SPECIALE ORZO

Annata molto piovosa. Rese basse al Nord
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Piogge intense, a volte molto intense, da novembre a fine giugno sono il tratto saliente dell’annata 2008-2009 e anche l’orzo non è sfuggito all’inclemenza del tempo che ne ha condizionato fortemente il ciclo vegetativo. “Emergenza ed accestimento, afferma Antonio Michele Stanca del CRA di Fiorenzuola d’Arda, sono state accompagnate da piogge violente e che sia stata davvero un’annata anomala è dimostrato dai dati relativi alla piovosità media nelle diverse località dove si svolgono le prove di confronto varietale messe a confronto con i dati degli ultimi anni.



I dati di un andamento eccezionale ed anomalo

Le differenze sono davvero significative: ad esempio a Fiorenzuola sono caduti 438 mm in più, a Perugia 116 in più, a Foggia 276 in più a Caltagirone 257 in più. Ma se la pioggia fosse stata distribuita bene seguendo le necessità fisiologiche dell’orzo, ci saremmo ora trovati di fronte ad un’annata record. Invece le piogge sono cadute per lo più in periodi sbagliati e l’orzo ha sofferto di anossia cioè di eccesso di acqua con la conseguenza di avere una pianta asfittica per mancanza di ossigeno a livello di apparato radicale.”

Nascite irregolari e molte risemine
Un breve commento dell’annata a partire dall’epoca di semina che è il momento chiave per impostare bene la coltura. “Le semine sono state irregolari, afferma Stanca; abbiamo avuto un ottobre siccitoso e quando a novembre sono iniziate le semine è iniziata la lunga stagione delle piogge che hanno ostacolato l’entrata in campo delle seminatrici. La conseguenza sono state nascite a macchia di leopardo e numerosi fenomeni di risemina in diverse aree italiane. Come epoca di semina è stata in generale un po’ ritardata rispetto alla data ideale”. Le piogge in fase di accestimento quale conseguenza hanno provocato? “Innanzitutto la pianta produce un solo culmo e rimane di altezza ridotta. Quindi si contano poche spighe al metro quadro e poche cariossidi per spiga. Per fortuna quelle poche cariossidi che la pianta è riuscita a produrre nella fase finale sono state molto ben nutrite e a questo si deve il buon risultato a livello di peso ettolitrico e peso mille semi che in alcune aree ha superaro i valori dello scorso anno.”

C’è anche molta granella di qualità  eccellente
Dunque nonostante tanta acqua in eccesso non si può parlare di cattiva annata per l’ordeicoltore? “Chi è riuscito a trebbiare in tempo prima dell’arrivo della nuova ondata di pioggia ha portato in magazzino un ottimo prodotto di eccezionale qualità che in parte va a compensare le più basse rese. Al Nord in media si è prodotto meno 1,2-1,3 ton /ha rispetto al 2008 e infatti la media delle nostre prove al Nord è di 5,2 ton/ha.” Parliamo ora delle avversità.”

Un’annata senza avversità
Apriamo il capitolo positivo di un’annata anomala: non si sono segnalati danni da freddo e non si sono sviluppate le consuete malattie che colpiscono l’orzo, dal momento che le temperature non sono mai state favorevoli al loro sviluppo. Quindi bisogna sottolineare che, almeno da questo punto di vista, virus e funghi patogeni quest’anno non hanno mai impensierito i produttori di orzo. L’oro tuttavia ha dimostrato ancora una volta che, come si suol dire, “non ama tenere i piedi nell’acqua” anche se nel suo patrimonio genetico annovera due geni che permettono alla pianta di funzionare anche in condizioni di asfissia.” Abbiamo accennato anche al formidabile recupero nella parte finale del ciclo colturale. “Sì, certamente, afferma Stanca, la maggior parte delle varietà in prova hanno prodotto orzo classificato “pesante” che permette agli agricoltori di spuntare i prezzi più alti di mercato ed inoltre non si sono segnalati fenomeni di allettamento.”

