Semine: Mais al primo posto per i terzisti

Grano sfavorito dal maltempo. Orzo, soia, sorgo e girasole le alternative tradizionali
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Grano dimezzato a causa del maltempo, soia in probabile crescita e mais re della Pianura Padana, soprattutto laddove arriva un biodigestore. Sono le linee guida della prossima stagione secondo i contoterzisti del Nord Italia, ovvero i professionisti della meccanizzazione che da sempre lavorano gomito a gomito con gli agricoltori e ne analizzano scrupolosamente – talvolta indirizzandole – le scelte agronomiche. Vediamo dunque quali potrebbero essere le vere novità per questo 2011.
Grano. Il maltempo ha limitato le semine in tutto il Nord, a parte le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e poche altre nelle quali i terreni si preparano tra agosto e settembre.
Altrove gli agricoltori si sono fatti sorprendere dalla pioggia e si segnalano superfici in calo tra il 40 e il 60%, cui soltanto parzialmente si è riusciti a rimediare con le semine di gennaio, ostacolate stavolta dalla neve.
La speranza è che febbraio sia clemente e permetta così di recuperare almeno parzialmente le superfici previste. «A causa dell’andamento climatico autunnale, pochissimi hanno seminato cereali a paglia. Sui terreni non irrigui si faranno semine primaverili, sugli irrigui metteranno per lo p iù mais, richiesto dal biogas, ma anche dal mercato delle borse biologiche per supermercati» prevede Paolo Montana, contoterzista di Cerro al Lambro (Mi).
Concorda con la stima sulle mancate semine (-50%), ma non sulle soluzioni, Cesarino Rocchi, che lavora nella zona di Treviglio (Bg). «Per rimediare alle perdite autunnali in molti hanno provato con qualche semina a gennaio, ma con scarsi risultati, perché il terreno era troppo bagnato. A questo punto si ripiegherà sull’orzo, che messo a primavera fa comunque una bella produzione, a differenza del grano. Altrimenti, soia e magari girasole. Difficilmente mais, perché l’agricoltore che programma cereali vernini non vuol impegnarsi più di tanto o non ha disponibilità di acqua».
La situazione è quasi tragica in provincia di Alessandria, uno dei granai del Nord. «Si è seminato il 60% di quanto previsto – dice Walter Sardo – e mancano all’appello tutte le grandi aziende. I piccoli sono riusciti, perché avevano poco lavoro e hanno sfruttato i pochi giorni utli. Ma chi aveva 200 ettari non ha fatto in tempo. In più a fine gennaio è arrivata la neve. Se andrà male anche a febbraio, ci saranno tanti ettari scoperti».
Anche il vicentino Ferdinando Tosetto segnala un tracollo dei vernini (-60%). Saranno sostituiti, dice, in parte dalla soia, ma soprattutto dal mais.
Soia. Come si è visto, per certe aree è il sostituto naturale del grano. Accade dove non vi sono terreni irrigui o dove il mais non rende bene o, infine, dove non è coltura tradizionale.
Le quotazioni molto interessanti degli ultimi mesi permettono un ritorno importante alle oleaginose.
Mais. Chiaramente il grande favorito di questo 2011. Si segnalano superfici in aumento quasi ovunque: sia in sostituzione dei cereali vernini, come abbiamo visto, sia grazie all’incremento di prezzo registrato in autunno e inverno. Ma è superfluo dire che il vero sponsor del mais si chiama biodigestore.

 

EQUILIBRI SCONVOLTI
È la rivoluzione del 2011, dopo essere stata la rivelazione del 2010. Gli impianti di biogas si moltiplicano.
Tanti entrano in funzione, ma soprattutto crescono esponenzialmente le pratiche per ottenere nuove autorizzazioni. Laddove arriva, il biodigestore fa saltare equilibri decennali: il prezzo del trinciato di mais – suo principale nutrimento – schizza alle stelle e lo stesso fanno gli affitti dei terreni. Non c’è zona del Nord che non sia toccata dal fenomeno, a parte quelle in cui la proprietà terriera è polverizzata o non vi è la possibilità di irrigare.
Per esempio, nella zona di Cesarino Rocchi, dove infatti il mais manterrà le superfici tradizionali. Altrove domina e i contoterzisti si sono attrezzati, vendendo mietitrebbie per comperare trince.
Ma non sempre il biogas è un buon affare. «Ci sono prezzi troppo bassi. Chi ha tanti terreni da trinciare vuole spendere poco e poi tutti i contoterzisti hanno preso la trincia, così si è moltiplicata – la concorrenza spiega Tosetto-. Speravamo nel biogas, invece continuiamo a fare insilato zootecnico, alla fine. Questa cosa del biogas farà saltare per aria diversa gente: in tanti hanno chiesto l’impianto senza avere terreni e ora si trovano con affitti a più di 1.500 euro l’ettaro e trinciato a costi paurosi. Sull’altro versante, c’è chi non avendo l’impianto e volendo approfittare del boom, ha firmato contratti quinquennali di coltivazione del trinciato fissando il prezzo dello scorso anno e adesso si mangia le mani».
Tosetto ha cambiato la trincia nel 2010. Lo stesso ha fatto Rocchi (che ne ha cambiate tre) e anche Sardo si è attrezzato per il biogas.Main Piemonte si può usare soltanto il 25% di mais negli impianti. «Infatti qui non aumenteranno gli ettari di mais, ma il sorgo, che era sparito e ora sta tornando. Nel giro di 20 km ci sono 11 impianti.
Come fai a non entrare in quel mercato?».


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