Si è trattato in ogni caso di una sfida difficile sia per il motore sia per la macchina in generale. Sfida vinta, perché il 313 ha lavorato senza problemi, a parte qualche incertezza in sollevamento dell’attrezzo, avanzando a una velocità compresa tra i 2 e i 3 km orari, ma mediamente attestata sui 2,5 km/h. Davvero un punto d’orgoglio, dunque, sia per la presa di potenza sia per il 4 cilindri Agco in generale. Motore che è parso subito generoso e con una eccellente riserva di coppia nonché, come sempre, in perfetta sincronia con il cambio Vario. E il merito, qui, va come sempre al Tms, che sa tirar fuori il massimo da quel che il motore può dare, oltre che ad accorgimenti come il limitatore automatico del calo di giri motore. Tutto assieme, il Tms aiuta non poco a contenere i consumi: durante il test non siamo andati oltre i 25 litri l’ora, abbastanza in linea con il fabbisogno teorico dichiarato da Fendt e che è di 199 grammi per kW/h. Trasformati in litri l’ora danno, per il 313 Vario, una forbice tra 18 e 20 l/h.

Per parlare di maneggevolezza e comandi passiamo al secondo test: quello eseguito con il 311 Vario Power. Prima, però, due parole sul caricatore frontale e il suo sistema di aggancio. I Fendt 300 della nuova serie adottano un semitelaio (a clessidra: così lo chiama il costruttore) che, oltre a irrobustire la macchina, funge da supporto per applicazioni come il sollevatore anteriore e, appunto, il caricatore frontale. Gli attacchi di quest’ultimo, infatti, si fissano proprio sul semitelaio, diventando così parte della struttura del trattore. Aggancio e sgancio dei bracci sono veloci e relativamente semplici, a condizione di montare la benna da inerti, che – appoggiata a terra – pone il caricatore alla giusta altezza per l’operazione. Con la forca da pallet o da rotoballe si fatica un po’ di più, ma è comunque possibile. L’operatore, in pratica, deve scendere una sola volta dal trattore: per abbassare i piedini (inseriti nei bracci) e aprire la leva di aggancio ai fermi sul telaio. Quando dovrà agganciare il trattore, scenderà invece per bloccare la leva e alzare i piedi. L’aggancio dell’attrezzo, infine, non richiede spostamenti invece dal posto di guida: grazie a un ingegnoso sistema meccanico, ruotando l’attrezzo verso l’alto si aziona una leva a molla che fa scattare i perni in posizione di blocco.

Per valutare il funzionamento della macchina abbiamo provato a sollevare e spostare alcuni pneumatici, come si vede dalle foto. Abbiamo così apprezzato la maneggevolezza del 311, forte di un raggio di sterzo molto buono e soprattutto di un passo di 2,4 metri su una lunghezza totale di 4,3 m. La capacità di sterzata è risultata evidente anche nella prova di traino: il carico non era eccessivo, ma piuttosto ingombrante, soprattutto perché si operava in spazio ridotto. Ciò nonostante, non ci sono stati problemi lungo il cammino, percorso senza interruzioni e retromarce.

Completiamo il quadro con la postazione di guida, che come ovvio si differenzia parzialmente a seconda dell’allestimento. La parte comune è la struttura della cabina, che è anche un’altra novità della serie 300 S4: Fendt ha montato infatti la VisioPlus, abitacolo identico alle serie 500 e 700. Una cabina quasi troppo grande, per un trattore come il 300, se non altro per l’estetica esterna. Quando si entra, però, si apprezzano l’abbondanza di spazio, la luminosità e l’organizzazione dei comandi. Per quanto riguarda questi ultimi, la sola vera differenza tra le due versioni è nella testa del bracciolo multifunzioni: i 300 Power montano infatti il joystick più semplice, come abbiamo visto, con a fianco le impostazioni del sollevatore elettronico, mentre i Profi hanno la leva multifunzioni affiancata dal joystick che controlla sollevatore anteriore o caricatore frontale. Il motivo, come noto, è che sui 300 Power i distributori sono a controllo meccanico e i relativi comandi sono sistemati in basso, di fianco al sedile. Posizione non troppo agevole, per la verità, anche se la leva a croce è abbastanza ben raggiungibile.

La visibilità è ottima su tutti i lati, soprattutto davanti. Il parabrezza panoramico, che continua in parte sul tettuccio, amplia l’angolo visivo e facilita grandemente le operazioni con il caricatore frontale. Che a questo punto resta nascosto soltanto quando è totalmente abbassato. Nascosto davvero, però: la posizione delle forche o della benna è totalmente coperta e va indovinata.

Nel test abbiamo effettuato anche un trasferimento su strada, con 25 quintali sul sollevatore, apprezzando sia la cabina ammortizzata (versione Profi, dunque con sospensioni pneumatiche) sia l’ottimo (da quel poco che abbiamo potuto verificare) ponte anteriore. Visto il clima gradevole della giornata di inizio aprile, invece, non abbiamo potuto verificare l’effettiva efficacia del climatizzatore.

Da questo test il 300 Vario S4 esce a testa alta: il motore Agco Power ha dimostrato di sostituire più che degnamente Deutz. Forse chiederà qualche litro di gasolio in più di quanto i fendisti storici non si aspettino, ma le prestazioni che regala sono incontestabili. Con il restyling, Fendt rimedia inoltre a qualche limite della precedente serie – vedi assenza di distributori elettroidraulici e joystick minimale – e migliora altri aspetti già comunque più che accettabili, come la manovrabilità e il comfort in cabina. Proponendo, infine, una doppia opzione assai interessante: si può avere un trattore che ha ancora qualcosa di meccanico a un prezzo non basso, ma comunque accettabile, oppure preferire un “piccolo” in tutto uguale ai grandi Fendt, cavalli a parte. La scelta dipende dall’inclinazione personale e, naturalmente, dal portafogli.

 

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