Vegetalia agroenergie. Lavori in corso sul Piano nazionale

C’รจ tempo fino al 30 giugno. Su cosa puntano Governo e organizzazioni
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Entro fine giugno anche l’Italia, come gli altri Stati membri, dovrà presentare il Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili contenente le strategie necessarie ad attuare gli obiettivi richiesti dalla direttiva Ue, la cosiddetta 20-20. Un’occasione da non perdere e da sfruttare al meglio per dare al settore una reale prospettiva di lungo periodo che consenta agli imprenditori agricoli di acquisire fiducia e di scommettere davvero sulle agroenergie.

Ne è convinto Paolo De Castro, Presidente della commissione europea agricoltura e sviluppo rurale, intervenuto al convegno organizzato da Anci e Legambiente alla fiera Vegetalia di Cremona, nel quale sono stati presentati gli indirizzi delle politiche nazionali bioenergetiche e gli ambiti principali di intervento.

Anche per il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni «il 2010 sarà l’anno ‘chiave’ per lo sviluppo delle energie rinnovabili, grazie anche alla legge 99/09. La battaglia che abbiamo portato avanti per la tariffa onnicomprensiva di 28 cent€/kWh, ci ha dato ragione. Questo incentivo deve però essere stabilizzato per 15 anni e possibilmente indicizzato, con l’obiettivo di creare una filiera tutta italiana con ricadute occupazionali sul territorio. Grazie al completamento in atto del quadro applicativo degli incentivi sarà possibile sviluppare da un lato la generazione distribuita basata su impianti di piccola taglia ubicati presso le aziende agricole ed interaziendali, dall’altro garantire lo sviluppo di impianti di potenza maggiore, secondo un approccio industriale su larga scala, nel rispetto di criteri ambientali e di collegamento con il territorio».

«Sul Piano di azione nazionale – ha detto Antonio Bonfiglio, sottosegretario all’agricoltura stiamo lavorando in due direzioni: da un lato per definire la precisa dislocazione territoriale delle centrali a fonti rinnovabili (fer), dall’altro per definire un quadro di certezze cercando di premiare le energie rinnovabili connesse al ciclo produttivo agricolo. È evidente che il piano, in questa fase di riforma della Pac, non può prescindere dal reddito delle imprese agricole e dalla professionalità, premiando quindi chi svolge continuativamente l’attività agricola, come imprenditore o coltivatore diretto».

Convinto della necessità di mantenere gli incentivi si è detto anche Marino Berton della Cia «ma non con approccio assistenzialistico, bensì come strumento che ci fa stare sul mercato e ci rende competitivi; gli incentivi per il biogas sono un sistema che consente all’impresa di fare bilancio per restare in agricoltura e rendono tale risorsa competitiva con le altre produzioni. In questo senso chiediamo anche una maggiore remunerazione per l’energia termica tramite i certificati bianchi».

Negli ultimi anni tanto è stato fatto per il settore e oggi «abbiamo finalmente un quadro certo per le filiere agricole, laddove fino a soli 5-6 anni fa l’agricoltura non aveva nessuna voce in capitolo» ha sottolineato Riccardo Deserti, della Dg sviluppo agroalimentare, che ha elencato i vari provvedimenti in via di ultimazione: «entro fine mese uscirà la circolare che definirà le modalità per tracciare l’olio vegetale puro (ovp) di origine comunitaria al fine accedere all’incentivo dei 28 cent€/kWh per impianti a biogas e biomassa di potenza inferiore a 1 MW; entro metà aprile verrà pubblicato il decreto, già firmato, che renderà operativo l’incentivo dell’1,8 per i certificati verdi per impianti oltre ilMW; dal 20 febbraio scorso, infine, è in vigore l’aumento dell’obbligo di miscelazione dei biocarburanti al 3,5%».

SEMPLIFICAZIONE
Il presidente Vecchioni ha poi lanciato un appello alla semplificazione affinchè il Piano preveda «norme omogenee tra le Regioni, per eliminare le differenze che si traducono in una sperequazione imprenditoriale; più sarà diffusa la programmazione – ha ribadito – più sarà possibile estendere la rete distributiva e quindi collaborare per ridurre il carico burocratico».

Compito del Piano nazionale sarà quello di «individuare le prospettive delle filiere, in un’ottica di sostenibilità – ha aggiunto Deserti -, perché non tutte le tecnologie che impiegano biomasse o biocarburanti, possono essere viste allo stesso modo; l’Ue ha introdotto il concetto di qualità in termini di sostenibilità, ad es. il risparmio netto di gas ad effetto serra; in pratica dovranno essere escluse dagli incentivi le fer “cattive” per i criteri di sostenibilità. Nel Piano rientreranno poi i criteri per un nuovo sistema di gradualità degli incentivi, per i quali riteniamo sarebbe meglio un sistema di indicizzazione ai parametri che condizionano la vera redditività dell’impresa nel lungo periodo».

L’importanza del ruolo dell’agricoltura nella tutela dell’ambiente è stata ricordata da De Castro che ha sottolineato come il settore sia importante per tutti i cittadini, non solo per gli agricoltori, «perché coinvolge sfide globali come i cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare, un po’ trascurata ultimamente a causa della crisi, ma che sta tornando alla ribalta anche per via della domanda crescente di cibo in tutto il mondo, laddove l’offerta è carente e presto dovremo affrontare un problema di scarsità di cibo. È necessario allora costruire le condizioni perché l’agricoltura sia al centro delle strategie politiche e delle sfide future, di cui la Pac non può non tener conto. Vogliamo che ci sia una Pac forte e capace di rispondere alle esigenze degli agricoltori». E per Deserti «di fatto l’agroenergia dev’essere vista come il 3° pilastro della Pac».


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