Territorio, qualità e tradizione per mantenere grande la Toscana

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A Lucca la terza Conferenza regionale dell’agricoltura ha visto la partecipazione di molti ospiti di rilievo, tra cui il commissario europeo per l’agricoltura Phil Hogan

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Al Real Collegio di Lucca il 5 e 6 aprile 2017 si è tenuta la terza Conferenza Regionale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale intitolata “Obiettivo Terra”. Ha aperto i lavori, nel pomeriggio del 5 aprile, l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Remaschi, che ha illustrato i dati strutturali aggiornati dell’agricoltura toscana e la loro evoluzione nell’ultimo decennio attraverso un rapporto curato da Irpet (Istituto regionale programmazione economica della Toscana). Sono poi intervenuti i rappresentanti delle associazioni di categoria del mondo agricolo, del settore cooperativo e dei rappresentanti dei lavoratori agricoli. Secondo Remaschi, «Qualità, innovazione, sviluppo intelligente e sostenibile delle aree rurali, sono gli obiettivi di fondo del settore primario. L’agricoltura toscana sta uscendo dalla crisi, infatti nell’ultimo triennio tornano a crescere il valore aggiunto, l’export e gli occupati. La sfida è quella di favorire gli agricoltori nel presidio delle risorse naturali del territorio, considerando i territori rurali non solo come luoghi di produzione agricola, del turismo e come luoghi per fare impresa e lavorare in maniera competitiva e remunerativa. L’obiettivo centrale è perseguire la qualità, che rappresenta la chiave che può permetterci di tenere dritta la barra delle produzioni toscane. Tra i settori di eccellenza c’è quello della vitivinicoltura, che anche in tempi di crisi, è riuscito a tenere. Spazi significativi ci sono anche per le filiere dell’olio e del vivaismo e ad oggi si contano 89 fra Dop e Igp. E’ necessario che le risorse impegnate sin qui vengano mantenute sia per il futuro del comparto economico agricolo sia per la prosperità delle aree rurali».

Il Psr in Toscana

Remaschi ha poi evidenziato come la richiesta della Toscana di adeguati fondi europei sia legittimata dalla sua capacità di spesa; a distanza di meno di due anni dall’avvio della programmazione 2014-2020 del Psr Toscana, sono stati già stanziati due terzi della dotazione finanziaria prevista per i sette anni, 624 milioni su 962. Grande successo hanno avuto le misure dell’agricoltura biologica, l’inserimento dei giovani in agricoltura, gli investimenti per aziende agricole, i progetti integrati di filiera e le indennità compensative nelle zone montane. Sono 18 i bandi già pubblicati nel corso di questa prima fase di attuazione del piano. Mentre, sono 10 i bandi attualmente aperti con un totale di 42 milioni e 14 quelli che saranno aperti entro fine anno, con un ulteriore stanziamento di 94 milioni. Per quanto riguarda la Pac, le cifre indicano che in Toscana nel 2015 e 2016 sono stati effettuati pagamenti diretti ed aiuti alle organizzazioni comuni di mercato per oltre 372 milioni di euro. Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili, nel suo intervento su “Cambiamenti climatici ed agricoltura”, ha dichiarato che i cambiamenti climatici sono in atto da più di 25 anni e l’agricoltura del futuro non è un’attività residuale rispetto all’industria, ma sta progressivamente cambiando, attrae i giovani e offre una soluzione fisica al cambiamento climatico stesso. «Il territorio va curato –afferma Maracchi-, un tempo lo facevano gli agricoltori, ma oggi non lo fanno più. Potrebbero ricominciare a farlo se gli si riconoscesse un reddito aggiuntivo per un servizio di pubblica utilità».

Puntare sulla qualità

È poi intervenuto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, secondo il quale la qualità dei prodotti agricoli toscani è la leva da usare per abbattere i muri del protezionismo ed ha confidato nell’Ue e nel commissario Hogan, al quale ha chiesto di fare in modo che i fondi che sono stati garantiti nel settennato in corso vengano almeno riconfermati. Rossi candiderà la Toscana come regione pilota dell’Ue per un’eventuale fase di prova della nuova politica agricola comunitaria. Inoltre ha chiesto al commissario europeo Hogan che l’Europa ponga tra gli elementi obbligatori per ricevere gli aiuti europei, una regola a tutela del lavoro, per evitare che il lavoro nero penetri nella parte sana del mondo agricolo, affermando che occorre poi incentivare le forme di aggregazione tra gli imprenditori agricoli.

