Strutture di protezione: normative da aggiornare?

In questi ultimi anni se ne sta discutendo
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Il trattore, a causa di differenti fattori quali l’altezza da terra del baricentro, il collegamento con macchine operatrici, il lavoro in terreni declivi, si trova a operare in condizioni che possono causarne il ribaltamento. Per proteggere il conducente nel caso di ribaltamento del trattore, negli anni 50 sono state introdotte strutture per la protezione del conducente stesso. Dopo qualche tentativo di messa a punto di interventi attivi che impedissero il ribaltamento del trattore, si è preferito introdurre un intervento passivo. Le strutture di protezione, infatti, non impediscono il ribaltamento del mezzo, ma hanno l’obiettivo di proteggere il conducente in caso di ribaltamento del mezzo.

Negli stessi anni in cui sono state introdotte le strutture di protezione del conducente sono state messe a punto norme per la loro verifica. Sono nati così i codici Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e le corrispondenti normative EC che regolamentano le tipologie di strutture e consentono l’omologazione dopo averne verificata la resistenza a prestabiliti cicli di carico. Nel seguito vengono illustrate le tipologie di telaio e le corrispondenti normative in modo da evidenziare le caratteristiche di ciascuna delle strutture di protezione.

Quattro tipologie e tre codici Ocse
Attualmente sono previste quattro tipologie di strutture di protezione per trattici a ruote e in particolare le cabine, i telai a quattro montanti, i telai a due montanti installati davanti al conducente e infine i telai a due montanti installati posteriormente al conducente. Sono altresì previsti tre differenti codici (codice 4, 6, 7) di omologazione per trattrici a ruote (in realtà ne esiste un quarto che prevede verifiche dinamiche attualmente non utilizzato dai centri di prova).

In particolare il codice 4 Ocse si applica a trattori con massa superiore ai 600 kg e carreggiata minima dell’assale posteriore di norma maggiore di 1.150 mm, e prevede strutture di protezione quali cabine, telai a quattro montanti e telai a due montanti installati di preferenza posteriormente al conducente. Questo codice si può applicare a tutti i trattori, ma viene in particolar modo utilizzato sui trattori standard di medie ed elevate dimensioni. Prevede una cella di sopravvivenza di elevate dimensioni come riportato in Fig. 1 e un ciclo di carico composto da un carico longitudinale a energia imposta, uno schiacciamento a forza imposta, un carico laterale a energia imposta, un secondo schiacciamento a forza imposta e una seconda spinta longitudinale a energia imposta per i soli telai a due mondati abbattibili.

Per assecondare le esigenze causate da un incremento della meccanizzazione in vigneto e frutteto con lo sviluppo di macchine di ridotte dimensioni, quali appunto trattrici vigneto e frutteto con carreggiate particolarmente contenute, negli anni 80 sono stati messi a punto due differenti codici di omologazione il codice 6 e 7 Ocse per trattrici a carreggiata stretta. Se per il codice 7 le differenze rispetto al codice 4 non sono elevate, il codice 6 introduce differenze significative soprattutto in riferimento alla zona di sopravvivenza del conducente.

Infatti, codice 6 e 7 Ocse si applicano a trattori con massa superiore a 400 kg e carreggiata minima dell’assale posteriore inferiore a 1.150mm, ma mentre il codice 7 prevede strutture di protezione quali cabine, telai a quattro montanti e telai a due montanti installati posteriormente al conducente, il codice 6 prevede solo strutture di protezione a due montanti installate anteriormente al conducente.

La zona di sicurezza del codice 7
(Fig. 3) è molto simile a quella del codice 4 con l’eccezione di una più ridotta sezione trasversale, mentre completamente differente è la zona di sicurezza del codice 6 (Fig. 2), pensata per venire incontro alle esigenze di ridotto spazio in queste tipologie di macchine.

A fronte però di una zona di sicurezza certamente più contenuta, il codice prevede l’esecuzione di due verifiche preliminari per la verifica della stabilità laterale della macchina e della non continuità del rotolamento. In particolare, il trattore non deve ribaltarsi su un pendio con pendenza di 38° e qualora si ribalti non deve rotolare in modo continuativo.

Sia per il codice 7 che per il codice 6, dopo aver effettuato le verifiche preliminari precedentemente illustrate, sono previste spinte e schiacciamenti con definite energie e forze imposte, differenti per i due codici.

Difficile garantire sicurezza in ogni situazione
Tutte le normative presentate impongono cicli di carico in funzione della massa di riferimento del trattore. In questi ultimi anni, anche a seguito di alcuni incidenti con conseguenze gravi per il conducente, gli enti normativi e le strutture di ricerca hanno discusso e stanno discutendo sull’opportunità di considerare masse maggiori rispetto a quella del trattore a vuoto. Infatti, la struttura di protezione viene provata con un massa minima del mezzo senza considerare il fatto che il trattore si trovi a lavorare in condizioni di massa maggiori dovute ad esempio all’uso di zavorre o di mezzi collegati alla macchina tramite attacco a tre punti o macchine operatrici agricole. Sono inoltre cambiate le condizioni di utilizzo delle macchine agricole negli ultimi cinquanta anni, mentre i codici sono stati pensati e messi a punto, con macchine differenti e con differenti utilizzi.

Se da un punto di vista tutto ciò è vero, è altresì vero che le normative non garantiscono la certezza di protezione del conducente, ma fanno una “fotografia” di una situazione, non danno certezze assolute, ma verificano la struttura in una situazione definita, mentre il ribaltamento del mezzo può avvenire in un infinito numero di condizioni e situazioni. È estremamente difficile mettere a punto norme che garantiscano la sicurezza del conducente in qualunque situazione.

Dati statistici messi a punto soprattutto negli Usa e in nord Europa dimostrano come l’introduzione delle strutture di protezione abbiano portato a una notevole riduzione degli incidenti mortali causati dal ribaltamento delle trattrici agricole. E questo è un dato confortante. Cambiare una normativa che ha portato a indubbi risultati è difficile, sia per la necessità di dimostrare come le modifiche portino a miglioramenti, sia per il fatto che eventuali aumenti della massa di riferimento della trattrice portano ad aumenti delle dimensioni dei telai e di conseguenza di costi di produzione non sempre correlati con un aumento della sicurezza per il conducente.


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