Tenero, produzioni e consumi su

E stock da record. Ma le politiche di prezzo saranno sempre più aggressive
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Negli ultimi mesi sia la produzione 2011/12 che il consumo mondiale di grano sono stati costantemente stimati in aumento, rispettivamente a 695 e 681 milioni di t, con gli stock finali al maggio p.v. sui 211 milioni di t a sfiorare il record degli ultimi 12 anni (fig. 1).

In soli 12 mesi la disponibilità di mercato è di fatto passata da un estremo all’altro: dal deficit del 2010/11 al netto surplus del 2011/12. Altro aspetto da non sottovalutare è che il surplus produttivo è stato principalmente a favore dei paesi esportatori con picchi, rispetto al 2011, per l’area del Mar Nero e l’Australia (figg. 2 e 3).

Una volta consolidatosi il netto incremento produttivo (più 40 mio/t), è stata quasi logica conseguenza registrare anche un sensibile aumento anche dei consumi (più 25 mio/t), con positivi effetti sinergici da parte della produzione maidicola Usa, inferiore alle attese, e dal differenziale di prezzo mondiale tra mais e grano a tutto favore di una maggiore preferenza per il secondo nelle diete zootecniche.

Sul fronte dei volumi di scambio, possiamo notare che il 2011/12 tocca il massimo degli ultimi anni eguagliando il 2008/09 e migliorando di circa 9 mio/t rispetto alla campagna precedente. Tale andamento è l’ulteriore conferma della maggiore richiesta dal settore mangimistico che, a livello globale, si è parzialmente affrancato dal mais americano per orientarsi verso più economiche ma altrettanto valide alternative come il grano tenero, o gli altri cereali a paglia, divenuti disponibili in larga quantità in ogni continente.

A livello delle singole origini dell’esportazione, si sono particolarmente distinti: l’Argentina con +1,2 mio/t sul 2010/11, l’Australia con un +2,5 mio/t e gli Usa con +1,5 mio/t; questi incrementi si sono aggiunti al ritorno del Mar Nero che dopo la crisi del 2010/11, quando esportò un 14 mio/t, si è rapidamente ripreso la posizione che gli spetta, consolidando un volume di scambio che dovrebbe attestarsi a ridosso dei 35 mio/t. (fig. 3).

Ed proprio il pieno ritorno del Mar Nero il fattore che più ha condizionato nel 2011/12 l’andamento del mercato del grano in Europa e le strategie di approvvigionamento nell’intero bacino del Mediterraneo. Con una produzione tornata oltre i 100 milioni di t e un’esportazione ben oltre i 30 milioni di t, le origini russa, ucraina e kazaka sono tornate competitive e sempre più aggressive a livello dei prezzi di vendita con cui si sono nei fatti aggiudicate la maggior parte delle aste indette dai paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.

 

EUROPA 2011-12

A livello europeo, si nota (fig. 4) che la produzione negli ultimi tre anni è cambiata poco o nulla e si attesta a ridosso dei 130 milioni di t con un consumo che, in media, è di poco inferiore ai 120 milioni di t e ne segue fedelmente l’evoluzione. A fronte di un’importazione “tecnica” 2011 di circa 5,4 milioni di t, il dato che più colpisce per la corrente campagna agraria è inequivocabilmente il netto calo delle esportazioni: diretta conseguenza del nefasto connubio tra un ritrovato “super euro” e il prepotente ritorno delle origini russo-kazake, soprattutto su destinazioni storiche (per l’Europa) come l’Egitto e l’Algeria.

Similarmente a quanto si è notato a livello mondiale, la domanda ha fatto registrare un sensibile aumento a sopperire, in ambito mangimistico e di “amiderie”, all’apprezzamento del mais, anche se, ad onor del vero nelle ultime settimane, con il rientro delle quotazioni del mais, si reputa che l’utilizzo “feed” del grano europeo possa contrarsi anche e soprattutto se riprenderanno a pieno regime gli arrivi di cereali esteri a “contingente tariffario agevolato” dal Sud America e dai porti del Mar Nero, fino a ieri “chiusi per gelo”.

Se tutto questo si avvererà appieno, il livello degli scambi intra-comunitari si manterrebbe prossimo ai 24 milioni di t, con rimanenze al maggio 2012 attorno ai 10 milioni di t: le stesse del 2010/11. Volendo sintetizzare la corrente campagna già progressivamente rasserenatasi dal susseguirsi di eventi positivi, dovrebbe continuare e finire senza ulteriori scossoni, con qualche eccedenza di troppo a condizionare l’offerta di Romania e Germania e una situazione un po’ più tenuta e meno pressante per i detentori francesi.

 

MONDO 2012-13

La campagna 2012/13 sarà caratterizzata da un lieve incremento delle superfici seminate, con un aumento già confermato nelle aree del Mar Nero ove la Russia (+6%) più che compenserà la riduzione in Ucraina (-6%) dovuta ad avverse condizioni climatiche: scarsa copertura nevosa in concomitanza delle “solite” gelate invernali.

Anche il Nord America è atteso incrementare le aree e di conseguenza la produzione di grano, con il Canada che andrebbe a seminare un +11% in condizioni del terreno ottimali e nettamente migliori del troppo umido 2011. Gli Usa, d’altro canto, hanno già fatto segnare un aumento del 3% con significativi incrementi per i “rossi” Hard Red Winter (+6%) e, ancora da confermarsi, Hard Red Spring (+5%); in lieve contrazione i Soft Red Winter e i White Wheat.

