Salumi, l’export traina il fatturato

La leadership resta a prosciutto crudo e cotto – In aumento anche gli acquisti di carne fresca
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Sebbene la redditività del settore suinicolo rimanga insoddisfacente, i dati relativi alla produzione dei salumi italiani nel 2010 sono positivi, grazie soprattutto all’export, cresciuto l’anno scorso del 13,2% sia in quantità che in valore. In base ai dati forniti da Assica, l’Associazione industriali delle carni, la produzione dei salumi nel 2010, con un incremento del 4%, ha raggiunto quota 1.221,2 milioni di tonnellate per un giro d’affari salito a 7,92 miliardi di euro (+4,3%). L’aumento del valore è dovuto quasi esclusivamente alla maggiore produzione, essendo cresciuti i prezzi dei prodotti in media solo dello 0,3 per cento.
Prosciutto crudo e cotto confermano la loro posizione di leader del settore, rappresentando insieme il 48,6% in quantità e il 52,1% in valore. Il crudo è cresciuto in quantità del 9,6% (pari a 307.400 tonnellate) e del 10,2% in valore (pari a 2.220 milioni di euro), mentre il cotto è aumentato del 3,7% in quantità (pari a 286.100 tonnellate) e del 4,2% in valore (pari a 1.907 milioni di euro).
Significativo anche l’incremento della mortadella: +1,3%, (176mila tonnellate), per un valore di 672 milioni di euro (+0,3%). Segue il wurstel con un +3,9% sia in quantità (66.400 tonnellate) che in valore (237 milioni di euro), premiato per il basso costo e l’alto valore nutritivo.
Nel mercato interno, i consumi di carne suina fresca e trasformata sono cresciuti del 4%, per un totale di 1,936 milioni di tonnellate. Il prosciutto cotto si conferma in testa agli acquisti con una quota del 24,8% sul totale dei salumi (283mila tonnellate, +3,7%), supportato da interscambi dinamici, con le importazioni cresciute del 14% e le esportazioni del 10%. Segue il prosciutto crudo con una quota pari al 22,1%. I consumi di questo salume registrano un incremento della domanda pari al 4,8%, attestandosi sulle 251.800 tonnellate.
Nel corso del 2010 il comparto delle carni suine fresche ha rafforzato ulteriormente il trend di crescita già buono del 2009, con un incremento del 5,4%, sfruttando il vantaggio derivante dai prezzi moderati simili a quelli dell’anno precedente. Ma il dato eccellente è quello che riguarda l’export, che lo scorso anno ha superato le 124.500 tonnellate, raggiungendo un fatturato pari a 972,4 milioni di euro.
Il principale mercato di sbocco è l’Unione europea con il 79% del totale esportato. In testa è la Germania (20,2% sul totale delle quantità inviate), seguita da Francia (19,9%), Regno Unito (10,4%), Austria (7,2%) e Belgio (4,9%).
Tra i Paesi extra-Ue spicca per quantità la Croazia (5.400 tonnellate), seguita dalla Svizzera (oltre 4.800), mentre si mantengono al terzo e quarto posto gli Stati Uniti (4.600) e il Giappone (2.000). La classifica per fatturato vede al primo posto la Svizzera, con 69 milioni di euro, gli Stati Uniti con 48,5 milioni, il Giappone con 20,6 milioni e la Croazia con 15,9 milioni.
Quanto alle categorie di salumi, volano delle esportazioni sono stati i prosciutti crudi stagionati che, insieme a coppe, culatelli e speck, hanno superato le 53.900 tonnellate e i 504,5 milioni di euro (+10,3% in quantità e +11,6% in valore).
Sono aumentati a due cifre mortadelle e wurstel, le cui esportazioni hanno toccato le 27.200 tonnellate (+15,9%) per un valore di 93,9 milioni di euro (+16,1%). I salami, trainati soprattutto dalla domanda comunitaria, hanno raggiunto la soglia delle 22.600 tonnellate (+14,2%) per un valore di 209,7 milioni di euro (+14,6%). Da sottolineare anche l’export dei prosciutti cotti che, soprattutto grazie alla domanda dei partner comunitari, ha raggiunto quota 10.740 tonnellate (+10%) per un valore di 72,6 milioni di euro (+10,4%). Importante la crescita della bresaola che, con +10,9%, ha raggiunto il traguardo delle 2.440 tonnellate per un valore di 40,5 milioni di euro (+8,5 per cento).


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