Tenero, l’anno della protesta per i prezzi in picchiata

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Stock e scambi elevati rendono problematica la congiuntura

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Se il bilancio della situazione del frumento a questa data normalmente si concentra in prevalenza sull’andamento della produzione e, come sempre più spesso accade, sulle anomalie meteo, quest’anno al centro dell’attenzione si colloca la questione del drammatico andamento dei prezzi.

La loro dinamica, in flessione ormai da tempo e accentuata nel corso della attuale stagione, ha suscitato una forte preoccupazione nel mondo agricolo insieme ad un diffuso malcontento. Qualcuno l’ha definito “l’anno della protesta” proprio in conseguenza del moltiplicarsi delle manifestazioni dei produttori che, da un capo all’altro del paese, assistono impotenti ad una caduta delle quotazioni senza che emergano concrete speranze di recupero.

In realtà il problema dei bassi livelli dei prezzi non è specifico del solo frumento, ma riguarda la quasi totalità dei prodotti agricoli e delle materie prime, a partire dal petrolio e dai prodotti energetici. Per queste ragioni la questione non è solo italiana, ma rientra in una generale tendenza dei mercati mondiali.

Tuttavia essa desta una preoccupazione particolare a causa del ruolo strategico della produzione del frumento nel quadro dell’agricoltura italiana e delle condizioni che si sono create nel comparto nel corso degli ultimi anni e che in questa fase sono particolarmente evidenti.

Il trend produttivo nel periodo più recente, dopo la precedente caduta, è stato oscillante, ma sembra indicare la direzione del consolidamento di un evidente deficit, sia per il grano duro sia per il tenero, a fronte di una domanda interna ed estera, per i derivati, che rimane debole. L’evoluzione della superficie è conforme a questo andamento e non ha potuto trovare stimolo nei prezzi che, appunto, sono stati bassi negli ultimi anni ed anzi in costante peggioramento. Il tradizionale deficit del nostro paese, in parte strutturale a causa della carenza produttiva e delle esigenze qualitative che impongono il ricorso alle importazioni, in parte congiunturale per la dinamica di mercato, si è andato consolidando ed ha potuto avvalersi della presenza sul mercato mondiale di nuovi paesi esportatori accanto a quelli tradizionali ed al ritorno di quelli storici.

Nel 2015 la superficie e la produzione di grano tenero si sono leggermente contratte, mentre quelle di grano duro sono state in crescita. L’ettarato complessivo è dunque salito leggermente, con un incremento anche della produzione modesto in relazione all’andamento stagionale.

 

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