Tre modelli d’impresa per risollevare l’agricoltura

Analisi

Il mondo agricolo attraversa un momento di profonda incertezza: da un lato incombe la crisi dei prezzi, dall’altro la mancanza di prospettive chiare e di una strategia. Servirebbe maggiore competitività per affrontare la crescente concorrenza, ma vengono imposte regole sempre più restrittive dettate spesso da preoccupazioni extra agricole.

Le soluzioni e i vincoli
I tentativi da mettere in atto passano attraverso tre fatti fondamentali: la razionalizzazione produttiva, con la ricerca delle economie di scala e l’ottimizzazione dei processi, la valorizzazione economica delle produzioni, la capacità di produrre innovazione per far fronte alle necessità tecniche ed economiche. Ma non è così semplice seguire questa traccia.
Infatti ogni tentativo si scontra con vincoli di diversa natura, come quelli contenuti nelle norme di tipo sanitario, ambientale, contrattuale, fiscale, commerciale. Quello maggiore è dato dalla Pac (Politica agricola comune), dalle sue evoluzioni nel tempo e dalla sua applicazione nazionale e regionale. Gli altri nascono dalle comunità locali che impongono sempre nuove regole senza tenere conto del loro impatto sull’agricoltura.

I tre modelli
Dall’osservazione della realtà si possono ricavare almeno tre modelli per un nuovo modo di “fare” agricoltura, tre tipi di aziende integrate: il modello “grandi colture”, il modello “agricolo-zootecnico” nuovo e quello “agricolo-commerciale integrato”.
Il modello “grandi colture” integra su larga scala le produzioni realizzate nei cosiddetti seminativi della Pac (cereali, oleaginose, colture industriali) con le fasi successive di lavorazione e utilizzo del prodotto agricolo. Può comprendere anche le attività di produzione per usi energetici con esigenze produttive differenti rispetto all’agricoltura tradizionale. Il suo obiettivo principale è l’efficienza dei processi produttivi e l’ottimizzazione delle risorse disponibili, quindi non include necessariamente solo grandi aziende.
Il nuovo modello “agricolo-zootecnico” si diffonde specialmente nelle aree di zootecnia intensiva della Pianura Padana. Si fonda sulla specializzazione produttiva spinta e sull’utilizzo ottimale delle risorse alimentari producibili in un certo territorio e quindi integra grandi allevamenti con produttori che si orientano a produrre alimenti per il bestiame. Il suo obiettivo è l’ottimizzazione del processo complessivo.
Il modello “agricolo-commerciale integrato”, infine, si riferisce in prevalenza a orticole di pieno campo, ma può essere esteso anche alle colture frutticole e presenta come caratteristica chiave una forte integrazione con gli acquirenti, grande distribuzione o industria di trasformazione.

Dov’è il futuro?
Nell’evoluzione del sistema agricolo che abbiamo delineato vi sono alcuni punti chiave. Innanzitutto si riscontra il passaggio dall’azienda tradizionale ad aziende diverse, che si avvalgono di strumenti nuovi o già esistenti, come il contoterzismo, utilizzati in modo innovativo e che stringono rapporti con le altre aziende agricole del territorio. L’integrazione crescente sia con queste, sia con aziende commerciali o industriali è un secondo aspetto importante.
I nuovi complessi si propongono di produrre con forti logiche di ottimizzazione colturale ed economica grazie all’introduzione di innovazione di processo, di prodotto e organizzativa. La domanda dei prodotti, infine, impone la necessità di costruire standard qualitativi alti, pur mantenendo costi competitivi.

*Estratto dall’articolo tratto dagli atti dell’incontro tenutosi presso la Società Agraria di Lombardia, dedicato al tema “Impresa, territorio e qualità: pilastri del futuro agricolo”, relatori Tommaso Maggiore e Dario Casati.
L’articolo completo è disponibile a questo link


Pubblica un commento