Stangata su edifici rurali e terreni

E le misure per lo sviluppo non valgono per le aziende tassate sulla base delle rendite catastali
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Il decreto «Salva Italia» presenta un conto salato all’agricoltura. La stangata, in particolare, si abbatte su terreni e fabbricati. Ma la bolletta sale anche per quanto riguarda i contributi (rivalutati) che coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali dovranno versare all’Inps.
L’Imu, che scatta dal 2012, avrà la mano pesante sulle case rurali di abitazione e i fabbricati strumentali. In particolare per le abitazioni, ai fini Imu, alla rendita imponibile si applica un moltiplicatore di 160.
Per i fabbricati strumentali il moltiplicatore è di 60 con un’aliquota del 4 per mille. I terreni, non tassati solo nelle aree montane, avranno il raddoppio del moltiplicatore, a 120 dall’attuale 75 e l’aliquota sarà del 7 per mille. Ai fini della tassazione del reddito non c’è invece alcuna modifica per il reddito agrario e dominicale. Almeno per ora.
L’aggravante per le imprese agricole è che non potranno usufruire delle misure per lo sviluppo. La deduzione dell’Irap sul lavoro e l’Ace (aiuto alla crescita economica) non ci saranno per gli agricoltori (la maggioranza) tassati secondo le rendite catastali. Stesso trattamento per le società agricole che non vanno a bilancio.
Note amare anche sul fronte Iva, con il ritocco di due punti dell’aliquota saranno ridotti i «recuperi» delle compensazioni in particolare per un’ampia gamma di prodotti con aliquota al 10 per cento che vanno dal latte alle carni.
La Coldiretti comprende l’urgenza della manovra, ma ritiene che «la crisi deve essere fatta pagare a chi l’ha generata con scorciatoie e furbizie, non a un settore rappresentativo dell’economia reale come è l’agricoltura».
«Abbiamo consegnato per questo – ha detto il presidente Marini – al presidente del Consiglio Mario Monti alcune nostre proposte, idee anche a costo zero, per una filiera agricola più trasparente, più competitiva, piu’ rispettosa di tutti e dove il bene terra, se utilizzato come fattore della produzione in una impresa agricola merita un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a fondi agricoli speculativi o per fini hobbistici.
«Tante tasse e niente sviluppo » così il presidente della Confagricoltura Mario Guidi ha commentato la manovra Monti.
«Siamo fermamente convinti che serva rigore per risanare la situazione dei conti pubblici e per far ripartire l’economia – ha affermato – e il mondo agricolo, responsabilmente, non si tira indietro. Ma non può accettare di essere escluso dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici».
Sulla stessa lunghezza il presidente della Cia, Giuseppe Politi.«Non faremo certo le barricate. Siamo pronti ai sacrifici, ma – ha detto Politi – vorremo che accanto a misure fiscali e contributive fortemente onerose per i produttori agricoli ci fossero interventi mirati a ridare vigore alle aziende». La manovra, secondo la Cia «rende più onerosa l’attività degli agricoltori sia come imprenditori che come semplici cittadini».
«L’agricoltura esce per l’ennesima volta con le ossa rotte da un provvedimento finanziario nazionale – ha sostenuto Franco Verrascina, presidente della Copagri – del quale comprendiamo la necessità e gli obiettivi generali, ma che non può coinvolgere l’agricoltura solo per nuove tasse».
Dura la nota del presidente della commissione Agricoltura del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora che legge nel provvedimento «un severo aumento della tassazione sul principale fattore di produzione di qualsiasi impresa agricola: la terra». Scarpa è anche scettico sugli interventi nel settore dell’agro-business.


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