Titoli provvisori, cura dimagrante in Pianura Piadana

Irrigation water channel in a rural landscape

Nel 2015 un calo compreso fra un minimo del 6% a un massimo del 9%

Leggi l’articolo originale Titoli provvisori, cura dimagrante in Pianura Piadana su Terra e Vita.

Pac amara per i produttori italiani. In base ai primi dati relativi all’assegnazione provvisoria dei nuovi titoli, vengono confermati i pesanti tagli sui premi comunitari paventati già diversi mesi fa. Soprattutto per gli agricoltori di quelle regioni e di quei settori che hanno goduto fino al 2014 di premi superiori alla media, la scure della nuova Pac è scesa pesantemente. Conti alla mano, alla luce della nuova assegnazione, questi produttori si trovano un pacchetto titoli che vale almeno il 40% in meno rispetto ad un anno fa. Quindi meno soldi da immettere nel già magro bilancio di un’annata che è stata tutt’altro che soddisfacente.

Sicuramente, i produttori agricoli della Pianura Padana sono quelli che risentono maggiormente della cura dimagrante della nuova riforma Pac. Latte, carne bovina, pomodoro, riso, hanno fatto sì che mediamente nelle regioni padane i premi dal 2005 al 2014 fossero ben più alti della media italiana. Ecco perché è interessante operare già un primo bilancio per verificare la ricaduta negativa dei tagli. Per fare questa operazione sono state prese a riferimento tre aziende lombarde, la prima a indirizzo cerealicolo, la seconda che produce latte vaccino, la terza carne bovina.

L’azienda che produce cereali ha una superficie utilizzabile di 71 ha, suddivisi fra grano tenero, mais e soia, quest’ultima seminata nel 2015 su 21 ha. Ebbene, l’azienda in questione nel corso del 2014 ha incassato 30.556 €, con titoli Pac che valevano mediamente 426 €/ha. Oggi, verificando l’assegnazione dei nuovi titoli, nel 2015 l’importo totale è sceso a 18.417 €, con titoli Pac che valgono mediamente 257 €/ha. Quindi, il taglio, come per le altre aziende che vedremo, è stato del 40,23%. Certo, il greening nella misura di circa un 50% in più rispetto all’importo base innalzerà l’importo da percepire, così anche i pochi ettari di soia (6,6 ha) che godranno dell’aiuto accoppiato – verosimilmente non più di 40 €/ha, vista l’esplosione delle superfici di questa leguminosa – compenseranno in parte il calo degli aiuti disaccoppiati, ma a conti fatti l’azienda perderà nel 2015 rispetto allo scorso anno qualcosa come 2.638 €, ovvero l’8,6%. Ma non è finita. Con la convergenza parziale, i premi base disaccoppiati, e di conseguenza la parte derivante dal greening, caleranno ulteriormente fino al 2019. Per quell’anno, l’azienda arriverà a percepire non più di 21.558,48 €, con un calo del 30% rispetto al 2014.

L’azienda da latte, invece, ha una superficie a seminativo di 134 ha e alleva 180 vacche. Nel 2014, ha percepto 91.983 €, con titoli che valevano 686 €/ha, più altri 8.447 € di premi accoppiati, per un totale di 100.430 €. Ora, la nuova assegnazione porta a titoli per un totale di 54.985 €, del valore medio di 408,67 € l’uno. Se ipotizziamo che l’azienda possa percepire un premio accoppiato per vacca di circa 55 €, per 170 vacche che partoriscono nell’anno (sempre che la qualità del latte rientri nei parametri minimi previsti per acquisire l’aiuto accoppiato) e se aggiungiamo il premio del greening, si arriva ad un incasso totale di 91.915 €, con una diminuzione di 8.515 € (-8,5%). Anche per questa azienda, guardando più in là, si prospetta,per effetto del meccanismo della convergenza parziale e tralasciando gli importi degli aiuti accoppiati, un calo dei contributi del 33%. Questo considerando il premio base, più il greening, che comporteranno nel 2019 un incasso di 61.484 €.

Passiamo all’azienda da carne, realtà zootecnica che coltiva 78 ha e alleva 435 bovini da macello. Lo scorso anno ha incassato 56.986 € di premi disaccoppiati (741 €/ha) e 17.806 € di premi accoppiati per avere macellato e portato a premio 430 capi. Quindi un totale di 75.902 €. Nel 2015, il valore del pacchetto titoli è sceso a 34.728 €, a cui si aggiungerà sempre il greening nella misura del 50% e gli aiuti accoppiati che si stimano, con il medesimo numero di capi, a 19.350 €. Sommato tutto, si arriva a 71.497 €. La diminuzione rispetto al 2014 è in questo caso più contenuta, grazie a un importo unitario del premio accoppiato che si stima possa essere più alto se confrontato con l’anno prima (45 €, contro i 41 € del 2014), ma comunque comporta un calo di 4.405 €, quindi un meno 5,8%. Se poi guardiamo al 2019, il calo degli aiuti, al netto di quelli accoppiati, sarà del 33,2%, arrivando a percepire con il greening 38.832 €.

In definitiva, i timori dei pesanti tagli si sono avverati, soprattutto nell’ottica del raggiungimento dell’anno 2019. Ma già quest’anno gli aiuti, sommando tutte le varie tipologie di premio, caleranno da un minimo del 6% ad un massimo del 9% circa. E questo considerando l’aleatorietà degli aiuti accoppiati, non sempre scontati e di difficile stima e della difficoltà di applicazione del greening. Insomma, bisognerà lavorare di più per percepire meno soldi. E pensare che qualche associazione agricola e non (vedi ambientalisti), qualche mese fa dichiarava che questa era una buona Pac, più sostenibile. Non per gli agricoltori, come abbiamo visto.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita