Un tavolo di confronto per il biologico

Parte dalla Lombardia l’idea di realizzare un incontro periodico
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Secondo le rilevazioni di AcNielsen per Ismea, l’aggregato delle regioni del Nord Ovest pesa per il 41,8% del consumo di prodotti biologici nella grande distribuzione; mancano rilevazioni nel canale specializzato, ma il peso non si scosterà di molto, se si considera che 422 dei 1.212 punti vendita interamente biologici ha sede tra Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.
Nell’area, come confermano tutti i maggiori distributori nazionali, la regione che esprime la maggior domanda è la Lombardia, il cui settore produttivo, tuttavia, è di dimensioni estremamente limitate: 775 aziende agricole (di cui 95 svolgono anche attività di trasformazione) a fronte di ben 543 imprese di pura trasformazione e di distribuzione. Complessivamente meno del 2% del dato nazionale in termini numerici e meno dell’1,5% quanto a superficie. Nel 2010 il numero dei produttori è aumentato del 5,3%, quello delle imprese di trasformazione e distribuzione del 7,3%. I valori sono in controtendenza con l’andamento dell’agricoltura in generale, ma rimangono inferiori al tasso di sviluppo del mercato. Non mancano produzioni di rilievo (il riso, il vino, in particolare nell’area del Franciacorta, dell’Oltrepò e del Garda, la zootecnia, una nicchia biodinamica in crescita), ma, in generale, il settore primario fatica ad agganciare il treno dello sviluppo.
È stato quindi accolto con molto favore da parte delle organizzazioni biologiche l’invito della struttura “Attrattività e promozione delle produzioni” (dirigente Stefania Tamborini) della direzione generale agricoltura della Regione a costituire un tavolo di confronto periodico che abbia un ruolo non soltanto consultivo sulle politiche (Piano di sviluppo rurale, ma non solo) e di proposta, con l’intento di mettere a sistema le diverse e molto parcellizzate competenze, attività e iniziative del settore.
Dal primo incontro del 7 maggio è emerso che, pur nella riduzione delle risorse, non mancano le opportunità, che vanno da una maggior circolazione dell’informazione allo stimolo all’aggregazione interprofessionale, passando per l’orientamento della produzione: basta pensare alla pesante carenza di colture proteiche a uso zootecnico che si registra a livello nazionale, che può indirizzare a una redditizia conversione le aziende orfane della barbabietola.


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