Una Pac più semplice senza mini-aiuti

La componente ambientale non dovrà appesantire il sistema e dovrà restare nel primo pilastro
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Alla fine è stato raggiunto l’obiettivo più importante: un testo ristretto a soli 60 emendamenti per illustrare in modo chiaro la posizione dell’Europarlamento sulla nuova Pac. La commissione Agricoltura del Parlamento ha approvato la scorsa settimana la propria strategia sulla riforma della politica agricola comune post 2013. Un testo in cui si ribadisce innanzitutto che il bilancio agricolo dell’Unione europea non si tocca. Ma che soprattutto entra nel merito di tutti i temi chiave della riforma che dovrà ridisegnare la mappa degli aiuti agricoli senza formule ambigue.
Cosa non da poco, visto il complesso scenario nel quale la riforma dovrà essere varata.
Non solo la nuova procedura di codecisione, che pone il Parlamento europeo sullo stesso piano del Consiglio dei ministri Ue nel processo decisionale, quello che si aprirà formalmente con la presentazione delle proposte di regolamento della Commissione dopo l’estate sarà anche infatti il primo grande negoziato con 27 Stati membri, e un esecutivo forse più debole rispetto al passato, come dimostrano anche le prime indicazioni molto generiche della comunicazione presentata a novembre.
«Il rapporto Dess (dal nome del relatore all’Europarlamento, ndr) si inquadra in una linea di continuità con la precedete relazione di Lyon – ha spiegato il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro –, ma indica ancora più nettamente la volontà del Parlamento europeo di mantenere una Pac forte finanziariamente, in grado di affrontare le grandi sfide che l’agricoltura europea si trova davanti».
Le principali indicazioni riguardano il tema del lavoro, sul quale l’Europarlamento si dice favorevole al principio della degressività degli aiuti modulata sull’occupazione ma contrario al plafonamento per le grandi aziende; i giovani, per i quali vengono chieste misure specifiche nell’ambito del primo pilastro e non solo dei Psr; la semplificazione, con una proposta che prevede l’eliminazione di tutti gli aiuti il cui costo burocratico risulta superiore all’entità del premio. E questa soglia, secondo un recente studio della Commissione, sarebbe in media di 350 euro. Ben al di sopra quindi dell’attuale soglia valida in Italia di 100 euro (e voluta proprio da De Castro quando era alla guida del Mipaaf).
Ancora, sulle misure di mercato il Parlamento Ue chiede di rafforzare quelle in vigore in alcuni settori come l’ortofrutta, e di rivedere l’attuale sistema degli aiuti all’ammasso privato dell’olio d’oliva (con un passaggio che sconfina anche sulla questione dei diritti d’impianto dei vigneti). La relazione tocca poi anche i temi del rafforzamento dei controlli e della politica a favore dei prodotti di qualità, anche se quest’ultima sarà oggetto di una riforma ad hoc.
Sul cosiddetto «greening », ossia sulla componente ambientale da inserire negli aiuti diretti (la Commissione prevede una sorta di bonus da affiancare a un aiuto di base uguale per tutti), il Parlamento chiede di mantenere gli aiuti ambientali nel primo pilastro semplificando l’attuale condizionalità (le buone pratiche agricole minime richieste per accedere agli aiuti Ue) con un sistema unico valido sia per gli aiuti diretti che per lo sviluppo rurale. Una presa di posizione importante su un tema che divide gli Stati membri, con la Germania che propone di rafforzare in modo cospicuo i trasferimenti dal primo al secondo pilastro.


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