Strappo con l’Aia: Confagricoltura esce dagli organi sociali

L'ultimo strappo tra Coldiretti e Confagricoltura sull’Associazione allevatori (Aia)
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Tra Coldiretti e Confagricoltura si è consumato l’ennesimo strappo. Dopo le battaglie sull’Unaprol e sui Consorzi agrari (solo per citarne alcune) l’ultima contrapposizione si è giocata sull’Associazione allevatori (Aia).  Tutto comincia con un parere dell’Antitrust secondo cui Aia agisce in regime di monopolio sui controlli con un budget pubblico di 70 milioni «attribuendo ingiustificati vantaggi concorrenziali a favore delle imprese associate a danno degli allevatori non iscritti». E questo anche attraverso il marchio Italialleva che arriva fino ai canali distributivi e commerciali.

Dopo il parere dell’Antitrust Confagricoltura decide di «prendere le distanze» e «dissociarsi» da qualunque iniziativa dell’Aia guidata dal vicepresidente nazionale della Coldiretti, Nino Andena. Così, alla vigilia dell’assemblea elettiva che si è riunita il 28 aprile eleggendo la nuova giunta che confermerà al vertice lo stesso Andena, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha inviato una lettera ai propri dirigenti con responsabilità nell’Associazione allevatori per invitarli a non partecipare al rinnovo degli organi sociali. «Sin dalla sua costituzione – scrive Vecchioni nella missiva – Confagricoltura ha assicurato al sistema Aia un rilevante contributo di idee e di collaborazione, tuttavia quanto avvenuto negli ultimi anni nella gestione dell’associazione, sia a livello nazionale che territoriale, ha reso più difficile ai dirigenti di nostra espressione di svolgere un ruolo attivo. L’occupazione quasi totale delle dirigenze di Apa, Ara e delle associazioni nazionali di razza da parte di Coldiretti e una lunga serie di comportamenti tendenti a omologare progetti e attività di Aia e Apa a quelli dell’organizzazione – prosegue – sono la dimostrazione evidente di un disegno che non condividiamo».

Per Andena quelle di Confagricoltura sono critiche ingiustificate innanzi tutto perché «le decisioni sono state prese all’unanimità dall’Aia nella quale sono presenti due vice-presidenti di Confagricoltura.
Si è fatto ricorso allo strumento del voto solo in un caso, segno tangibile di una reale identità di vedute sugli obiettivi da raggiungere e sulle modalità da  seguire».


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