Servitù coatta ambientale, terreni nella morsa delle aree protette

Calo del valore patrimoniale e vincoli alle scelte gestionali con il passaggio a Plis, Sic e Zps
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“Servitù coatta ambientale”: abbiamo interpellato giuristi affermati e cultori di diritto e nessuno ci ha fornito una definizione meritevole di essere riportata perché fosse di qualche utilità agli agricoltori interessati.
E pensare che va così di moda la riforma della giustizia! La verità è che questo nuovo istituto della servitù o dell’esproprio ambientale non esiste o, meglio, esiste nelle speranze di tanti agricoltori coinvolti, loro malgrado, nelle cosiddette aree protette.
L’agricoltore, costretto a subire l’imposizione di un Parco regionale o naturale, di un Plis (Parco locale di interesse sovra comunale, di un Sic (Sito di importanza comunitaria) o di una Zps (Zona di protezione speciale), non comprende perché quando deve subire il passaggio di un metanodotto o di un elettrodotto o di un acquedotto sul proprio terreno in qualche modo viene indennizzato, sia pure in maniera spesso insufficiente.
Quando invece la sua azienda viene inclusa in una zona protetta con una perdita di valore patrimoniale da un 20% a un 30% e una limitazione nelle scelte gestionali, causa prima di un forte aumento dei costi di produzione, solo perché a cinque chilometri di distanza nidifica un airone rosso, non gli viene prospettato nessun indennizzo. Allora quell’agricoltore si forma un concetto negativo della giustizia.
E il numero di questi agricoltori sta crescendo a dismisura, mentre le zone protette si allargano come un fiume in piena. Nella sola Lombardia oltre il 25% della sau è oramai zona protetta con limitazioni differenti a seconda del tipo di area. Uno dei punti dolenti è proprio questo. Il parco o la Zps o il Sic finiscono sempre col comprendere un’area pari anche a trequattro volte la superficie da tutelare. E questo probabilmente perché includere terreni intensamente coltivati in una zona protetta non costa niente se non qualche protesta brontolata dall’agricoltore.
I dati di Mantova sono significativi: una provincia particolarmente vocata a un’agricoltura di qualità, perde annualmente un migliaio di ettari di sau sui 165.000 complessivi a favore di sovrastrutture spesso non indispensabili. È poi in forte aumento la superficie delle aree protette nelle diverse forme: Parchi regionali 24500 ha; Plis 6.700 ha; Zps 13.000 ha; Sic, 4.000 ha.
Trattasi complessivamente di circa 44.000 ha, più del 26% della sau, percentuale inaccettabile, secondo gli agricoltori, in una provincia come Mantova.
Non solo, ma gli ambientalisti locali, così pronti a disprezzare le proprietà e il lavoro degli altri, hanno presentato un progetto di legge di iniziativa popolare con più di 5.000 firme, al fine di costituire un grande parco, detto anche del Garda Sud, che riguardi almeno tre provincie, Brescia, Mantova e Verona. La parte veneta è stata subito stralciata al fine di tutelare l’incolumità fisica dei promotori ed è rimasto sul tavolo del Consiglio della Lombardia l’ingombrante proposta riguardante sette comuni del Mantovano e 13 di Brescia.
In un recente progetto di legge regionale di iniziativa della Giunta sul riordino delle zone protette, presentato alcune settimane fa, si perpetua un errore che permea tutta la legislazione nazionale e regionale in materia: queste isole felici sono governate da personaggi senza ombra di dubbio competenti e di grande spessore morale. Peccato solo che inmezzo a loro non ci sia un solo agricoltore a partecipare alla gestione in rappresentanza di coloro che il parco lo subiscono e, in fondo, lo mantengono. Il politico che sta varando queste norme non sa, poveretto, una verità fondamentale: un parco che sorge contro la volontà dei suoi agricoltori non ha futuro, è destinato a morire molto presto. Nel Consiglio regionale lombardo in data 8 ottobre 2010 è stata votata all’unanimità una mozione volta a limitare i vincoli delle Zps della Lomellina e delle Orobie, vincoli che sono riconosciuti come limitazione dello sviluppo delle imprese agricole.
Gli agricoltori sperano che si tratti dell’alba di un giorno migliore.

 


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