UNAPROS, ALLEVAMENTI IN PERDITA

Per gli aumenti dei costi
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Il settore suinicolo attraversa una delle più gravi crisi di mercato di tutti i tempi. Non era infatti mai successo che per un periodo così lungo, sono ormai due anni – ad eccetto del secondo semestre 2008 – l’allevamento abbia lavorato in perdita.

L’allevamento opera in perdita da oltre due anni e questa situazione non può essere prorogata oltre (meno 29,6 euro per ogni suino allevato nel 2007, meno 10,05 euro nel 2008 e meno 20 euro nei primi mesi 2009). Le aziende hanno goduto di una “boccata d’ossigeno” nel secondo semestre 2008 quando, per alcuni mesi, i prezzi dei suini da macello erano tornati remunerativi. Poi si è ritornati ad una situazione di pesanti perdite. Nel primo bimestre 2009 la perdita che sta sopportando l’allevamento è di circa 20,00 euro per ogni suino allevato, ciò tenendo conto che i costi di produzione sono tornati, più o meno, ai livelli del 2007 (vedi grafico n.1).

Il paradosso di questo momento del mercato è che il suino pesante padano è pagato all’incirca allo stesso prezzo, tra 1,00 euro e 1,10 euro/Kg., come sono pagati i suini leggeri negli altri paesi dell’Europa. Si tenga conto che produrre un suino di qualità di 170 Kg., adatto alla produzione di prosciutti Dop, nel rispetto dei disciplinari delle produzioni Dop, costa tra il 20% e il 25% in più che produrre un suino leggero di 110 Kg. finalizzato a produrre carne per il consumo fresco e per la trasformazione in salumi non Dop.

Le aziende che ancora gestiscono l’allevamento in proprio sono a questo punto con “l’acqua alla gola” e prossime al dissesto economico-finanziario. Il livello di indebitamento delle aziende suinicole è oltre il limite della sostenibilità.

Più in difficoltà sono i piccoli e medi allevamenti che gestiscono direttamente la loro impresa riguardo a tutti gli aspetti tipici dell’impresa stessa, aspetti: tecnico-sanitario, commerciale, economico-finanziario, ambientale etc..

Cresce in questo periodo la quota di allevamenti condotti in soccida. L’allevamento di ingrasso ha ormai oltrepassato il 50%di suini allevati in soccida. I grandi gruppi della mangimistica e dell’industria di trasformazione sono pronti a “rilevare”, attraverso i contratti di soccida, tutti gli allevamenti che si trovano in difficoltà, selezionando le migliori strutture e assumendo la gestione dell’allevamento per quanto riguarda gli aspetti: commerciale, economico-finanziario e tecnico-sanitario.

Quotazioni altalenanti comunque al ribasso

La situazione è controversa, complessa e di difficile interpretazione. Nel corso del 2008 il prezzo dei suini da macello è passato da 1,2 euro/Kg. a inizio anno a quotazioni che hanno raggiunto 1 euro/Kg., per arrivare fino a 1,6 euro/Kg. nei mesi di settembre e ottobre, e tornare alla base di 1,20 euro/Kg. alla fine dell’anno. Nei primi mesi del 2009 le quotazioni sono ulteriormente scese (- 5,12 % nel mese di febbraio 2009 rispetto al febbraio 2008) fino all’attuale quotazione di 1,065 euro/Kg.. Il grafico 2 evidenzia in modo eloquente l’andamento altalenante delle quotazioni dei suini sulle principali piazze italiane: Mantova, Milano e Modena.

Il settore attraversa un periodo nel quale né l’allevamento e né il macello hanno sufficienti margini operativi (quando non ci sono perdite). Ne scaturisce un mercato nervoso, con tensioni nelle diverse borse merci e con un andamento altalenante che non giova a nessuna delle parti.

Il grafico 3 (fonte Anas ) evidenzia l’andamento delle quotazioni di alcune tipologie di suini a livello europeo: suino pesante padano, suino leggero Olanda e suino di Lleida.

Il grafico è aggiornato alla settima settimana e manca delle ultime quattro settimane nelle quali, in generale, le quotazioni nei principali paesi produttori europei hanno registrato una ripresa ed eccetto del mercato italiano.

La quotazione del suino di Lleida (Spagna) è passata da euro 0,995/Kg. peso vivo (6^ settimana) a euro 1,127/Kg (11^ settimana), registrando un incremento del +13,26%. Anche il mercato francese ha evidenziato segni di ripresa, da euro 1,079/Kg. peso morto (Mpb 6^ settimana) a euro 1,162/Kg. (Mpb 11^ settimana), con un miglioramento delle quotazioni del 7,7%.

In Germania le quotazioni sono aumentate da euro 1,36/Kg. peso morto (Zmp 6^ settimana) a euro 1,38/Kg. (Zmp 11^ settimana). Sono stabili invece le quotazioni rilevate inOlanda e Danimarca. La situazione risulta pertanto abbastanza singolare: in alcuni casi, come per la Spagna e la Germania, si registrano prezzi che, a pari categoria di peso, sono superiori ai prezzi registrati in Italia. Essendo l’Italia un paese deficitario in termini di produzione di carni suine è anomalo che sul nostro mercato i prezzi siano più bassi. È evidente che il sistema di rilevazione dei prezzi dei suini in Italia presenta disfunzioni ed è poco corrispondente all’andamento di mercato.

Nel 2009 si prevedono turbative nel mercato
Le previsioni di produzione 2009 a livello dell’Unione europea a 27 (fonte Dg-Agri) sono di un calo della produzione del 4,2% nel primo trimestre e del 2,2%nel secondo trimestre.

A livello nazionale le previsioni elaborate dall’Anas su dati Dg-AgriI evidenziano un aumento della produzione del 4,2%nel primo trimestre 2009 e del 2,7% nel secondo trimestre. Sono andamenti contrastanti che generano confusione e creano turbativa sul mercato.

La situazione di mercato a livello nazionale è pesante. L’economia in generale è in recessione e ciò comporta una minore spesa del consumatore che si percepirà soprattutto sui prodotti di maggior prezzo.

L’eccesso di offerta di suini riguarda principalmente le produzioni certificate, vale a dire il suino pesante padano destinato alla produzione di prosciutti Dop. Negli ultimi sette anni la produzione di suini marchiati finalizzata alla produzione di salumi Dop è cresciuta del 20,6% (vedere Tab.1) mentre la produzione di suini fuori dal circuito è diminuita del 20,6%. La suinicoltura italiana ha privilegiato negli ultimi anni la produzione di suini pesanti conformi ai disciplinari delle diverse Dop, nel complesso si è passati dal 56,9% di suini certificati sul totale dei suini macellati nel 2001 al 67,3% nel 2007 e al 66,7%nel 2008.

Parallelamente il consumo di salumi Dop non è incrementato nella stessa misura e, di conseguenza, si è creata una situazione di squilibrio tra la domanda e l’offerta. All’aumento della produzione di salumi Dop non è corrisposto un analogo aumento dei consumi interni e delle esportazioni.

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