Come l’agricoltura toscana ha affrontato la crisi è stato illustrato da Simone Bertini, direttore dell’Irpet. Dopo la fase difficile tra il 2010 ed il 2012, nell’ultimo triennio si nota un ritrovato dinamismo per quanto riguarda esportazioni, occupazione, valore della produzione e razionalizzazione dei costi all’interno delle imprese. É aumentata la dimensione media aziendale passando da 9 a 10,5 ettari. Negli ultimi dieci anni si è registrata una riduzione dei seminativi e sono aumentate le coltivazioni legnose. L’export nel decennio 2006-2016 presenta un andamento costante ed un incremento del 5 per cento nel 2016. Quasi due terzi delle esportazioni toscane ha come paese di destinazione gli Usa, che importano per il 95 % bevande, oli e grassi. Gli altri partner commerciali sono Germania, Regno Unito, Francia e Canada. Gli occupati in agricoltura sono circa 51mila e dal 2012 questi numeri sono in crescita.

La parola a Hogan

Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, invitato alla Conferenza, è intervenuto sostenendo che la reputazione agro-alimentare toscana è testimoniata da tutti quei prodotti che hanno una tutela e che in Italia rappresentano il 10 % dei prodotti alimentari e il 14 % dei vini. Un importante risultato raggiunto anche grazie agli 81 milioni che la Toscana ha investito in innovazione e transfert delle conoscenze. L’attenzione si è spostata sulla Pac, che, secondo Hogan, rappresenta uno strumento straordinario senza il quale nulla sarebbe stato possibile; occorre quindi che la Pac continui ad esistere anche dopo il 2020. Secondo Luca Sani, presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, la Toscana è espressione di qualità dal punto di vista agro-alimentare, una qualità non legata solo al prodotto, ma a ciò che esso esprime: paesaggio, territorio, cultura e tradizione. Il valore è l’istintività e su questo la Toscana è sulla strada giusta. Per Coldiretti Toscana è intervenuto il presidente Tulio Marcelli, il quale ha riferito che la biodiversità rappresenta il vero valore aggiunto dell’agricoltura toscana ed è per questo che si ritiene necessario che le risorse della Pac siano destinate a chi vive di agricoltura, mantenendo il principio dell’agricoltore attivo ed evitando comode rendite fondiarie e di posizione. Nel suo intervento conclusivo, l’assessore regionale Remaschi si è soffermato sul rapporto tra Toscana ed Ue: «le politiche agricole dei prossimi anni dovranno guardare alla figura dell’agricoltore non solo nell’ambito del suo profilo produttivo, ma anche come presidio delle risorse naturali del territorio e dei suoi delicati equilibri idrogeologici». Per quanto riguarda il ricambio generazionale Remaschi sostiene che bisogna continuare a favorirlo, rendendo obbligatorie nuove misure in favore dei giovani, incentivando l’uso degli strumenti finanziari e potenziando le opportunità di accesso alla terra per i giovani.

I numeri dell’agricoltura toscana

Prodotti di qualità: 15 Igp, 16 Dop, 11 Docg, 41 Doc, 6 Igt, 46 Pat (Prodotti agricoli tradizionali)

Prodotti di qualità toscani rispetto a quelli italiani:

10 % dei prodotti alimentari

14 % dei vini

Terreni montani: 25 %

collinari: 67 %

pianura: 8 %

Export dei prodotti agro-alimentari: + 11 % nel 2016 (nell’ultimo decennio oltre il 21%)

Aziende agricole nel 2016: 70mila

Imprese agro-industriali nel 2016: 5200

Occupati in Agricoltura: 51 mila

Età degli agricoltori:

Oltre la metà > 60 anni

Giovani sotto ai 40 anni: 10 %

PSR Toscana 2014-2020

bandi chiusi: 18

bandi aperti: 10

bandi da aprire entro 2017: 14

Fondi del PSR Toscana 2014-2020: ad oggi già utilizzati 624 milioni di euro su 962 disponibili.