A fronte di previsioni di semina oltre la media, a raffreddare eccessivi entusiasmi, sono giunte le notizie che vedono le prime fasi di crescita del grano nei paesi dell’emisfero Nord condizionate da un andamento climatico non ottimale. Le perduranti condizioni avverse e di scarsa copertura nevosa in Ucraina (causa il noto fenomeno winter kill), nel Centro Europa e in alcune aree produttive Usa hanno già arrecato danni e anche in assenza di ulteriori condizioni di sofferenza agronomica, le rese record del 2011 sono un miraggio e si ritiene presumibile una produzione mondiale 2012 vicina ai 680 milioni di t, in linea con l’ultimo quinquennio, ma inferiore di 15 mio/t al 2011 e, fattore più psicologico che tangibile, a un consumo globale stimabile in 683 mio/t. A compensare questo “gap” tra produzione e consumi, anche dovuti ad incremento degli utilizzi bio-energetici in Europa, ci saranno nel mondo cospicui stock iniziali che verranno ridotti al maggio 2013 di soli 3 mio/t per un riporto atteso di 208 mio/t, sempre ai massimi dell’ultimo decennio e, cosa importante, che sarebbe equamente ripartito tra tutti i paesi del globo.

Gli scambi sono previsti sui 134 mio/t, con una flessione rispetto al 2011 dovuta soprattutto alla minore domanda di grano da parte del settore zootecnico.

Prima di passare all’Europa, un accenno al clima nelle “deficitarie” regioni nord africane che nelle ultime settimane hanno ricevuto forti precipitazioni (anche nevose) in Algeria e Tunisia, con il solo Marocco ancora a lottare contro una latente siccità, la stessa che da settimane preoccupa gli operatori del Sud della Spagna. Nonostante manchi ancora un mese ai raccolti, e tutto possa ancora accadere, nelle regioni del Magreb si attendono produzioni simili al 2011.

 

EUROPA 2012-13

Alla luce di quanto letto e sentito nelle ultime settimane, l’analisi del supply-demand europeo non può che partire dal recente passato, ossia dall’andamento climatico di gennaio-febbraio, abbastanza inusuale sia per lo scarso livello delle precipitazioni che, e soprattutto, per le rigide temperature; questo inatteso mix climatico “polare” avrebbe arrecato danni irrecuperabili in alcune aree del nord-est della Francia, in Germania e in Polonia.

Al contrario l’arrivo di perturbazioni atlantiche nell’area del Mediterraneo, ha dato sollievo alla latente siccità in molte aree dell’Italia, della Spagna e della Grecia, anche se per recuperare pienamente la condizione agronomica ottimale, soprattutto nella penisola iberica, saranno necessarie altre precipitazioni in marzo-aprile.

Per quanto riguarda le stime per la nuova campagna, in Europa la produzione è vista consolidarsi sui 133 mio/t, con incrementi tra il 4 ed il 10% in Germania, Francia e Uk ed una flessione in Spagna, Austria e Romania; l’Italia è stimata oltre i 3,3 mio/t con un significativo incremento del 16% sul 2011.

La domanda comunitaria è attesa in lieve aumento di un 2 mio/t con maggiore richiesta dall’industria bio-energetica e minore domanda dal settore zootecnico, che tornerebbe alla normalità e all’utilizzo dei tradizionalmente più economici cereali foraggeri. Negli scambi intra-comunitari si prospetta una minore importanza dell’export anglo-danese, a tutto vantaggio di un ritorno di paesi tradizionali come Francia, Germania. La disponibilità totale è vista in lieve aumento con l’esportazione verso i paesi esteri che tornerebbe sui 16 mio/t, in aumento rispetto al 2011, ma insufficiente ad evitare un aumento delle scorte di fine campagna oggi stimate prossime agli 11 mio/t, con un incremento di 0,8 mio/t sul maggio 2012.

In sintesi, cosa ci attende da giugno in poi? Il “supply-demand” europeo per la prossima campagna, salvo catastrofi dell’ultima ora, sarà tranquillo e caratterizzato da un eccesso di offerta, più marcato in Germania e Francia, calmierando ulteriormente i mercati del Vecchio Continente.

 

IL MERCATO CHE VERRÀ

L’ampia disponibilità di grano, sia nelle Americhe che nel Mar Nero e nel Vecchio Continente, e la necessità di mantenere sbocchi commerciali e difendere le quote di mercato faticosamente conquistate negli anni, imporrà agli operatori internazionali di mettere in atto politiche di prezzo sempre più aggressive.

Non ci tragga in inganno il forte calo di offerta propagandato per l’Ucraina: altre origini, come Russia e Kazakhstan, più che compenseranno i volumi mancanti in un contesto mondiale ove l’Australia, il Canada e l’Argentina si consolideranno principali attori, non tanto per la produzione 2012 attesa nella media, ma per gli ampi volumi di riporto e un’evidente volontà di riconquistare il terreno “sottrattogli” nel 2011 dall’offerta spesso al limite del sottocosto (o dumping) dei paesi del Mar Nero.

L’attuale scenario internazionale e le prospettive della domanda e offerta mondiale 2012/13, lascerebbero intendere una progressiva contrazione dei prezzi fino al raggiungimento, in qualche settimana e senza traumi, di un equilibrio che poi dovrà nei numeri essere confermato o parzialmente sconfessato dalle reali decisioni di semina in Nord America (fine marzo) e da sempre più attendibili stime dei raccolti nell’emisfero Nord (da metà aprile), a partire dal sempre critico bacino del Mediterraneo.


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