SPECIALE SUD

Agricoltura, la beffa del caro-prezzi
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Spunta all’orizzonte la ripresa per l’agricoltura, ma le condizioni strutturali del Mezzogiorno rendono più difficile l’aggancio alla locomotiva. I primi segnali di recupero del valore aggiunto registrati dall’Istat nei primi sei mesi del 2008 non sono stati ancora scorporati a livello regionale.

Resta però da colmare un divario sempre più profondo tra le agricolture del Sud e del Centro-Nord. E bisogna soprattutto superare i segni meno che hanno caratterizzato il bilancio 2007. Secondo i dati Istat elaborati dall’ultimo rapporto Svimez il valore aggiunto agricolo delle regioni meridionali ha lasciato sul campo oltre il 3 per cento, mentre la produzione ha registrato un calo del 2,5 per cento. E l’andamento difficile ha interessato un’area dove l’agricoltura ha un peso di rilievo in termini di produzione, valore aggiunto e occupazione. In declino sono anche gli investimenti che hanno innestato la retromarcia nel 2006. Lo scorso anno, secondo i dati Svimez, gli investimenti a valori correnti in agricoltura si sono attestati sui 3,5 miliardi in calo del 2,3% rispetto ai due anni precedenti. E si acuisce il divario con l’altra parte del Paese. Il rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto tra il 2006 e il 2007 si è fermato al 33% contro il 53% nel Centro-Nord.

E anche l’impennata dei prezzi non ha portato beneficio alle magre economie agricole meridionali. Ma quest’anno il risultato potrebbe essere più confortante. Intanto è in vista, secondo le prime stime, la riscossa del grano duro, coltura di radicate tradizioni in Puglia e Sicilia. È atteso infatti un balzo di oltre il 50 per cento: le previsioni Istat- Ismea stimano per il Sud oltre 4 milioni di tonnellate, con rese di 30 quintali per ettaro in Puglia, contro i 20 del 2007. E anche la vendemmia promette bene. Ma per il grano la bolla dei prezzi si è già sgonfiata e anche per le uve il trend è negativo, mentre a resistere è solo la fiamma dei costi di produzione.

Sul piano strutturale arriva un segnale positivo dall’anagrafe delle imprese: l’ultima rilevazione di Unioncamere-Infocamere evidenzia un incremento delle società e in particolare di quelle di capitali. Un fenomeno che interessa la platea generale delle imprese agricole, ma che tocca particolarmente il Sud. Le società di capitali crescono nella media nazionale del 2,5% e il Sud mantiene il passo con +2,3 per cento. Leggermente superiore l’incremento delle società di persone (+1,1% contro la media nazionale dell’1 per cento). Si tratta di un segnale importante dell’avvio di quel processo di modernizzazione strutturale indispensabile per azionare lo sviluppo.


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