Riforma Pac: Latte, un futuro fatto di mercato

Il prezzo delle quote è già basso o vicino allo zero nella maggioranza degli Stati
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L’ultima riforma della Pac (Health check) ha confermato l’abolizione del regime delle quote latte dal 1° aprile 2015. Contemporaneamente, il Reg. Ce 1234/2007 ha previsto una relazione della Commissione, prima del 31 dicembre 2010, sulla situazione dei mercati e sulle proposte per accompagnare l’estinzione delle quote latte.
Puntualmente, l’8 e 9 dicembre 2010, la Commissione ha presentato due relazioni (vedi box) in cui emergono interessanti indicazioni sul futuro del settore lattiero-caseario.

 

L’ANDAMENTO DEI MERCATI DEL LATTE
Il mercato del latte in Europa è stato caratterizzato negli ultimi tre anni da una forte volatilità, che non si era mai verificata precedentemente (fig. 1).
Nel 2007, si era registrata una forte impennata del prezzo del latte franco azienda nell’Ue, che nel giro di sei mesi era passato da 26 centesimi/kg a 39 c/kg (media ponderata dei 27 Stati membri dell’Ue). All’opposto, nel corso di 16 mesi, da gennaio 2008 a maggio 2009, il prezzo del latte era crollato, passando da 39 c/kg a 24 c/kg, ad un livello in media leggermente superiore a quello in cui scatta la rete di sicurezza.
Dal secondo semestre 2009, il mercato dei prodotti lattierocaseari si è ripreso e ha continuato a migliorare per tutto il 2010.
Dalla figura 2, possiamo notare che le variazioni dei prezzi, tra il 2009 e il 2010, sono molto più marcate nei Paesi nordeuropei (Danimarca, Germania, Irlanda, Belgio, Olanda, Lituania, Lettonia) rispetto all’Italia e ai Paesi mediterranei, che sono normalmente deficitari e dove il latte viene destinato in prevalenza ai formaggi.

 

LE OSCILLAZIONI
Quali sono le ragioni di queste forti oscillazioni del prezzo del latte? Si può imputare ad una variazione della produzione? Sicuramente no.
Negli ultimi tre anni le consegne di latte vaccino nei 27 Stati membri dell’Ue sono restate relativamente stabili, con solo piccole variazioni da un anno all’altro (+ 1% nel 2008, – 0,6% nel 2009, + 0,03% nei primi 7 mesi del 2010).
Le oscillazioni dipendono prevalentemente da due fattori: il mercato mondiale e la riduzione del prezzo di sostegno.
Il fattore più rilevante è il mercato mondiale, i cui prezzi hanno registrato oscillazioni ben più ampie del mercato europeo (fig.1). Le dinamiche mondiali hanno sicuramente influenzato il mercato interno, accanto alla riduzione del prezzo di sostegno, decisa con la riforma Fischler e realizzata gradualmente dal 2005 al 2009.

 

PRODUZIONE LATTIERA INFERIORE ALLE QUOTE
Le quote latte saranno abolite dal 1° aprile 2015, ma nel frattempo l’Ue ha deciso un aumento graduale delle quote.
Il 1° aprile 2008 il Consiglio ha deciso di aumentare del 2% le quote latte. Nel novembre 2008, in sede di approvazione dell’Health check, è stato deciso un aumento annuo delle quote latte dell’1%, per 5 anni successivi, a partire dal 1° aprile 2009, a cui si è aggiunta una modifica del fattore di correzione in base al tenore di grassi, che ha comportato di fatto un ulteriore aumento dell’ 1% delle quote. Di qui alla fine del sistema delle quote, il 1° aprile 2015, ci saranno ancora tre aumenti dell’1%. Fa eccezione l’Italia, che ha ottenuto un aumento del 5% in un’unica soluzione, dal 1° aprile 2009.
Di anno in anno le quote latte diventano sempre meno rilevanti; la produzione lattiera resta al di sotto delle quote in un numero crescente di Stati membri (fig. 3).
Mentre nella campagna 2008-2009, ben sei Stati membri hanno dovuto pagare un prelievo sulle eccedenze, nella campagna 2009/2010 gli Stati membri che devono pagarlo sono solo tre (Danimarca, Olanda e Cipro).
Secondo le notifiche ufficiali degli Stati membri, alla fine della campagna 2009/2010 le consegne di latte nell’Ue dovrebbero risultare inferiori di circa il 7% alla quota.
I superamenti delle quote che continuano a verificarsi in alcuni Stati membri sono probabilmente dovuti al fatto che alcuni produttori hanno un margine sufficiente rispetto ai costi per rischiare un superamento e utilizzano pienamente le loro capacità, sperando che gli altri non facciano lo stesso.

