Trattore Massey Ferguson 5612 Dyna-6

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Piccolo ma di lusso: il 5612 di Massey Ferguson, in versione Efficient,
vanta un allestimento di prim’ordine, degno di una macchina con il doppio
dei cavalli. Ora ha anche il ponte sospeso, progettato e costruito in Massey Ferguson. Lo abbiamo messo alla prova con un coltivatore ad ancore, in allestimento Dyna 6

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Al pari delle piccole auto, i piccoli trattori assomigliano sempre di più a modelli di lusso, ricchi di tutti gli accorgimenti tecnologici e gli optional che servono a migliorare le performance ma soprattutto la vita in cabina. Il Massey Ferguson 5612 si inserisce perfettamente in questo quadro. Modello quasi di punta della gamma (sopra troviamo soltanto il 5613), ha la sua particolarità non tanto nel motore a quattro cilindri Agco Power, quanto piuttosto nella ricca dotazione che caratterizza l’allestimento Efficient. Per fare qualche esempio, cabina e ponte anteriore sospesi, bracciolo multifunzioni e trasmissione powershift a 24 rapporti con cambio automatico di tutte le velocità. Infine, quadro comandi e impostazione della cabina sono praticamente identici non soltanto alla serie 6600, ma alla ben più performante 7600, che arriva fino a 260 cavalli di potenza massima. Non c’è male: sia per chi vuol lavorare con un minimo di eleganza, sia per chi, avendo già un Massey Ferguson in azienda, vuol fare il bis senza essere costretto a re-imparare disposizione e uso dei comandi. Il test in campo di questo mese riguarda allora proprio la versione Efficient di un 5612, abbinato a un impegnativo Thorit 8 della Lemken. 3 o 4 cilindri Due motorizzazioni possibili per la gamma 5600: da 85 a 105 cavalli abbiamo infatti il tre cilindri Agco Power che tanto bene si sta comportando in campagna, mentre sui tre modelli più potenti della gamma – ovvero il 110, 120 e 130 cavalli – troviamo un 4 cilindri da 4,4 litri, naturalmente sempre costruito da Agco Power. Si tratta, in questo caso, di un motore con la tecnologia Scr, vale a dire filtro antiparticolato per l’eliminazione delle polveri sottili e catalizzatore con additivo all’urea per trasformare gli ossidi di azoto in azoto gassoso e acqua. La potenza massima sviluppata sul 5612 è, come testimonia il nome stesso, di 120 cavalli. E aggiungiamo – tra parentesi – che finalmente anche la terminologia Massey Ferguson è diventata comprensibile nonché legata alle potenze massime espresse dal motore. Chiuso l’inciso, continuiamo dicendo che è i cavalli nominali sono poco di meno – 110 per l’esattezza – e che la coppia massima di 502 Newton/metro rimane costante in un ampio intervallo, ovvero da 1.300 a 1.900 giri al minuto. Una curva che dovrebbe dunque conferire a questo motore una elasticità che va ben oltre la media di cilindrata. Altro aspetto interessante è quello dei consumi, che il costruttore quantifica in 192 grammi per kilowatt/ora, pari a circa 10 litri l’ora (con un massimo di 15, fa notare Massey Ferguson). A mantenere basso il fabbisogno, tra le altre cose, sono alcuni accorgimenti come la Pto Eco e la funzione che, nel cambio, permette di raggiungere i 40 orari a regime ridotto, come vedremo più avanti. 16 o 24 rapporti Passiamo alla trasmissione, che su tutti i modelli è Powershift. Il numero dei rapporti dipende però dalle scelte del cliente, almeno sui modelli a 4 cilindri. Accanto alla versione Dyna 4 – ovvero con 4 marce sotto carico – infatti, Massey Ferguson offre sulle motorizzazioni più grandi la Dyna 6, che ovviamente di marce Powershift ne ha sei, per un totale di 24 rapporti in avanzamento e altrettanti in retromarcia. Questi ultimi si inseriscono grazie all’inversore sotto carico, che troviamo come al solito di fianco al volante, ma anche – nella versione Efficient – sul pratico joystick posto sul bracciolo multifunzioni. Il cambio di direzione riporta il trattore alle impostazioni di base, decise attraverso il terminale di bordo. L’operatore può scegliere il rapporto di partenza sia per la marcia avanti sia per la retromarcia. Ricordiamo inoltre che sui Massey Ferguson la levetta dell’inversore serve anche a cambiare i rapporti Powershift: una soluzione molto comoda, per esempio, durante i trasporti. Il cambio delle velocità può però anche avvenire in modalità automatica, premendo un apposito tasto sistemato sull’estrema destra della plancia. Si passa così a una impostazione in cui è il sistema elettronico a decidere quando è il momento di cambiare