AL NORD ITALIA
I risultati più negativi si registrano in Piemonte dove in tre località la media produttiva è stata di 3,5 ton/ha. Fa eccezione come ogni anno Lonigo che conferma la sua eccezionale vocazione alla coltura dell’orzo con produzioni di 8,1 ton/ha. Anche Friuli ed Emilia Romagna non sfuggono all’inclemenza del clima e le medie nelle località interessate dalle prove varietali si sono attestate rispettivamente su 4 e 5 ton/ha. Anche in questo caso fa eccezione Conselice, in Romagna, con produzioni di 7 ton /ha grazie alle semine tempestive e a piovosità meno intensa rispetto alle altre aree della regione. Le cinque nuove varietà inserite quest’anno nelle prove pur comportandosi bene non hanno raggiunto rese significativamente superiori alle altre quindi per un giudizio definitivo occorre attendere la prossima annata. Si confermano tre varietà di orzo distico nelle prime posizioni che si esprimono come potenziale produttivo al pari dei polistici. Al Nord il peso ettolitrico e il peso mille semi sono stati rispettivamente di 62 kg/hl e 50 gr/1000 semi due dati tutto sommato positivi considerando l’andamento anomalo della stagione.

AL CENTRO ITALIA

Le produzioni 2009 sono state inferiori del 10% rispetto all’anno precedente ma la contrazione è stata meno pesante rispetto alle aree del Nord. La produzione media nelle diverse località è stata di 6,3 ton/ha. A Montelibretti nei pressi di Roma si è registrato addirittura un incremento di produzione sul 2008 di 1,2 ton/ha. Lazio e Marche hanno realizzato ottime medie attorno alle 8 ton/ha e alcune varietà hanno superato le 9 ton/ha. Al Centro hanno prodotto di più gli orzi polistici anche se due distici tra i quali Cometa si installano nelle prime posizioni. Peso ettolitrico e peso mille semi hanno espresso valori molto simili al 2008.

AL SUD ITALIA
La media produttiva nelle aree interessate dalle prove del Cra è stata inferiore al 2008 con 4,6 ton/ha contro 5 ton/ha dell’anno precedente. Tuttavia in alcune aree come le terre rosse del Salento dove 20 anni fa si producevano appena 0,9 ton/ha le rese si sono attestate su 4 ton/ha a dimostrazione degli enormi progressi fatti registrare dal miglioramento genetico che grazie alle varietà Simeto ed Arda ha aperto un nuovo capitolo nell’ordeicoltura meridionale. In numerose località del sud la maturazione è stata regolare tuttavia la raccolta è stata ostacolata dalle insistenti e frequenti precipitazioni che hanno impedito in molti casi l’entrata in campo per molti giorni delle mietitrebbie.  Tutto ciò per chi ha raccolto l’orzo dopo le piogge, si è tradotto in un deprezzamento commerciale della granella. La punta più bassa si è registrata a Matera con 1,8 ton/ha e la più alta a Pescara con 6,6 ton/ha. Il peso elettrolitico è stato in generale discreto mentre il peso mille semi è rimasto sotto la media delle scorse annate. Nella tabella 6 vengono riassunte le varietà, distiche e polistiche, consigliate per le prossime semine suddivise tra Nord, Centro e Sud.

VARIETA’ DA MALTO
In tutte località interessate dalle prove varietali 2008-2009 le produzioni sono state in generale buone fatta eccezione per Matera dove la media è risultata inferiore alle 2 ton/ha.  A Foggia le varietà da malto hanno prodotto di più rispetto a quelle da zootecnia con medie di 6,7 ton/ha. Tra le nuove introduzioni emerge Quench che in alcune località ha raggiunto 7,7 ton/ha. Sulle varietà da malto l’agricoltore può risparmiare oltre la metà della normale concimazione azotata dal momento che questo tipo di orzo non deve formare proteine e quindi l’azoto serve solo come substrato per la produzione di amido. Il peso mille semi è molto buono raggiungendo una media di 39 con punte di 48.

ORZO NUDO
La media produttiva delle varietà in prova è stata di 3,5 ton/ha con punte di 5 e 6 ton/ha. Si tratta di varietà per prodotti di nicchia come sono gli alimenti polifunzionali un settore per il quale tuttavia di stanno espandendo i contratti di coltivazione con le industrie di trasformazione. Le varietà adatte ci sono e quindi è bene che gli agricoltori percorrano anche questi nuovi filoni produttivi per una opportuna diversificazione colturale e per cogliere interessanti occasioni di reddito.


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