RINNOVABILI: Un decreto ferma speculazioni

Il provvedimento è ora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale
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Niente tetto al fotovoltaico, almeno per ora, niente limite alle colture dedicate per il biogas. Ma ancora tanti punti da chiarire sul decreto rinnovabili, a pochi giorni dalla firma del Presidente della Repubblica e in attesa di pubblicazione in Gazzetta, primo fra tutti il nuovo sistema di incentivazione.
E se il mondo agricolo plaude soddisfatto alla norma, c’è chi teme blocchi negli investimenti e gravi perdite economiche per il settore. Ma andiamo con ordine.
 

 

FOTOVOLTAICO
Il decreto prevede un massimo del 10% della superficie agricola utilizzabile per impianti fotovoltaici a terra e un limite di 1 MW di potenza, derogabile in alcune situazioni.
Stefano Masini, direttore area Ambiente Coldiretti, lo definisce «un freno alle speculazioni, in una logica di riequilibrio nello sviluppo delle energie rinnovabili grazie alla salvaguardia dei terreni che ospitano attività agricole». Sempre secondo Masini «a seguito del ritardo nell’emanazione delle linee guida, in questi anni, si sono verificati numerosi casi di speculazione, con occupazioni di suolo agricolo per interventi di grandi gruppi finanziari e bancari ».
E a chi critica il decreto Masini risponde: «Certo, si sarebbe potuto fare meglio in termini di numeri, ma rispetto al far west che si era creato, il decreto è un grande passo avanti. Per Coldiretti la priorità è salvaguardare le aree agricole, e siamo convinti che il consumo di suolo sia il principale disastro ambientale del nostro Paese, come dimostrano i sempre più frequenti episodi di frane e alluvioni. I terreni agricoli devono essere esclusivamente legati all’agricoltura, non vogliamo che altre attività vadano a pregiudicare delicati equilibri come quello dei prezzi dei terreni o di attività specifiche come ad es. quella agrituristica».
 

 

GLI INCENTIVI
Gli articoli del decreto che continuano a suscitare forti polemiche sono quelli che riguardano il nuovo sistema incentivante per il fotovoltaico: il terzo Conto energia, che aveva visto la luce soltanto pochi mesi fa, rimane in vigore fino al 31 maggio prossimo, e dal 1° giugno partirà un nuovo regime di aiuti che dovrà essere definito con un apposito decreto da emanarsi entro il 30 aprile prossimo.
«Tale previsione – afferma Donato Rotundo, responsabile ambiente di Confagricoltura – che comunque ha permesso di superare la paventata sospensione del sistema di incentivazione per il fotovoltaico al raggiungimento degli 8.000 MW (vedi TV 9/2011), se non gestita con razionalità in tempi rapidissimi, rischia di mettere in seria difficoltà quanti, in questi mesi, hanno avviato iniziative imprenditoriali facendo riferimento agli incentivi previsti dalla normativa vigente, oltre chiaramente a provocare il blocco di tutti gli investimenti futuri».
Questo posticipo nei tempi crea «sconcerto» soprattutto fra le imprese di Anie-Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane aderenti a Confindustria Anie) secondo cui il decreto avrà da subito effetti pesantemente negativi soprattutto in termini di «blocco degli investimenti e di [ DI DULCINEA BIGNAMI ] Viene posto un limite al fotovoltaico sui terreni agricoli, ma lo stop al Conto energia rischia di bloccare gli investimenti. Mentre per il biogas sono confermati gli incentivi fino al 2013 perdita di qualificati posti di lavoro ». Valerio Natalizia, presidente Gifi, denuncia «il blocco immediato degli ordinativi delle aziende (stimabili in oltre 8 miliardi di euro), il blocco dei contratti in corso (per un valore di circa 20 miliardi) già sospesi e per i quali le aziende dovranno procedere comunque al pagamento dei fornitori, senza ottenere il finanziamento previsto dagli istituti di credito che hanno tempestivamente annullato le delibere di finanziamento» e chiede «l’apertura del tavolo tecnico con i Ministeri interessati, al fine di posticipare al 31 dicembre 2011 la data fissata al 31 maggio per l’allacciamento degli impianti alla rete elettrica e per la definizione del nuovo sistema di incentivazione e la rimozione della quota massima annuale incentivabile».
Intanto la mobilitazione continua e, mentre andiamo in stampa, le principali associazioni del settore (Aper, Assosolare, Anev, Assoenergie future, Gifi/ Anie) incontrano le imprese per rappresentare gli effetti immediati del decreto, che «già da oggi – dicono – mette in pericolo 120.000 posti di lavoro e un settore fatto di 10.000 giovani aziende, e per comunicare una posizione comune sulle proposte di modifica al decreto».
E il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, in un’audizione al Senato, assicura che in due settimane arriveranno certezze e che «con il contributo del ministero dell’Ambiente, produrrà un provvedimento che dia certezze al settore, in modo che le banche, gli imprenditori e i produttori abbiano la possibilità di investire in base a quanto consentito e consentibile da parte dei cittadini».
 