rapporto. L’operatore può comunque selezionare, tramite la Dot Matrix, il numero di giri motore al quale deve avvenire il passaggio al rapporto successivo o inferiore. Il cambio automatico funziona all’interno della singola gamma per la modalità di lavoro in campo, ma in fase di trasporto è attivo su tutti e 24 i rapporti. Pertanto trasforma in trattore in un full Powershift 24 più 24, in grado di passare dalla 1A alla 4F in modo del tutto autonomo. Il che non è male, su un trattore da 120 cavalli. Abbiamo scritto all’inizio che la 5612 è un piccolo di lusso: lo dimostrano per esempio gli automatismi della trasmissione come la funzione Eco che, come anticipato, consente di ridurre il regime quando si arriva alla velocità massima e pertanto di risparmiare sui consumi di gasolio. Abbiamo poi l’inserimento e disinserimento automatico della doppia trazione e il bloccaggio dei differenziali, che funzionare in modalità fissa oppure automatica, dunque tenendo conto dell’angolo di sterzata e della velocità. Anche la Pto si disattiva automaticamente con l’alzata del sollevatore. Riguardo alla presa ti potenza, segnaliamo una doppia velocità economica di 540 e 1.000 giri, raggiunti a circa 1500 giri del motore e quindi con un notevole risparmio sui costi di carburante. Per concludere, vale sicuramente la pena dare un’occhiata al ponte anteriore, per due motivi ben precisi: il primo è che Massey Ferguson lo ha dotato di un sistema di sospensioni costruito in casa e quindi diverso da quello di tutti gli altri trattori di simile potenza del gruppo Agco. Come si vede dalle immagini, due martinetti idraulici lavorano sostanzialmente sulla coppa dell’olio assorbendo i sobbalzi che possono derivare dal transito su percorsi accidentati. Aspetto interessante e sicuramente gradito agli agricoltori è che il ponte sospeso può anche essere bloccato tramite un comodo pulsante che si trova sulla console in cabina. Seconda particolarità dell’assale anteriore marchiato Dana è la particolare conformazione, che unita al muso stretto e corto della macchina conferisce una buona manovrabilità: abbiamo infatti, secondo quanto dichiarato dal costruttore, un raggio di svolta di 3,9 metri con un angolo di sterzata di 55°, prezioso per applicazioni come il caricatore frontale. Al riguardo torna utile anche il disinnesto automatico della marcia quando si preme il pedale del freno, una soluzione che avvicina l’esperienza di guida a quella che si avrebbe con un mezzo idrostatico. Idraulica L’impianto idraulico sulla serie 5600 è abbastanza articolato e va visto nel dettaglio. Di base abbiamo un doppio circuito, con 32 litri per idroguida e servizi (bloccaggio differenziali, innesto Pto-doppia trazione e via dicendo) e 58 litri al minuto per sollevatore e distributori. Come optional, però, si possono avere 42 litri per i servizi, ma soprattutto la possibilità di combinare insieme i due flussi per mandare ben 100 litri al minuto al caricatore frontale o ad altri distributori. Il cui numero massimo è, per inciso, di quattro servizi a doppia via. Due sono a controllo elettroidraulico e fanno capo al joystick, mentre altri due sono meccanici, con le classiche leve sulla console. Il sollevatore, di categoria 3, ha una portata massima di 52 quintali e controllo elettronico. Inoltre è fornito di compensatore di oscillazioni per trasferimenti senza troppi sobbalzi. L’attacco anteriore, invece, solleva fino a 25 quintali ed è dotato di presa di potenza indipendente da 1.000 giri. In prova Passiamo al test in campo. Eseguito sui terreni di Adriano Riccardi, contoterzista e agricoltore di Broni (Pv) con un Thorit 8 della Lemken, attrezzo a tripla fila di ancore impegnativo per trattori fino a 180 cavalli. Avendone a disposizione soltanto 120, naturalmente, abbiamo interrato l’attrezzo soltanto per una trentina di centimetri, lavorando a una velocità compresa tra i 4,5 e i 7 km orari, a seconda della compattezza del terreno. In una zona di campo particolarmente dura, per esempio, abbiamo avuto più di un problema, dovendoci fermare in diverse occasioni. Ciò nonostante il motore non si è mai spento, dimostrando una notevole elasticità. Forse ci si poteva aspettare qualcosa di più dal controllo dello sforzo del sollevatore, che non ci è parso impeccabile. Peccato veniale, comunque, per un trattore di questa categoria. La trasmissione, sia in modalità manuale sia automatica, è efficiente e ben calibrata. Il passaggio tra un rapporto e l’altro è fluido e su strada, in modalità Auto, si arriva a 40 all’ora senza scossoni. Si avverte