 

LE CONSEGUENZE PER I PRODUTTORI
In conclusione, le quote diventano sempre meno un vincolo: questo elemento emerge con chiarezza negli ultimi due anni. Pertanto i produttori possono rispondere meglio alle opportunità di mercato. In altre parole, senza il vincolo delle quote, il produttore è in grado di aumentare l’efficienza, effettuando ristrutturazioni, assecondando più rapidamente i segnali del prezzo.
Un altro elemento del nuovo scenario è la graduale erosione della “rendita da quota”.
La rendita da quota è definita come la differenza tra il prezzo ottenuto in regime di quote (più alto del prezzo del mercato quando le quote sono vincolanti) e i costi marginali di produzione.
Un buon indicatore della rendita da quota è il prezzo della quota.
Anche il prezzo della quota latte diminuisce man mano che si avvicina la fine del regime delle quote; nella grande maggioranza degli Stati membri è già basso o vicino a zero.
Sia l’evoluzione della produzione del latte rispetto alle quote latte sia la tendenza al ribasso dei prezzi delle quote mostrano che ci si sta avviando verso un “atterraggio morbido”. Nella grande maggioranza degli Stati membri le quote non sono più rilevanti nelle strategie imprenditoriali.

 

PROPOSTE PER IL 2015
Per preparare meglio il terreno all’abolizione delle quote nel 2015, la Commissione suggerisce un’altra misura destinata a facilitare l’atterraggio morbido: sensibilizzare e responsabilizzare maggiormente gli operatori della filiera lattiero-casearia in modo che tengano meglio conto dei segnali del mercato e adeguino l’offerta alla domanda.
A tal fine, la Commissione propone di rafforzare la trasparenza, come è stato sottolineato dal gruppo di alto livello sul latte. A tale scopo, verrebbero organizzate riunioni per gli esperti del comitato di gestione del gruppo consultivo “latte” per seguire gli sviluppi del mercato al fine di valutarne la situazione e le prospettive.
In caso di grave squilibrio, come ulteriore strumento per stabilizzare il mercato e come misura eccezionale – se altre misure possibili nell’ambito della ocm unica apparissero insufficienti – la Commissione potrebbe prendere in considerazione la possibilità di istituire un sistema basato sull’articolo 186 del Reg. CE 1234/2007 (“perturbazioni”) che consentirebbe ai produttori di latte di ridurre, su base volontaria, le loro consegne, dietro compensazione.
L’esperienza acquisita durante la crisi del latte mostra che per correggere gli squilibri e ripristinare la stabilità può essere sufficiente ritirare dal mercato l’1 o il 2% della produzione totale di latte.
La Commissione continuerà a monitorare il settore; una nuova relazione sarà presentata entro dicembre 2012.

 

PROSPETTIVE POSITIVE, MA CON FORTE VOLATILITÀ
Quali conclusioni devono trarre i produttori di latte dalla relazione della Commissione?
Negli ultimi tre anni, il settore lattiero-caseario è stato caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi. La crisi economica e la conseguente caduta dei consumi delle famiglie ha accresciuto l’incertezza, ma nell’ultimo semestre del 2010 la situazione di mercato è migliorata e le prospettive di medio periodo, secondo tutti gli studi, sono positive.
La volatilità dei prezzi mondiali appare tuttavia un elemento strutturale degli ultimi anni ed anche per il prossimo futuro, sia per i prodotti lattierocaseari che per la maggior parte delle commodities, come i cereali, le oleaginose e lo zucchero.
Le quote non sono più un vincolo alla produzione e per la maggior parte delle imprese l’orientamento al mercato è già il principio guida.
Stando così le cose – afferma la Commissione – non c’è motivo di rivedere le decisioni sulla fine del regime delle quote il 1° aprile 2015.
In sintesi, i fattori determinati per l’imprenditore lattierocaseario sono l’efficienza ed il mercato; finalmente il capitolo quote latte si può considerare definitivamente chiuso, se non per i noti strascichi, esclusivamente italiani, conseguenti alla pessima gestione nazionale degli ultimi trent’anni

 


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