RINNOVABILI. Il Piano nazionale “trascura” ancora l’agricoltura

Presentato a Bruxelles, delinea gli obiettivi prioritari e le misure di attuazione
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Il ministero dello Sviluppo economico, di concerto con gli altri Ministeri competenti ha messo a punto il Piano nazionale per le energie rinnovabili secondo quanto richiesto dall’Unione europea con la direttiva 2009/28/Ce. Tale direttiva stabilisce infatti che ciascuno Stato membro deve adottare tale Piano fissando gli obiettivi nazionali per la quota di energia da fonti rinnovabili (fer) consumata nel settore dei trasporti, dell’elettricità, del riscaldamento e del raffreddamento nel 2020 a valere sul consumo finale lordo di energia, tenendo conto anche degli effetti di misure e politiche già attive con riguardo all’efficienza energetica.

Il Piano italiano delinea, degli obiettivi, una strategia e le relative misure di attuazione aggiuntive e in alcuni casi correttive di quelle esistenti.

Per quanto riguarda la strategia
essa riposa su tre obiettivi di largo respiro: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, data l’elevata dipendenza dell’Italia dalle importazioni; favorire la riduzione delle emissioni di gas clima alteranti per rispondere agli impegni internazionali ed europei in materia; migliorare la competitività dell’industria manifatturiera attraverso il sostegno alla domanda di tecnologie rinnovabili. Alla luce di tali obiettivi le linee d’azione sono articolate su due piani: la governance istituzionale fondata sul coordinamento tra politica energetica e altre politiche nonché sulla condivisione degli obiettivi con le Regioni per armonizzare la programmazione e la legislazione e quindi definire un burden sharing regionale che responsabilizzi tutte le istituzioni coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi. Il secondo piano riguarda invece le politiche settoriali che sono delineate nel documento sulla base del peso di ciascuna area d’intervento sul consumo energetico lordo complessivo.

Bioenergie e Agricoltura tab 1(clicca per ingrandire)

In tal senso si osserva che i consumi finali per riscaldamento e raffrescamento, che rappresenta la porzione più rilevante dei consumi finali nazionali (44,4%), registra anche un basso utilizzo di rinnovabili (5,53%) e quindi necessita di azioni sia sul lato delle infrastrutture che su quello dell’utilizzo. Per le infrastrutture, la diffusione di reti di teleriscaldamento, la diffusione della cogenerazione e l’immissione del biogas nella rete di distribuzione del gas naturale rappresentano le priorità. Sul lato dell’utilizzo sono previste misure addizionali a copertura dei fabbisogni di calore, in particolare nel settore degli edifici.

Il consumo di carburante rappresenta la seconda voce nel consumo finale di energia (32,3%) e la più bassa nell’utilizzo delle rinnovabili (1,7%). Il Piano di azione, pur ritenendo la capacità produttiva nazionale di biocarburanti (2 milioni di t/anno) sufficiente a raggiungere l’obiettivo, ritiene necessario ricorrere all’importazione di materia prima e anche di una quota di biocarburanti. Va sottolineato che l’apporto di biocarburanti nei consumi non è la sola voce considerata per il miglioramento delle prestazioni ambientali ed energetiche del settore trasporti. In tal senso il Piano analizza anche la possibilità di un più deciso ricorso all’elettricità.

Infine anche per consumi finali di energia elettrica, che oggi rappresentano una quota crescente dei consumi finali (23,4%) e il più alto livello di utilizzo di fonti da energie rinnovabili (16,5%), il Piano mette in campo azioni per aumentare l’utilizzo delle rinnovabili adeguando il sistema elettrico alla crescita della potenza installata agendo sullo sviluppo delle reti e infrastrutture, sui sistemi di stoccaggio/accumulo e raccolta e sulle reti di distribuzione. Il documento precisa correttamente che il settore elettrico assorbe il 50% e più dell’energia impiegata nei processi di trasformazione termoelettrica e di conseguenza la riduzione dell’apporto della generazione termica (fonti fossili ma anche biomasse vergini il cui uso preferibile sarebbe nella produzione di calore) attraverso una maggiore quota di energia rinnovabile porta l’effetto di ridurre il fabbisogno di energia primaria.

Per quanto concerne gli obiettivi l’Italia ipotizza un consumo finale lordo nel 2020 di 131,2 Mtep da coprire per il 17% con energia da fonti rinnovabili. In particolare per il settore elettricità la quota di rinnovabili sul consumo finale lordo dovrebbe passare da 16,5% del 2008 al 28,9% del 2020; per il settore calore dal 5,5% al 15,8% e per i trasporti dal 1,7% al 6,3% per un totale di 22,3 Mtep. I maggiori incrementi sono previsti per quanto riguarda l’elettricità, nell’utilizzo delle biomasse e dell’eolico; per il riscaldamento/raffrescamento, sempre nell’utilizzo delle biomasse e per quello dei trasporti, nell’utilizzo del biodiesel di 2a generazione.

MISURE DI SOSTEGNO
Bioenergie e Agricoltura - tab 3(clicca per ingrandire)

Il Piano descrive anche le misure di sostegno per il conseguimento degli obiettivi tenuto conto dell’insufficiente livello di remunerazione che oggi viene assicurata dai soli meccanismi di mercato. L’efficace realizzazione di tutte le misure e l’integrazione degli effetti delle singole azioni, afferma il piano, può consentire di arrivare al traguardo sapendo che le sole misure nazionali sono insufficienti e vanno integrate secondo logiche di efficienza con i programmi di integrazione. Inoltre, non va dimenticata la necessità di intervenire per superare i limiti e le criticità, per modificare misure, migliorarne altre, adattare i regimi di sostegno ad una realtà economica ed energetica in continua trasformazione. È evidente, dunque, prima di tutto, l’esigenza di razionalizzare l’articolato sistema di misure esistenti per l’incentivazione in un’ottica integrata di efficacia lungo direzioni di massimo contributo agli obiettivi, di efficienza per introdurre flessibilità, di sostenibilità economica per il consumatore finale che sostiene gran parte dell’onere di incentivazione, di ponderazione del complesso delle misure da promuovere nei settori: calore, trasporti, elettricità. Ne deriva una declinazione delle azioni molto puntuale:
– procedere alla razionalizzazione del sistema di incentivi delle rinnovabili nella produzione di elettricità in modo da raggiungere l’obiettivo di crescita produttiva dai circa 5 Mtep del 2008 ai circa 9,1 Mtep del 2020;
potenziare le politiche di promozione delle rinnovabili nel settore del calore per ottenere il consistente incremento nell’utilizzo delle rinnovabili di circa 3,2 Mtep del 2008 ai circa 9,5 Mtep del 2020;
rafforzare le misure di promozione delle rinnovabili nel settore trasporti per conseguire l’aumento dell’utilizzo delle stesse dai 0,7 Mtep del 2008 ai circa 7 Mtep del 2020.


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