Valle D’Aosta. Alpeggi: i contributi aiutano a pagare l’affitto

Per il «margaro» il problema è avere credito
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"In Valle abbiamo 590 strutture, con 253 alpeggi principali". Giuseppe Isabellon, assessore all’Agricoltura della Regione Valle d’Aosta sottolinea la complessità del settore in un territorio interamente montano e dove non sono certo mancati gli interventi per migliorare la situazione. A partire dai contributi per la ristrutturazione degli alpeggi, senza dimenticare la costruzione delle strade poderali che ormai – assicura Ezio Mossoni, direttore della Coldiretti valdostana – permettono di raggiungere il 90-95% degli alpeggi.

Quali i problemi, allora? Affitti eccessivamente onerosi, secondo qualcuno. Ma sul fronte dei privati gli affitti sono sostanzialmente stabili da 4-5 anni, anche se qualche proprietario conteggia negli affitti pretesi anche i contributi di varia natura che il margaro potrà ottenere. Inoltre c’è la tendenza, da parte dei privati, di adeguare gli affitti a quelli pubblici, soggetti alle aste. Perché i vari Comuni mettono all’asta i vari pascoli e c’è qualche margaro che, pur di ottenere un’area di particolar pregio, offre cifre eccessive che non è poi in grado di sostenere.

Va anche sottolineato che in Valle le aste vedono la partecipazione di margari veri, non di società di comodo che alterano il mercato. Così come non va dimenticato che il valore degli affitti non dipende solo dal pascolo ma anche, e soprattutto, dalle tipologie dei fabbricati. Se sono ristrutturati, con casera a norma e con le autorizzazioni per la produzione di formaggio.

Ma per Haran Henriet, trentaduenne di Excenez che ha deciso di dedicarsi all’allevamento di capre e alla produzione di formaggi caprini, i problemi sono di altra natura. Con le banche, innanzi tutto. Da valdostano aveva provato a chiedere un prestito alla locale Banca di credito cooperativo: 10mila euro per acquistare un trattore di seconda mano. Richiesta respinta. Eppure Henriet aveva già dimostrato di lavorare seriamente, ristrutturando la vecchia stalla, mettendola a norma, iniziando la produzione di formaggio (premiato con la Grolla d’oro).

Per la banca locale non era sufficiente. Per fortuna del giovane è subito intervenuto un altro grande gruppo che ha concesso il prestito e ora le capre sono raddoppiate, consentendo di aumentare la produzione per far fronte a una crescente richiesta. Henriet lamenta però che altri formaggi caprini vengono marchiati con nomi valdostani benché provengano dal vicino Piemonte. Come dire, l’agropirateria non conosce frontiere e nemmeno altitudine.


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