Testo Unico del vino, ok alla semplificazione burocratica

Approvata alla Camera la disciplina nata due anni fa per iniziativa delle principali associazioni della filiera vino. Il vantaggio dell’accorpamento…

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Approvata alla Camera la disciplina nata due anni fa per iniziativa delle principali associazioni della filiera vino. Il vantaggio dell’accorpamento in un’unico corpus giuridico e le novità in sintesi

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Il Testo unico del vino è alle ultime battute e dopo l’approvazione della Camera avvenuta il 22 settembre 2016, dopo un breve dibattito in Aula, manca solo il placet definitivo del Senato atteso entro fine anno.
Il provvedimento legislativo ha un valore storico in quanto riunisce finalmente una serie di norme disperse in leggi, leggine, decreti ministeriali e circolari per cui il primo risultato sarà una notevole semplificazione burocratica per tutti gli operatori del settore, abbassando il rischio di incappare in pesanti sanzioni.
Il provvedimento si compone di 89 articoli e contiene alcune importanti novità ma soprattutto una migliore sistematicità delle precedenti norme.

Le novità

Di rilievo vi è il riconoscimento del vino e dei territori viticoli come patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico dell’Italia.
Viene poi ufficializzata la definizione di vitigno autoctono italiano, ovvero quello appartenente alla specie Vitis vinifera di origine esclusivamente italiana e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. L’utilizzo della definizione è limitata a specifici vini Docg, Doc e Igt nell’ambito di quanto stabilito nei relativi disciplinari.
Solo le varietà da vino iscritte nel Registro nazionale possono essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, fatta eccezione per le viti utilizzate a scopo di ricerca e per quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono.

Comunicazioni e controlli

Viene riconfermato che il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali istituisce una schedario viticolo dove deve essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino e contenente le informazioni aggiornate sul potenziale vitivinicolo.
Sono state, poi, apportate talune semplificazioni per le comunicazioni da effettuare all’ufficio territoriale del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Icqrf in merito alla planimetria dei locali in cui si articolano gli stabilimenti enologici.
Vengono riordinate anche le norme tecniche in quanto viene definito il periodo vendemmiale e le condizioni entro le quali è possibile effettuare la fermentazione o rifermentazione.
In merito alla produzione di mosto cotto viene ammessa la concentrazione a riscaldamento diretto o indiretto del mosto di uve negli stabilimenti enologici purché essa riguardi i prodotti registrati come Dop o Igp o quelli figuranti nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali.
La detenzione di vinacce, vietata a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello di ottenimento, viene elevata al novantesimo giorno per i produttori di quantitativi inferiori a 1.000 ettolitri l’anno. Vengono enucleate le sostanze la cui detenzione è vietata negli stabilimenti enologici inserendo una deroga al divieto per i prodotti richiesti per il funzionamento delle macchine o attrezzature impiegate per le pratiche enologiche autorizzate.

Denominazioni di origine

In merito alla normativa sulla tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali, sono stati definiti gli ambiti territoriali, specificando che, solo le denominazioni di origine possono prevedere l’indicazione di sottozone purché designate con uno specifico nome geografico ed essere previste nel disciplinare di produzione.
Nei disciplinari di produzione deve essere indicata, tra l’altro, la resa massima di uva ad ettaro, nonché, secondo quanto aggiunto nel testo, la relativa resa di trasformazione in vino o la resa massima di vino per ettaro.
E’ stato, poi, previsto che le regioni, in annate climaticamente favorevoli, possono annualmente destinare l’esubero massimo di resa del 20 per cento alla produzione del relativo vino Dop. L’esubero di produzione deve essere vinificato nel rispetto della resa massima di trasformazione prevista nel disciplinare di produzione della Dop e Igp di destinazione.
Per i vini dop , in annate climaticamente favorevoli, le regioni, su proposta dei consorzi e sentite le organizzazioni professionali di categoria, possono destinare l’esubero massimo di resa del 20% a riserva vendemmiale. In merito all’etichettatura, presentazione e pubblicità, è stata rivista la disciplina dell’utilizzo delle denominazioni geografiche, delle menzioni tradizionali, prevedendo il divieto di riportare il riferimento ad una zona geografica di qualsiasi entità per i vini senza dop o igp, salvo il caso in cui siano inclusi in nomi veritieri propri, ragioni sociali o indirizzi di ditte; in tali casi, se contengono termini geografici riservati a vini dop e igt e possono creare confusione con essi, devono essere indicati in caratteri che non superino in dimensione quelli indicati per la denominazione del prodotto. I vini docg devono essere immessi al consumo in bottiglia o in altri recipienti di capacita non superiore a quindici litri, muniti, a cura delle ditte imbottigliatrici, di uno speciale contrassegno, stampato dall’istituto poligrafico e zecca dello stato, applicato in modo da evitarne il riutilizzo. per i vini doc può essere utilizzato tale contrassegno o, in alternativa, il lotto attribuito alla partita certificata dalla ditta imbottigliatrice e comunicato all’organismo titolare del piano dei controlli.

 

Ravvedimento operoso

Infine, in ordine al sistema sanzionatorio, viene introdotta la fattispecie del ravvedimento operoso, prevedendo la riduzione delle sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di violazioni riguardanti comunicazioni formali e qualora non sia già iniziato un procedimento da parte dell’organismo di controllo.

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