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Trattamenti. Soft, progetto di formazione
Il progetto di formazione professionale messo a punto da Agrofarma e Unacoma
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In Italia operano attualmente circa 500mila macchine irroratrici, che distribuiscono 135.000 t annue di agrofarmaci. Le perdite di prodotto sono stimate anche superiori al 60-70% e solo il 20-70% della quantità di prodotto va a bersaglio.
Questi pochi dati aiutano a spiegare i motivi per cui Agrofarma e Unacoma, le due organizzazioni di Confindustria che rappresentano rispettivamente le aziende produttrici di fitofarmaci e quelle costruttrici di macchine agricole, hanno messo a punto nel corso del 2009 il progetto di formazione professionale Soft (Sustainable operations in fitoiatric treatments), convinte che non bastino irroratrici e fitofarmaci di nuova generazione, ma occorra anche la competenza degli operatori. Senza dimenticare le recenti normative in materia di trattamenti previste dalla Direttiva 2009/127/CE, che emenda la Direttiva Macchine, e dalla Direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (2009/128/CE).
Il progetto, coordinato per la parte tecnica da Paolo Balsari, dell’Università di Torino, prevede per il 2010 una prima fase pilota con 3 gruppi di operatori, ciascuno composto da non più di 50 membri, e 3 corsi complessivi della durata di 8 ore, svolti presso aziende o centri sperimentali per l’agricoltura delle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Puglia. «Prima ancora che alcuni requisiti di ecocompatibilità divenissero obblighi di legge, l’industria chimica e quella delle macchine agricole – ha commentato Massimo Goldoni, presidente di Unacoma – hanno investito notevoli risorse per rendere i trattamenti più razionali e mirati. Questo progetto esprime anche una loro sollecitudine a fare proprie le nuove norme».
«La direttiva comunitaria fa della formazione professionale il punto più importante – ha aggiunto il direttore di Agrofarma Marco Rosso – e vogliamo seguirne le linee guida. L’industria dei fitofarmaci italiana ed europea investe il 10% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo e non vogliamo che questo percorso si fermi nei laboratori». Una stima approssimativa, infine, indicherebbe nel 3% delle irroratrici in uso oggi la necessità di modifiche per la messa a norma, per un mercato potenziale sicuramente interessante, anche e soprattutto dal punto di vista della componentistica.
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