 

BIOMASSE E BIOGAS
Passiamo ora ad analizzare il decreto per quanto riguarda biomasse e biogas. Come accennato, non è stato previsto alcun tetto per le coltivazioni dedicate e sono stati confermati gli incentivi fino al 1° gennaio 2013.
«La filiera del biogas tira un sospiro di sollievo» afferma ancora il responsabile ambiente di Confagricoltura. «Il percorso di recepimento della direttiva Ue, che è alla base del decreto – aggiunge Rotundo – è stato complesso e difficile in relazione alla necessità di individuare un giusto equilibrio tra l’esigenza di contenere il costo degli incentivi, promuovendo lo sviluppo sostenibile delle rinnovabili, e di raggiungere gli obiettivi posti dall’Ue al 2020. Lo sviluppo sostenibile degli impianti sarà garantito sia dalle linee guida nazionali che dallo stesso decreto con la revisione del sistema incentivante, che partirà dal 1° gennaio 2013; quest’ultimo si fonda su una serie di criteri generali e specifici che verranno poi attuati tramite decreti ministeriali da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto. stesso. In pratica il decreto, per quanto riguarda biomasse, biogas e bioliquidi, permette di portare a termine le iniziative imprenditoriali già avviate, dando la possibilità agli impianti che entreranno in esercizio (esercizio commerciale per le biomasse) entro il 31 dicembre 2012 di poter accedere all’attuale sistema di incentivazione (tariffa onnicomprensiva di 0,28 €/kWh e coefficente moltiplicatore dei certificati verdi di 1,8)».
 

 

INCENTIVI PER IL BIOGAS
La conferma delle tariffe per il biogas, sottolinea il presidente di Aiel Marino Berton, «è un dato molto positivo e sono finalmente arrivate le precisazioni a lungo attese e richieste: i valori della tariffa restano fissi e costanti per l’intero periodo di diritto. Questo significa il superamento delle incertezze sulla possibilità di modifiche degli importi durante il periodo di attività degli impianti e delle conseguenti difficoltà poste dagli istituti di credito».
Il rischio che va assolutamente evitato, continua Berton, è quello «di restare per anni in un limbo fatto di principi senza operatività. Su molti temi infatti saranno decisivi i successivi decreti attuativi, sui quali riteniamo si debba aprire un preventivo confronto con le associazioni del mondo agricolo e del settore agroenergetico, e i tempi per la loro emanazione».
Berton valuta positivamente anche «la costituzione di un fondo di garanzia a sostegno della realizzazione di reti di teleriscaldamento. Il modello della vendita dell’energia termica da parte degli agricoltori e delle imprese boschive ne può quindi avere un beneficio ed uno stimolo a svilupparsi nel nostro paese. Anche la conferma della cumulabilità delle tariffe incentivanti con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40% degli investimenti è una buona notizia. In particolare questo aspetto è riferito agli impianti di potenza elettrica fino a 1 MW alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione con esse. Confidiamo inoltre che l’annunciata riforma dei certificati bianchi, sia nella loro durata che nell’entità, si possa tradurre in una concreta opportunità per l’energia termica prodotta dalle biomasse e dal biogas».
Il presidente di Aiel sottolinea poi un’altra grande novità introdotta dal decreto che apre nuove prospettive e opportunità per il settore agricolo: «per la prima volta nel nostro paese si pongono le basi per regolamentare e per incentivare la produzione di biometano».
A tutela degli investimenti già effettuati, il decreto prevede poi che il ritiro dei certificati verdi prosegua fino al 2016, fissando il prezzo di ritiro al 78% di quello massimo di riferimento «con una riduzione quindi del 22%, dato certo non positivo » conclude Rotundo.
«Il decreto – sottolinea Piero Mattirolo, amministratore delegato di EnergEtica – ha dato un quadro di tranquillità al settore che sta crescendo; è giusto che gli incentivi calino, perché contemporaneamente calano anche i costi, tuttavia il sistema degli incentivi non può essere annullato repentinamente, come sembra avverrà per il Conto energia.
Anche per il biogas, che per ora ha interessato il 2-3% della popolazione agricola, prevediamo a breve un calo dei costi e quindi degli incentivi e delle dimensioni degli impianti; siamo per una “democratizzazione” del settore grazie alle nuove tecnologie che permettono un migliore utilizzo di tutte le materie di scarto a disposizione degli agricoltori, anche di quelli che hanno superfici oggi insufficienti». Infine, Mattirolo ricorda come il decreto faccia finalmente «giustizia nei confronti di quella trentina di sperimentatori del biogas, entrati in esercizio prima del 1° gennaio 2008, ai quali vengono estesi gli attuali incentivi».
 

 

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