Riforma Pac: Gli aiuti ambientali dividono la Ue

In attesa delle modifiche alla riforma l’Europarlamento si divide sulle misure volute da Ciolos
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Al Consiglio Agricoltura della Ue stenta a entrare nel vivo il negoziato per la riforma della Pac.
Nessuna reale accelerazione sembra possibile almeno fino alla conclusione della tornata elettorale in Francia. E bisognerà attendere fino a giugno per conoscere il parere formale della commissione Agricoltura del Parlamento europeo che, come anticipato dal presidente, Paolo De Castro, conterrà alcune importanti proposte di modifica del progetto dell’Esecutivo di Bruxelles.
Tuttavia, secondo fonti comunitarie, a riflettori spenti qualcosa si muove.
Sembra, in particolare, farsi strada l’ipotesi di stralciare dai testi in discussione la parte relativa alle nuove misure ecologiche, se verrà deciso un taglio dei fondi a disposizione del bilancio agricolo per il periodo 2014-2020 rispetto all’invarianza in termini nominali proposta dalla Commissione europea.
Insomma, visto che la partita finanziaria si gioca su tavoli diversi da quello dei ministri dell’Agricoltura, l’attenzione resta per il momento concentrata sulle proposte relative all’obbligo di ritirare dalla produzione il 7% delle superfici, per destinarle a opere con valenza paesaggistica o ambientale, e alla diversificazione delle semine su tre colture, pena la decurtazione dell’aiuto diretto nella misura del 30 per cento. Proposte che il ministro Catania ha bollato come «punitive, con costi aggiuntivi e costrizioni per le imprese agricole».
Il dibattito è acceso e contrastato anche in seno al Parlamento europeo.
La nuova Pac deve essere più ecologica, ma senza per questo rinunciare a quella che è la principale vocazione: la produzione di una quantità sufficiente di derrate.
È questa, in sintesi, la posizione che è prevalsa a conclusione di un recente dibattito promosso dalla commissione Agricoltura.
In particolare, alcuni parlamentari hanno chiesto all’Esecutivo comunitario di presentare una dettagliata valutazione sull’impatto in termici economici delle nuove misure ecologiche in discussione. Altri hanno avanzato dubbi sulla compatibilità con le regole della Wto degli aiuti accoppiati previsti per l’agricoltura biologica.
La commissione Ambiente procede, invece, in tutt’altra direzione.
La Ue ha bisogno di una «Pac più verde» si legge nella risoluzione approvata nei giorni scorsi riguardante la comunicazione della Commissione europea «Strategia per la biodiversità 2020» licenziata nel maggio dello scorso anno.
Nella risoluzione si sottolinea che l’obiettivo della Pac non è solo quello di produrre beni alimentari e di contribuire allo sviluppo rurale. Deve anche sostenere la salvaguardia della biodiversità. A questo riguardo, il bilancio delle misure agroambientali già in vigore risulta largamente insoddisfacente.
Pertanto, la Pac deve essere «reindirizzata» verso strumenti di compensazione a favore degli agricoltori che producono «beni pubblici» a vantaggio della collettività.


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