qualcosa di più se si scala, naturalmente, ma è da mettere in conto. Discorso diverso per il cambio di gamma, dal momento che il sistema deve passare dalla folle. Se si fa sotto carico, quindi, ci si deve preparare a bloccarsi improvvisamente per poi ripartire. Da notare che la marcia scelta dal sistema è la più idonea a mantenere la velocità: passando dalla 3F alla quarta gamma, per esempio, non è detto che il computer innesterà la 4A; se la velocità è sostenuta, più probabilmente attiverà il rapporto 4C o 4D, in modo da non provocare arresti improvvisi e rallentamenti. In tema di sobbalzi, vediamo come si comportano ponte e cabina sospesi. Il primo ci è sembrato funzionare più che discretamente: le buche più grandi si sentono, ma le asperità comuni sono assorbite abbastanza bene. L’effetto della cabina, sospesa su molle meccaniche, è invece nella norma. Altra cosa che ci è piaciuta è la maneggevolezza: 3,9 metri circa il raggio di rotazione, con 55° di angolo. Numeri che si notano quando si comincia a fare manovra in capezzagna. Passiamo alla cabina. Grande a sufficienza per operatore e passeggero, per il quale è previsto un sedile imbottito un po’ minimale ma comunque sufficiente. La visibilità è eccellente, su ogni lato. Soprattutto davanti, dove il muso a forte spiovente fa sentire tutto il suo effetto. Ma è più che valida anche dietro, grazie a un inserto in vetro sul fondo della cabina: la vista sul gancio di traino è così garantita. Il rumore del motore è appena avvertibile, anche a 2.000 giri. Dunque, l’operatore ha davanti una piacevole permanenza nell’abitacolo. Fa eccezione il condizionatore: quando è a tutta potenza risulta fastidioso e anche sulla terza velocità fa abbastanza rumore. L’impianto è tutto concentrato nel tetto, con bocchette soltanto sulla parte alta della macchina e filtro, ovviamente, sul lato sinistro del tettuccio stesso. Capitolo comandi: l’allestimento con bracciolo multifunzioni si fa vedere. Sul medesimo abbiamo, oltre alla leva delle marce, un joystick che controlla due distributori, con movimento a croce, e cambio powershift. Inoltre permette di fare inversione di marcia, dopo aver dato il consenso al suo impiego (si preme la frizione e il tasto di inversione sul joystick stesso). In più, sempre sul bracciolo, ci sono i controlli del sollevatore, la memoria di regime motore e il tasto per le manovre di fine campo. A destra, sulla ruota, troviamo l’impostazione dei rapporti memorizzati Sv1 e Sv2, i due distributori meccanici e il tasto per passare dal cambio manuale all’automatico. Le regolazioni del sollevatore sono sul montante laterale, assieme ai selettori di velocità della presa di forza e ai tasti per attivare e disattivare doppia trazione e bloccaggio differenziali, sia in modalità manuale sia automatica. C’è qualcosa da dire anche sul cruscotto, dove troviamo due piccoli schermi a cristalli. Quello di destra indica marcia, direzione e velocità di avanzamento, mentre quello di sinistra è l’interfaccia del Dot Matrix, il sistema gestionale interno tipico di Massey Ferguson. Sebbene sia disponibile il terminale vero e proprio, con schermo da 6 pollici, infatti, tutte le macchine montano, di serie, questo mini-schermo un po’ ostico da capire ma utilissimo una volta interpretato. Permette infatti di intervenire a fondo nella macchina, impostando il rapporto di partenza dopo l’inversione di marcia, il numero di giri per il cambio automatico di velocità powershift, l’erogazione di olio ai distributori e molto altro ancora. Si deve soltanto avere la pazienza di studiarlo un po’, naturalmente con a fianco il manuale delle istruzioni. Nel complesso il 5612 si è dimostrato un trattore interessante: piccolo e compatto, maneggevole, ma con un motore pronto ed elastico, dotato di eccellente coppia. I consumi sono decisamente contenuti, ben sotto la media, e la maneggevolezza è tra le migliori della categoria. L’allestimento Efficient, che prevede di serie cabina sospesa, impianto idraulico da 100 litri al minuto, Autodrive (cambio automatico di rapporto) e quattro distributori, trasforma un piccolo trattore in una macchina molto ben equipaggiata, soprattutto se l’acquirente volesse aggiungere qualche optional, come il ponte anteriore ammortizzato e il sollevatore anteriore o la cabina panoramica, eccellente compendio del caricatore frontale (sempre realizzato da Massey Ferguson). Come si è detto in apertura, un piccolo che sembra grande: nel comfort e nella dotazione.   Visualizza la prova completa Trattore Massey Ferguson 5612 Dyna-6